L’Unione europea

Che cos’è e che cosa fa

La presente pubblicazione è una guida all’Unione europea (UE) e alle sue attività.

La prima parte, «L’Unione europea in sintesi», spiega per sommi capi che cos’è l’Unione europea.

La seconda parte, «Che cosa fa l’Unione europea», descrive le attività che l’UE sta svolgendo in 35 settori diversi per migliorare la vita dei cittadini in Europa e in altre regioni del mondo.

La terza parte, «Come funziona l’Unione europea: dalle decisioni alle azioni concrete», descrive le istituzioni che sono al centro del processo decisionale dell’UE e le modalità con cui tali decisioni sono tradotte in azioni concrete.

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1 L’Unione europea in sintesi

L’Unione europea (UE) è un’unione economica e politica, unica nel suo genere, tra 27 paesi europei.

L’organizzazione che è all’origine dell’UE fu creata all’indomani della Seconda guerra mondiale con l’obiettivo di promuovere innanzitutto la cooperazione economica, partendo dal principio che gli scambi commerciali tra paesi producono un’interdipendenza economica che riduce il rischio di conflitti. Nel 1958 fu così creata la Comunità economica europea con l’obiettivo iniziale di intensificare la cooperazione economica tra sei paesi: Belgio, Francia, Germania Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

Da allora altri 22 paesi (il Regno Unito è uscito dall'Unione europea nel 2020) vi hanno aderito dando vita a un enorme mercato unico (noto anche come «mercato interno»), che continua a svilupparsi per realizzare appieno le sue potenzialità.

Quella che era nata come un’unione puramente economica è diventata nel tempo un’organizzazione attiva in numerosi settori diversi, fra i quali clima, ambiente, salute, relazioni esterne e sicurezza, giustizia e immigrazione. Per riflettere questo cambiamento, nel 1993 il nome della Comunità economica europea è stato modificato in Unione europea.

L’UE ha garantito più di mezzo secolo di pace, stabilità e prosperità, ha contribuito ad innalzare il tenore di vita e ha introdotto una moneta unica europea, l’euro. Oltre 340 milioni di cittadini dell’UE in 19 paesi attualmente lo usano come valuta e ne traggono benefici.

Grazie all’abolizione dei controlli alle frontiere tra i paesi dell’UE, le persone possono circolare liberamente in quasi tutto il continente. È diventato inoltre molto più facile vivere e lavorare in un altro paese europeo. Tutti i cittadini dell’UE hanno il diritto di scegliere liberamente in quale paese dell’UE studiare, lavorare o trascorrere gli anni della pensione. Per quanto riguarda il lavoro, la sicurezza sociale e la tassazione, ciascuno Stato membro deve trattare i cittadini dell’Unione alla stessa stregua dei propri cittadini.

Il principale motore economico dell’UE è il mercato unico, che consente alla maggior parte delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone di circolare liberamente. L’UE intende sviluppare questa immensa risorsa anche in altri campi, quali l’energia, la conoscenza e i mercati dei capitali, per consentire ai cittadini europei di beneficiarne pienamente.

L’UE mantiene l’impegno a rendere le sue istituzioni più trasparenti e democratiche. Le decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini. Sono stati attribuiti maggiori poteri al Parlamento europeo, eletto direttamente, mentre i parlamenti nazionali svolgono un ruolo più importante, affiancando le istituzioni europee nella loro attività.

L’UE si fonda sul principio della democrazia rappresentativa: i cittadini sono rappresentati direttamente a livello della UE nel Parlamento europeo e gli Stati membri sono rappresentati nel Consiglio europeo e nel Consiglio dell’UE.

I cittadini europei sono invitati a contribuire alla vita democratica dell’Unione esprimendo le proprie opinioni sulle politiche dell’UE durante la loro elaborazione o suggerendo miglioramenti della normativa e delle politiche esistenti. L’iniziativa dei cittadini europei consente ai cittadini di avere voce in capitolo sulle politiche dell’UE che incidono sulla loro vita. I cittadini possono inoltre presentare denunce e richieste di informazioni sull’applicazione del diritto dell’UE.

Come sancito nel trattato sull’Unione europea, «[l’]Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini». Questi valori sono parte integrante del modo di vivere europeo.

La dignità umana deve essere rispettata e tutelata e costituisce la base stessa dei diritti fondamentali.

Essere cittadino europeo significa anche godere di diritti politici. Ogni cittadino adulto dell’UE ha il diritto di eleggibilità e di voto alle elezioni del Parlamento europeo e può candidarsi e votare nel proprio paese di residenza o in quello di origine.

Uguaglianza significa riconoscere a tutti i cittadini gli stessi diritti davanti alla legge. Il principio della parità tra uomo e donna è alla base di tutte le politiche europee ed è il fondamento dell’integrazione europea. Esso si applica a tutti i settori.

L’UE si fonda sul principio dello Stato di diritto. Tutte le azioni dell’UE si fondano su trattati liberamente e democraticamente sottoscritti dai paesi membri. Il diritto e la giustizia sono tutelati da una magistratura indipendente. I paesi dell’UE hanno conferito alla Corte di giustizia dell’Unione europea la competenza di pronunciarsi in maniera definitiva in materia di diritto dell’UE e tutti devono rispettare le sentenze emesse.

I diritti umani sono tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Tra questi figurano il diritto a non subire discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, il diritto alla protezione dei dati personali e il diritto di accesso alla giustizia.

Nel 2012 l’UE è stata insignita del premio Nobel per la pace per aver contribuito alla pace, alla riconciliazione, alla democrazia e ai diritti umani in Europa.

Stati membri e istituzioni dell’UE

Cuore pulsante dell’UE sono i 27 Stati membri che la compongono e i loro cittadini. La particolarità dell’UE è data dal fatto che i paesi che ne fanno parte, pur rimanendo Stati sovrani e indipendenti, hanno deciso di mettere in comune una parte della loro «sovranità» in settori nei quali è preferibile operare di concerto.

Concretamente ciò significa che gli Stati membri delegano una parte dei loro poteri decisionali alle istituzioni comuni che essi hanno creato per consentire l’adozione democratica, a livello dell’UE, di decisioni inerenti a questioni specifiche di interesse comune.

Stati membri dell’Unione europea (2020)

Al processo decisionale a livello dell’UE partecipano varie istituzioni, in particolare:

  • il Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini dell’UE, i quali eleggono i deputati europei mediante elezioni dirette;
  • il Consiglio europeo, formato dai capi di Stati o di governo degli Stati membri dell’UE;
  • il Consiglio, anche denominato Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta i governi degli Stati membri dell’UE; e
  • la Commissione europea, che rappresenta gli interessi dell’UE nel suo complesso.

Anche i parlamenti nazionali degli Stati membri svolgono un ruolo nel processo decisionale e legislativo, così come due organi consultivi, il Comitato europeo delle regioni, composto da rappresentanti degli enti locali e regionali, e il Comitato economico e sociale europeo, che comprende rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro e di altri gruppi di portatori di interesse.

In generale la Commissione europea propone nuove leggi, il Parlamento europeo e il Consiglio (chiamato anche Consiglio dell’Unione europea) le approvano.

Gli organi consultivi (il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato europeo delle regioni) e i parlamenti nazionali partecipano al processo formulando pareri sulle proposte, soprattutto alla luce dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. In base al principio di sussidiarietà, tranne nei settori di competenza esclusiva dell’UE, l’Unione agisce soltanto laddove l’intervento è più efficace a livello dell’Unione che non a livello nazionale. In base al principio di proporzionalità l’azione dell’UE deve limitarsi a quanto è necessario per raggiungere gli obiettivi fissati dai trattati dell’UE (cfr. di seguito).

Successivamente gli Stati membri e l’istituzione o le istituzioni dell’UE interessate applicano le leggi dell’UE adottate. La terza parte della presente pubblicazione fornisce ulteriori informazioni sulle modalità di adozione e attuazione delle decisioni da parte dell’UE.

I trattati dell’UE

Ogni azione intrapresa dall’UE si fonda sui trattati, approvati volontariamente e democraticamente da tutti gli Stati membri dell’UE. I trattati stabiliscono gli obiettivi dell’Unione europea e le norme che disciplinano l’operato delle istituzioni dell’UE, le modalità del processo decisionale e i rapporti tra l’Unione e i suoi Stati membri.

In taluni casi specifici non tutti gli Stati membri partecipano a tutti i settori della politica dell’UE. Ad esempio, sebbene l’euro sia la moneta unica di tutta l’UE, la zona euro comprende attualmente soltanto 19 Stati membri, mentre la Danimarca si avvale di una clausola di esenzione (opting-out) e i restanti paesi non soddisfano ancora i criteri di adesione. Ventidue Stati membri fanno parte dello spazio Schengen, nel quale i cittadini possono circolare senza passaporto, mentre cinque Stati membri mantengono i controlli alle frontiere nazionali.

Prospettive future

Per far proseguire il cammino del progetto europeo, l’allora presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nel discorso sullo stato dell’Unione 2016, ha presentato un programma preciso per un’Europa che protegge, dà forza e difende. Questo messaggio è stato accolto con favore dal Parlamento europeo e dai leader dell’UE a 27 al vertice di Bratislava il 16 settembre 2016.

I lavori su questo programma preciso sono proseguiti con il libro bianco sul futuro dell’Europa, pubblicato dalla Commissione nel marzo del 2017, che illustra cinque scenari su come potrebbe essere l’Unione all’orizzonte 2025. In seguito alla pubblicazione del libro bianco, la Commissione ha contribuito al dibattito con una serie di documenti di riflessione tematici che illustrano diverse opzioni per l’UE in determinati settori politici: la dimensione sociale dell’Europa; la gestione della globalizzazione; l’approfondimento dell’unione economica e monetaria; il futuro della difesa europea; il futuro delle finanze dell’UE.

Nei prossimi anni si prospettano sfide e opportunità per l’Unione europea. Le elezioni del Parlamento europeo del 2019 e il vertice straordinario che si è tenuto a Sibiu, in Romania, il 9 maggio 2019, durante il quale si è discusso del futuro dell’Europa, hanno dato all’UE la possibilità di rinnovare il proprio impegno a realizzare quanto sta davvero a cuore ai cittadini.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato una conferenza sul futuro dell'Europa per permettere ai cittadini europei di esprimersi in merito a come è gestita la loro Unione e ai risultati che ottiene. La conferenza, che comincerà nel 2020 e avrà una durata di due anni, riunirà cittadini di tutte le età e di tutti i paesi dell'UE, della società civile e delle istituzioni europee.

2 Che cosa fa l’Unione europea

La seconda parte della presente pubblicazione illustra in sintesi le azioni intraprese dall’UE in 35 settori politici diversi; vi sono forniti inoltre alcuni link utili che rimandano a informazioni più approfondite.

Sanità e salute pubblica


Cliccare qui per le ultime informazioni della Commissione europea sull'epidemia di coronavirus (COVID-19), compresi i consigli di viaggio

La salute dei cittadini è una priorità importante per l’UE. La politica dell’UE in materia di salute integra le politiche degli Stati membri per garantire che tutti coloro che vivono nell’Unione siano protetti da gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero e abbiano accesso a un’assistenza sanitaria di qualità.

Mentre l’organizzazione dell’assistenza sanitaria è di competenza dei singoli Stati membri, l’UE integra le politiche nazionali per conseguire obiettivi condivisi. Il ruolo dell’UE nella preparazione e nella risposta a gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero è essenziale per proteggere gli europei e comporta interventi in materia di vaccinazione, lotta contro la resistenza antimicrobica nonché prevenzione e contenimento di pandemie e di altre malattie infettive come ad esempio l’Ebola. La politica dell’UE in materia di salute genera inoltre economie di scala attraverso la condivisione delle risorse e aiuta i paesi ad affrontare le sfide comuni, compresi i fattori di rischio associati a patologie croniche o gli effetti dell’aumento della speranza di vita sui sistemi sanitari.

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Che cosa fa l’UE

La politica sanitaria dell’UE intende affrontare le gravi minacce per la salute che incombono su tutta l’UE, prevenire le malattie e garantire a tutti pari opportunità di vivere in buona salute e di usufruire di un’assistenza sanitaria di qualità. Una popolazione in buona salute giova anche all’economia; pertanto l’UE ambisce a garantire sistemi sanitari accessibili, efficaci e resilienti nell’UE.

L’UE è attiva in molti ambiti diversi, dal rafforzamento delle capacità per migliorare la copertura vaccinale alla condivisione delle conoscenze sul cancro, dalla promozione di uno stile di vita sano alla lotta al fumo tramite la legislazione sul tabacco. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie analizza le minacce emergenti affinché l’UE e le autorità sanitarie nazionali possano reagire tempestivamente. Inoltre, al fine di garantire ai pazienti le migliori cure possibili, tutti i medicinali disponibili nell’UE devono essere approvati a livello nazionale o unionale (tramite l’Agenzia europea per i medicinali) prima della loro immissione sul mercato.

Il principale strumento per l’attuazione delle politiche sanitarie dell’UE è il terzo programma dell’UE per la salute. Con una dotazione di bilancio di 449 milioni di euro, questo programma finanzia progetti di cooperazione a livello dell’UE e azioni congiunte da parte delle autorità sanitarie nazionali e sostiene organismi non governativi e la cooperazione con le organizzazioni internazionali. Nell’ambito del programma Orizzonte 2020, inoltre, è previsto lo stanziamento di 7,5 miliardi di euro in progetti di ricerca e innovazione collegati alla salute, mentre con il meccanismo per collegare l’Europa, i fondi strutturali dell’UE e il piano di investimenti per l’Europa si sta investendo nelle infrastrutture sanitarie e nella digitalizzazione dei servizi sanitari.

La tessera europea di assicurazione malattia aiuta i viaggiatori a ricevere cure sanitarie in caso di malattia in un altro paese dell’UE, mentre la normativa dell’UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera definisce i diritti di cui i cittadini dispongono quando varcano le frontiere per ricevere un’assistenza sanitaria programmata. Attraverso le reti di riferimento europee, i pazienti affetti da patologie rare o complesse possono avvalersi dei migliori specialisti d’Europa senza nemmeno uscire dal loro paese d’origine.

Azione per il clima e Green Deal europeo

L’UE sta lavorando alacremente per ridurre le emissioni di gas serra, realizzare la transizione verso un’economia pulita, sostenibile e a basse emissioni di carbonio e affrontare le conseguenze inevitabili del cambiamento climatico.

Con la sua azione per il clima, l’UE sta intervenendo in risposta ai cambiamenti climatici del pianeta, in particolare l’innalzamento delle temperature globali dovuto a un aumento delle emissioni di gas a effetto serra provocato dall’attività umana. L’aumento delle temperature medie ha molte conseguenze, tra cui una maggiore intensità e frequenza di eventi climatici estremi quali alluvioni, siccità e tempeste. Tali eventi non soltanto rappresentano una minaccia diretta per le popolazioni ma possono anche mettere a repentaglio la produzione alimentare e determinare una scarsità di acqua che a sua volta può essere all’origine di carestie, conflitti regionali e migrazioni di massa.

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Che cosa fa l’UE

Per evitare che i cambiamenti climatici raggiungano livelli pericolosi, con l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico la comunità internazionale ha concordato che l’aumento medio della temperatura del pianeta deve essere mantenuto ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, con l’obiettivo di limitarlo a 1,5 °C. L’UE ha posto in essere una gamma di politiche e di strumenti atti a ridurre le emissioni e a favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, mentre la sua strategia di adattamento promuove azioni quali la realizzazione di opere di difesa contro le inondazioni, lo sviluppo di colture resistenti alla siccità e la modifica delle normative edilizie.

Evitare di affrontare il problema del cambiamento climatico potrebbe rivelarsi assai costoso per l’UE e per il resto del mondo. Al contempo, la crescente domanda di tecnologie pulite offre opportunità di innovazione, modernizzazione industriale e crescita e occupazione «verdi». L’azione per il clima è ormai integrata in tutti i principali programmi di spesa dell’UE e il 20 % del bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020 è destinato a iniziative connesse al clima.

L’UE guida gli sforzi profusi a livello mondiale per combattere il cambiamento climatico, in particolare spronando la comunità internazionale a mantenere lo slancio dato dall’accordo di Parigi e ad attuare concretamente l’accordo in tutto il mondo.

Diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 costituisce contemporaneamente la sfida e l’opportunità più grande del nostro tempo. Per raggiungere questo obiettivo, la Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo, il pacchetto di misure finora più ambizioso, che permetterà ai cittadini europei e alle imprese di beneficiare di una transizione verde e sostenibile.

Il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE è una delle pietre angolari della politica dell’UE in materia di clima e sta riducendo le emissioni provenienti dalle industrie, dalle centrali elettriche e dal settore del trasporto aereo all’interno dell’Europa in maniera economicamente efficiente. Tutti i paesi dell’UE hanno inoltre definito obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni in altri settori, quali i trasporti, l’edilizia e l’agricoltura.

Economia, finanze e l’euro

L’unione economica e monetaria e l’euro costituiscono le fondamenta comuni di una maggiore stabilità, crescita e prosperità in tutta l’Europa.

L’unione economica e monetaria unisce e integra le economie dell’UE attraverso il coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, una politica monetaria comune e una moneta comune, l’euro. È uno strumento assai efficace per creare occupazione e crescita e garantire equità sociale e stabilità finanziaria; tuttavia si tratta di un processo in divenire che deve ancora essere completato.

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Che cosa fa l’UE

Le politiche economiche e finanziarie dell’UE nella zona euro e nell’UE si prefiggono di:

  • promuovere la crescita e l’occupazione;
  • favorire la stabilità macroeconomica e di bilancio;
  • migliorare il funzionamento dell’unione economica e monetaria;
  • promuovere gli investimenti;
  • prevenire o correggere gli squilibri macroeconomici;
  • contribuire a coordinare le politiche strutturali nazionali; e
  • promuovere la prosperità oltre i confini dell’UE.

Per reagire alla crisi economica e finanziaria del 2008 si è provveduto a rafforzare la governance economica dell’UE introducendo miglioramenti nel patto di stabilità e di crescita, che racchiude le regole di bilancio seguite dagli Stati membri per facilitare e mantenere la stabilità dell’unione economica e monetaria. I paesi che sono stati esclusi dai mercati finanziari, ad esempio la Grecia, hanno ricevuto sostegno finanziario e politico; è stato inoltre creato il meccanismo europeo di stabilità quale soluzione permanente della zona euro per far fronte a situazioni di questo tipo.

La procedura per gli squilibri macroeconomici è stata anch’essa introdotta per controllare e correggere tendenze economiche potenzialmente problematiche individuate all’interno di singoli Stati membri e per impedire che si ripercuotano sugli altri paesi.

L’euro, in circolazione dal 2002 e utilizzato da oltre 340 milioni di persone in 19 Stati membri, è la seconda valuta per importanza al mondo dopo il dollaro statunitense. Una moneta unica presenta vantaggi, sul piano pratico e operativo, tanto per i cittadini quanto per le imprese ed è un importante risultato dell’integrazione europea.

Il piano di investimenti per l’Europa, adottato a ottobre del 2019, utilizza garanzie pubbliche per incoraggiare gli investimenti privati. A novembre del 2018 il Fondo europeo per gli investimenti strategici, istituito nell’ambito del piano, aveva già mobilitato investimenti per un valore di 439 miliardi di euro, superando le aspettative. Gli investimenti del piano hanno sostenuto la creazione di 1,1 milioni di posti di lavoro, una cifra destinata a salire a 1,7 milioni entro il 2022. Più di un milione di piccole e medie imprese trarranno beneficio dal migliore accesso ai finanziamenti; il piano ha inoltre contribuito ad aumentare dello 0,9 % il prodotto interno lordo dell’UE.

Migrazione e asilo

La politica comune dell’UE in materia di migrazione e asilo aiuta l’Europa ad affrontare efficacemente le sfide della migrazione.

Dal 2015 più di 3,2 milioni di richiedenti asilo hanno chiesto protezione internazionale nell’UE, in molti casi per sfuggire alla guerra e al terrore che imperversano in Siria e in altri paesi travagliati.

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Che cosa fa l’UE

L’UE ha definito una politica comune in materia di migrazione e asilo allo scopo di gestire le molteplici sfide poste dalla migrazione nell’Unione, tra cui il fenomeno dei migranti in cerca di protezione internazionale. Questa politica comprende le seguenti azioni per affrontare la crisi.

L’UE ha destinato oltre 10 miliardi di euro alla gestione della crisi dei rifugiati, finanziando progetti intesi a rispondere alle necessità umanitarie più urgenti dei rifugiati che approdano sulle coste europee. L’UE fornisce inoltre aiuti umanitari ai rifugiati e ai migranti che si trovano in paesi terzi e sostiene iniziative volte ad affrontare le cause profonde della migrazione irregolare.

Sulla base di una proposta della Commissione europea, gli Stati membri hanno concordato di ricollocare richiedenti asilo provenienti dalla Grecia e dall’Italia in altri paesi dell’UE. L’UE intende inoltre predisporre modalità di ingresso sicuro e legale nell’UE per i richiedenti asilo. Un programma di reinsediamento volontario concordato dagli Stati membri prevede il trasferimento di 22 500 persone da paesi terzi in uno Stato membro dell’UE. L’UE si sta adoperando per aumentare il tasso di rimpatrio, nei paesi di origine, dei migranti irregolari che non hanno il diritto di rimanere nell’UE.

A marzo del 2016 l’UE e la Turchia hanno concordato che i migranti irregolari e i richiedenti asilo in arrivo sulle isole greche dalla Turchia possono essere rinviati in Turchia. Per ogni cittadino siriano che, dopo un attraversamento irregolare, è rinviato in Turchia dalle isole greche, l’UE accoglie dalla Turchia un cittadino siriano che non abbia tentato di entrare nell’UE in maniera irregolare. Ciò ha determinato un netto calo degli arrivi irregolari nelle isole. L’UE ha messo a disposizione 3 miliardi di euro per affrontare le necessità dei rifugiati che sono ospitati in Turchia.

Dal 2015 le operazioni di soccorso condotte dalle autorità italiane e greche e l’intervento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, istituita nel 2016, hanno permesso di salvare 620 000 vite nel mar Egeo e nel Mediterraneo.

La Commissione ha proposto una riforma radicale delle norme vigenti in materia di asilo in linea con le esigenze attuali e future. Il principio di base rimarrà invariato: le persone devono presentare domanda di asilo nel primo Stato membro dell’UE in cui arrivano, a meno che non abbiano familiari in un altro paese, ma ogni qual volta uno Stato membro è eccessivamente sotto pressione, deve scattare la solidarietà e un’equa ripartizione delle responsabilità all’interno dell’UE.

Frontiere e sicurezza

L’Unione europea si sta adoperando per realizzare un’Unione della sicurezza, rendendo l’Europa più sicura attraverso la lotta al terrorismo e alle forme gravi di criminalità e il rafforzamento delle frontiere esterne.

L’UE offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne. L’obiettivo generale di un’Unione della sicurezza è rendere questo spazio più sicuro. L’UE e gli Stati membri collaborano nella lotta contro il terrorismo e la radicalizzazione violenta, le forme gravi di criminalità organizzata e la criminalità informatica.

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Che cosa fa l’UE

L’UE concentra i suoi interventi sul sostegno fornito agli Stati membri attraverso:

  • lo scambio di informazioni tra le autorità di contrasto, i servizi doganali e le guardie di frontiera nazionali;
  • la cooperazione operativa, con il sostegno delle agenzie dell’UE;
  • la formazione, lo scambio di buone pratiche, i finanziamenti, la ricerca e l’innovazione.

Attraverso l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (Europol), gli Stati membri partecipano congiuntamente alle indagini sulle forme gravi di criminalità organizzata. La Commissione si sta inoltre adoperando per garantire che i diversi sistemi informativi dell’UE per la sicurezza e la gestione delle frontiere e della migrazione siano «interoperabili», ovvero capaci di dialogare tra loro.

L’UE ha aggiornato e rafforzato le proprie normative, armonizzando la definizione di reati di terrorismo e criminalizzando gli spostamenti, l’addestramento e il finanziamento dei terroristi. Con il sostegno del Centro di eccellenza della rete per la sensibilizzazione alla radicalizzazione l’UE sta intensificando i suoi sforzi per prevenire la radicalizzazione e affrontare la sfida rappresentata dai combattenti terroristi che rientrano in patria. Attraverso il Forum dell’UE su Internet, la Commissione sta facilitando la cooperazione tra le principali imprese che operano su Internet, le autorità di contrasto e la società civile allo scopo di ridurre l’accesso a contenuti illeciti online e apportare argomentazioni alternative efficaci per contrastare la propaganda terroristica. La Commissione ha inoltre proposto di introdurre l’obbligo, per le imprese che operano su Internet, di rimuovere contenuti terroristici dal web entro un’ora dall’ordine di rimozione emesso dalle autorità nazionali.

A dicembre del 2018 il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno raggiunto un accordo sul regolamento sulla cibersicurezza, che rafforza il mandato dell’agenzia dell’UE per la cibersicurezza (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione) al fine di sostenere meglio gli Stati membri nel far fronte alle minacce e agli attacchi nel settore della cibersicurezza.

Grazie all’accordo di Schengen in molti paesi sono stati progressivamente aboliti i controlli alle frontiere interne dell’UE. Negli ultimi anni la crisi migratoria e il mutevole panorama della sicurezza hanno dimostrato che lo spazio Schengen necessita di frontiere esterne solide. Nel 2017 l’UE ha adottato nuove norme per le frontiere esterne dello spazio Schengen nell’intento di rafforzare i controlli effettuati su tutti i cittadini, compresi i cittadini europei, nelle banche dati pertinenti, al fine di assicurare che tali persone non rappresentino una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. Inoltre, più di 1 600 agenti dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) stanno fornendo assistenza alle guardie di frontiera nazionali degli Stati membri nei pattugliamenti effettuati, ad esempio, in alcune zone della Bulgaria, della Grecia, dell’Italia e della Spagna. La Commissione ha proposto di rafforzare ulteriormente l’Agenzia con la costituzione, di un corpo permanente di 10 000 unità operative.

Imprese e industria

L’UE mira a rendere più competitive le imprese e l’industria e a promuovere la crescita e l’occupazione attraverso un contesto favorevole alle imprese.

La politica dell’UE in materia di imprese e industria è volta a migliorare il contesto imprenditoriale, a promuovere un clima favorevole all’imprenditoria e alla creazione di posti di lavoro e a facilitare l’accesso delle piccole imprese ai finanziamenti e ai mercati. Le piccole e medie imprese rappresentano il 99 % di tutte le imprese dell’UE e forniscono due terzi dei posti di lavoro complessivi del settore privato. Le politiche dell’UE incoraggiano la creazione di nuove imprese e sostengono l’espansione delle imprese innovative. Grazie al miglioramento degli accordi commerciali, le imprese possono accedere a nuovi mercati; è inoltre possibile intervenire per contrastare la concorrenza sleale proveniente da paesi terzi. L’UE intende:

  • rafforzare la base industriale e promuovere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio;
  • promuovere l’innovazione quale mezzo per generare nuove fonti di crescita;
  • incoraggiare le piccole imprese e promuovere una cultura imprenditoriale;
  • garantire l’esistenza di un mercato delle merci a livello dell’UE; e
  • massimizzare i vantaggi degli investimenti dell’UE nello spazio.
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Che cosa fa l’UE

L’UE è impegnata a sostenere le imprese e l’industria affinché siano competitive e possano generare crescita e occupazione. L’obiettivo è aiutare le imprese europee a diventare più intelligenti, più innovative e più sostenibili. La politica industriale contribuisce alla competitività creando un contesto adeguato (ad esempio attraverso una normativa intelligente e lo sviluppo delle capacità). La Commissione europea ha elaborato piani d’azione e normative settoriali a sostegno di oltre una decina di comparti industriali importanti, tra i quali: chimica, industria automobilistica, industria alimentare, sanità, biotecnologie e industria aeronautica. La Commissione è inoltre responsabile per settori che hanno ripercussioni geostrategiche e che comportano un elevato grado di intervento pubblico, quali la difesa, la sicurezza e lo spazio.

La Commissione europea, insieme alla Banca europea per gli investimenti, ha varato il piano di investimenti per l’Europa. Nell’ambito del piano è stato istituito il Fondo europeo per gli investimenti strategici, destinato a mobilitare investimenti in tutta l’Europa. A novembre del 2018 il piano aveva mobilitato 360 miliardi di euro di investimenti. Il Fondo offre garanzie a sostegno di progetti finanziati dalla Banca europea per gli investimenti, concentrandosi sulle infrastrutture, sull’innovazione e sulle piccole imprese. Sono circa 850 000 le piccole e medie imprese destinate a beneficiare di un migliore accesso ai finanziamenti. La Commissione gestisce diversi programmi dell’UE mirati a sostenere l’innovazione e l’imprenditorialità, ad esempio:

L’UE offre inoltre alle imprese una serie di servizi di sostegno tra cui la rete Enterprise Europe ed Erasmus per giovani imprenditori.

Mercato unico

Il mercato unico è una delle maggiori realizzazioni dell’UE. Esso promuove la crescita e l’occupazione e semplifica la vita e le attività quotidiane dei cittadini e delle imprese.

Grazie al mercato unico (chiamato anche «mercato interno») persone, merci, servizi e denaro possono circolare nell’UE quasi con la stessa facilità con cui si muovono all’interno di un singolo paese. I cittadini dell’UE possono studiare, vivere, fare acquisti, lavorare e andare in pensione in qualunque paese dell’UE e godere di prodotti provenienti da tutta Europa.

Per facilitare la libera circolazione e il libero scambio tra gli Stati membri dell’UE, all’interno del mercato unico sono state abolite centinaia di ostacoli di natura tecnica, giuridica e burocratica. Di conseguenza, le imprese hanno potuto espandere le loro attività, mentre la concorrenza ha determinato un calo dei prezzi e offerto ai consumatori una maggiore scelta. Ad esempio i costi delle telefonate in Europa hanno subito un forte calo, le tariffe aeree sono state notevolmente ridotte e sono state aperte nuove rotte. Al contempo l’UE si adopera per garantire che queste libertà più ampie non compromettano l’equità, la tutela dei consumatori e la sostenibilità ambientale.

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Che cosa fa l’UE

La Commissione europea collabora con le autorità e le parti interessate degli Stati membri per monitorare e fare rispettare le norme vigenti affinché i cittadini e le imprese possano sfruttare le opportunità offerte dal mercato unico. Tuttavia permangono ostacoli alla realizzazione di un mercato unico pienamente funzionante. In particolare l’UE si sta adoperando per:

  • affrontare gli attuali ostacoli normativi o amministrativi che impediscono ai cittadini di acquistare o vendere con facilità beni e servizi da o in un altro Stato membro;
  • facilitare il reperimento di capitali per le imprese, grandi o piccole, attraverso il piano di investimenti per l’Europa e l’unione dei mercati dei capitali;
  • incoraggiare i lavoratori ad accettare impieghi in altri paesi dell’UE al fine di coprire posti vacanti e soddisfare la domanda di competenze specifiche, anche attraverso la tessera professionale europea e il portale della mobilità professionale EURES;
  • prevenire il dumping sociale, ovvero la pratica che consiste nell’utilizzare manodopera a costo inferiore e nel delocalizzare la produzione in un paese o in una regione con livelli salariali bassi;
  • rafforzare la cooperazione tra le autorità fiscali nazionali; e
  • adottare una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società nell’UE e una tassa sulle transazioni finanziarie.

Oltre a beneficiare delle norme del mercato unico che garantiscono la libera circolazione delle persone, i cittadini dell’UE non hanno bisogno del passaporto per viaggiare all’interno dello spazio Schengen, che attualmente comprende gli Stati membri dell’Unione (ad eccezione di Bulgaria, Cipro, Croazia, Irlanda e Romania), nonché Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Per garantire la sicurezza all’interno dello spazio Schengen, questi paesi hanno rafforzato i controlli alle frontiere esterne dell’UE e intensificato la cooperazione tra le forze di polizia.

Il portale La tua Europa fornisce informazioni a coloro che intendono vivere, lavorare, viaggiare, studiare o fare impresa in un altro paese dell’UE. Offre inoltre l’accesso a servizi quali La tua Europa — Consulenza (per consulenze personalizzate in ambito giuridico) e Solvit (risoluzione dei problemi con la pubblica amministrazione all’estero).

Economia e società digitali

Il mercato unico digitale dell’UE mira ad offrire nuove opportunità ai cittadini e alle imprese e a migliorare la posizione dell’Europa tra i leader mondiali dell’economia digitale.

L’UE continua ad eliminare gli ostacoli che impediscono ai cittadini, ai governi e alle imprese di sfruttare appieno i vantaggi di Internet. Le soluzioni sono di vario tipo; eliminazione dei «geoblocchi», abolizione delle tariffe di roaming nel settore della telefonia mobile, gestione del problema costituito dalla mancanza di accesso a Internet e dalla carenza di competenze digitali e nuove norme in materia di portabilità, grazie alle quali i cittadini, quando viaggiano all’interno dell’UE, possono utilizzare i propri abbonamenti online a TV, giochi e servizi musicali nello stesso modo in cui vi accedono da casa.

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Che cosa fa l’UE

Il mercato unico digitale, che è destinato a migliorare il commercio elettronico e la consegna dei pacchi, a eliminare i geoblocchi e a incoraggiare la revisione delle norme sull’IVA, migliorerà il contesto imprenditoriale attraverso una riforma della politica in materia di telecomunicazioni e media, la revisione delle norme sulle modalità di comportamento delle piattaforme online e la garanzia di un mondo online sicuro e protetto. Il mercato unico digitale contribuirà inoltre a stimolare l’economia garantendo la libera circolazione di dati non a carattere personale, con investimenti nelle competenze digitali e un migliore accesso ai servizi pubblici online. I cittadini e le imprese potranno più facilmente fare affari online, innovare e interagire in maniera legale, sicura, protetta ed economicamente accessibile. La realizzazione del mercato unico digitale potrebbe apportare un contributo potenziale di centinaia di miliardi di euro l’anno all’economia dell’UE e creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.

La Commissione europea ha presentato la maggior parte delle proposte legislative annunciate nella sua strategia per il mercato unico digitale 2015. L’obiettivo è ora realizzare effettivamente le proposte per i cittadini dell’UE. Di seguito sono illustrate alcune delle iniziative già attuate.

  • Con l’abolizione delle tariffe di roaming, da giugno del 2017 i cittadini che viaggiano nell’UE possono utilizzare i propri dispositivi mobili allo stesso prezzo che pagano nel loro paese di origine.
  • Da maggio del 2018 i cittadini e le imprese beneficiano delle nuove norme rigorose dell’UE sulla protezione dei dati personali.
  • La Commissione mira ad offrire ai cittadini la migliore connessione internet possibile, mentre l’iniziativa WiFi4EU sostiene l’installazione di hotspot wi-fi gratuiti nelle comunità locali di tutta l’UE.
  • La Commissione ha proposto nuovi strumenti per contribuire a difendere i cittadini e le imprese dagli attacchi informatici, rafforzando al contempo la sua agenzia per la cibersicurezza e, nel 2018, un centro di competenza nel settore della cibersicurezza.
  • Sono state proposte nuove iniziative per varie tematiche, dalla sanità elettronica alla disinformazione, dalla trasparenza delle piattaforme online all’intelligenza artificiale, da supercomputer, 5G e tecnologie blockchain alla strategia digitale per i Balcani occidentali.
  • Affinché l’UE rimanga all’avanguardia della trasformazione digitale, la Commissione propone di investire 9,2 miliardi di euro nei programmi Europa digitale e Europa creativa.

Occupazione e affari sociali

L’UE contribuisce alla creazione di nuovi e migliori posti di lavoro in tutta l’Europa e ambisce a garantire standard sociali dignitosi a tutti i suoi cittadini, anche attraverso la dotazione del Fondo sociale europeo, pari a 86,4 miliardi di euro.

La responsabilità per le politiche occupazionali e gli affari sociali è ripartita tra l’UE e i suoi Stati membri. La Commissione europea si è posta quale assoluta priorità l’occupazione, la crescita e gli investimenti, sostenendola attraverso il piano di investimenti per l’Europa.

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Che cosa fa l’UE

Le politiche dell’UE in materia di occupazione e affari sociali sono mirate a:

  • creare posti di lavoro di qualità in tutta l’UE;
  • aiutare i lavoratori a trovare lavoro nel proprio paese o in un altro paese dell’UE;
  • promuovere le competenze e l’imprenditorialità;
  • coordinare e modernizzare i regimi di previdenza sociale;
  • garantire migliori condizioni di lavoro attraverso norme minime comuni;
  • favorire l’inclusione sociale e combattere la povertà; e
  • proteggere i diritti delle persone con disabilità.

Queste politiche contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020 nei settori dell’occupazione, dell’inclusione sociale e dell’istruzione. L’UE eroga e coordina finanziamenti per aiutare gli Stati membri a investire nelle persone (in settori quali l’assistenza all’infanzia, l’assistenza sanitaria, la formazione, l’accessibilità delle infrastrutture e l’orientamento nella ricerca di un lavoro) nonché a riformare i loro sistemi di previdenza sociale. Il Fondo sociale europeo sta investendo 86,4 miliardi di euro per aiutare milioni di europei ad acquisire nuove competenze e a trovare un’occupazione migliore. La garanzia per i giovani (8,8 miliardi di euro) sostiene l’occupazione giovanile garantendo che tutti i giovani di età inferiore ai 25 anni ricevano un’offerta concreta e qualitativamente valida di impiego, apprendistato, tirocinio o formazione permanente entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall’inizio del periodo di disoccupazione. Grazie all’iniziativa dei percorsi di miglioramento del livello delle competenze è offerta agli adulti la possibilità di acquisire una padronanza delle competenze di base, quali leggere, scrivere o usare un computer. Attraverso questa iniziativa l’UE aiuta gli Stati membri ad offrire ai cittadini una seconda possibilità per rafforzare le loro abilità.

Mentre la previdenza sociale resta di competenza dei singoli Stati membri, l’UE getta ponti tra i sistemi nazionali per i cittadini che varcano le frontiere. Le norme dell’UE sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale non sostituiscono i sistemi nazionali ma tutelano i diritti previdenziali dei cittadini che si spostano all’interno dell’UE (e in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). L’UE tutela i cittadini anche attraverso norme che stabiliscono limiti all’orario di lavoro, contrastano la discriminazione sul luogo di lavoro, prevedono condizioni di lavoro più sicure e garantiscono indennizzi in caso di infortuni sul lavoro. Al fine di definire nuovi e più efficaci diritti per i cittadini, il pilastro europeo dei diritti sociali sancisce principi e diritti nel campo delle pari opportunità sul mercato del lavoro, delle condizioni di lavoro eque e della protezione sociale. EURES, il portale europeo della mobilità professionale, contribuisce a mettere in contatto le persone in cerca d’impiego e le imprese che offrono lavoro.

Istruzione e formazione

L’UE contribuisce a migliorare la qualità dell’istruzione incoraggiando la cooperazione tra gli Stati membri e integrando gli interventi nazionali. Erasmus+ offre opportunità ai cittadini di ogni età e permette, soprattutto ai giovani, di studiare, formarsi, effettuare esperienze di lavoro o svolgere attività di volontariato all’estero.

Investire nell’istruzione e nella formazione è fondamentale per il futuro dei cittadini e soprattutto dei giovani. Secondo una relazione del 2015, nell’UE sono ancora più di 4,4 milioni gli studenti che abbandonano la scuola e un adulto su quattro ha un basso livello di competenze, il che ne rende difficile l’accesso al mercato del lavoro e la piena partecipazione alla società.

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Che cosa fa l’UE

I paesi dell’UE sono responsabili dei propri sistemi di istruzione e formazione ma l’UE li aiuta a raggiungere un’istruzione di qualità attraverso lo scambio di buone pratiche, la definizione di obiettivi e parametri di riferimento e la messa a disposizione di finanziamenti e competenze. La strategia dell’UE per l’istruzione e la formazione mira a realizzare i seguenti obiettivi:

  • fare in modo che l’apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà;
  • migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione;
  • promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva; e
  • incoraggiare la creatività e l’innovazione, compresa l’imprenditorialità, a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione.

Erasmus+, il programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, contribuisce ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile favorendo lo sviluppo personale e incrementando le competenze e l’occupabilità dei giovani. Grazie a una dotazione di bilancio complessiva di 14,7 miliardi di euro, questo programma offrirà a oltre 4 milioni di persone (prevalentemente giovani) la possibilità di studiare, formarsi, effettuare esperienze di lavoro o svolgere attività di volontariato in un altro paese. Erasmus+ amplia le prospettive occupazionali e migliora lo sviluppo personale dei giovani fornendo loro le competenze di cui necessitano nel mercato del lavoro e nella società, non solo nell’immediato ma anche in futuro. La Commissione europea ha proposto di raddoppiare la dotazione finanziaria del programma Erasmus portandola a 30 miliardi di euro nel prossimo bilancio a lungo termine dell’UE (2021-2027).

L’UE ha varato una serie di ulteriori iniziative attraverso le quali i cittadini potranno studiare, formarsi o lavorare all’estero con maggiore facilità. I paesi europei, le organizzazioni sindacali e i datori di lavoro collaborano per migliorare l’istruzione e la formazione professionale attraverso il processo di Copenaghen. Fra i risultati raggiunti si annoverano il sistema europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale e la rete per la garanzia della qualità, che aiutano i cittadini a lavorare e a studiare all’estero. Il processo di Bologna e lo Spazio europeo dell’istruzione superiore agevolano i trasferimenti tra i sistemi di istruzione europei promuovendo il riconoscimento reciproco dei periodi di studio, qualifiche comparabili e standard qualitativi uniformi.

Europass è una serie di documenti che aiuta i cittadini a candidarsi per un posto di lavoro all’estero presentando le proprie competenze e qualifiche in un formato standard valido in tutta l’Europa e più comprensibile ai datori di lavoro.

Ricerca e innovazione

Con una dotazione di 77 miliardi di euro Orizzonte 2020, il programma per la ricerca e l’innovazione, aiuta l’UE a promuovere la crescita e l’occupazione e ad affrontare alcune delle principali sfide con cui è confrontata.

La ricerca e l’innovazione sono essenziali per la salute della nostra economia e della nostra società. Sono al centro degli sforzi europei volti a creare un’occupazione di qualità e a stimolare la crescita e gli investimenti e ci forniscono le conoscenze e le soluzioni per affrontare problemi urgenti quali l’epidemia di Ebola del 2014 e le sfide a lungo termine della società, come il cambiamento climatico.

Al contempo la ricerca e l’innovazione aiutano i cittadini a vivere meglio grazie ai miglioramenti ottenuti in ambiti quali l’assistenza sanitaria, i trasporti e l’energia e sono il trampolino di lancio di innumerevoli nuovi prodotti e servizi che possono migliorare la qualità della vita e rafforzare le prestazioni dell’economia dell’UE.

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Che cosa fa l’UE

L’UE è la principale fabbrica di conoscenze del pianeta e vanta quasi un terzo della produzione mondiale di scienza e tecnologia. Tuttavia, di fronte alla crescente concorrenza, l’UE deve fare di più per tradurre la ricerca di eccellenza e le idee innovative in prodotti e tecnologie di successo. Tutti gli Stati membri dell’UE hanno le loro politiche di ricerca e i loro piani di finanziamento; tuttavia molte questioni importanti possono essere affrontate più efficacemente attraverso la collaborazione tra i ricercatori e gli innovatori dei vari paesi. Ecco perché la ricerca e l’innovazione sono sostenute a livello dell’UE, in particolare attraverso il programma Orizzonte 2020.

Orizzonte 2020 è il più vasto programma per la ricerca e l’innovazione che l’UE abbia mai varato. Ha una dotazione di 77 miliardi di euro nell’arco di sette anni (2014-2020), cui si aggiungono gli altri investimenti pubblici e privati attratti da questo stanziamento. Grazie alle attività di ricerca e trasferendo grandi idee dal laboratorio al mercato, questo programma sta assicurando progressi incisivi, scoperte e novità assolute a livello mondiale.

Orizzonte 2020 ha tre obiettivi principali:

  • stimolare l’eccellenza scientifica, anche attraverso il Consiglio europeo della ricerca, nonché la formazione e lo sviluppo della carriera professionale dei ricercatori nel quadro delle azioni Marie Skłodowska-Curie;
  • promuovere la leadership industriale in settori quali le nanotecnologie, le biotecnologie e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, anche fornendo sostegno alle imprese e agli imprenditori; e
  • affrontare le principali sfide per la società, ad esempio per quanto riguarda la salute, i trasporti, l’energia, l’azione per il clima e la tutela della libertà e della sicurezza.

La Commissione europea mira inoltre a elaborare politiche che incoraggino la ricerca di eccellenza e promuovano l’innovazione. Le nuove politiche e azioni possono essere ricollegate a tre temi principali: innovazione aperta, scienza aperta e apertura al mondo.

Politica regionale

La politica regionale riguarda tutte le regioni e le città dell’Unione europea e intende sostenere la creazione di posti di lavoro, la competitività delle imprese, la crescita economica e lo sviluppo sostenibile e migliorare la qualità di vita dei cittadini.

Investire nei centri di ricerca e innovazione di San Ġwann, Galway e Cottbus; ammodernare gli aeroporti di Riga e Breslavia; migliorare la mobilità urbana ad Atene, Sofia e Cluj-Napoca; preservare Mont-Saint-Michel e Pompei; sviluppare le infrastrutture per la banda larga sul territorio lituano; sostenere le piccole e medie imprese di Utrecht e Paredes; rinnovare i centri urbani di Santa Coloma de Gramenet e di Liegi; ammodernare gli impianti di trattamento delle acque reflue di Trenčín e Slavonski Brod; promuovere l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione nelle università di Nicosia e Lubiana: sono soltanto alcuni esempi delle migliaia di progetti cofinanziati dalla politica regionale dell’UE in varie regioni europee.

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Che cosa fa l’UE

La politica regionale sostiene la solidarietà europea, stimolando la crescita economica e migliorando la qualità della vita attraverso investimenti strategici. La maggior parte dei suoi finanziamenti è destinata ad aiutare le regioni e i paesi meno sviluppati dell’UE a recuperare il ritardo e dunque è volta a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali che persistono nell’Unione.

La politica regionale è gestita congiuntamente dalla Commissione europea e dagli Stati membri e le loro regioni, che scelgono i progetti che saranno cofinanziati dall’UE, nel quadro di programmi preventivamente concordati con la Commissione europea. I fondi dell’UE sono sempre integrati da finanziamenti nazionali (privati e/o pubblici).

Ciascun programma è predisposto attraverso un processo collettivo cui partecipano portatori di interesse a livello europeo, nazionale, regionale e locale, le parti sociali e la società civile. Questo partenariato interviene a tutti gli stadi della programmazione, ovvero progettazione, gestione e attuazione, monitoraggio e valutazione.

Attraverso i programmi Interreg, la politica regionale presta particolare attenzione alle esigenze e al potenziale delle regioni frontaliere.

Per raggiungere questi obiettivi e rispondere alle diverse esigenze di sviluppo di tutte le regioni dell’UE la politica regionale ha a disposizione, per il periodo 2014-2020, 259,7 miliardi di euro, ovvero un quarto del bilancio complessivo dell’UE. Queste risorse sono utilizzate per finanziare infrastrutture strategiche di trasporto e comunicazione, favorire la transizione verso un’economia più rispettosa dell’ambiente, aiutare le piccole e medie imprese a diventare più innovative e più competitive, creare nuove opportunità di lavoro durature, rafforzare e modernizzare i sistemi di istruzione e realizzare una società più inclusiva. Per ulteriori informazioni sui fondi strutturali e d’investimento europei, si veda: cohesiondata.ec.europa.eu/overview#.

Trasporti

La politica dei trasporti dell’UE contribuisce alla vitalità dell’economia europea sviluppando una rete di infrastrutture moderna che consente spostamenti più veloci e più sicuri e promuovendo al contempo soluzioni sostenibili e digitali.

L’Europa ha bisogno di collegamenti di trasporto efficienti per stimolare il commercio, la crescita e l’occupazione. I trasporti contribuiscono in misura rilevante all’economia: nel 2016 hanno generatoun valore aggiunto lordo di 664 miliardi di euro dando lavoro a circa 11 milioni di persone.

La politica dei trasporti dell’UE mira a creare uno spazio unico europeo dei trasporti in cui siano garantite condizioni di concorrenza leale per le diverse modalità di trasporto e tra di esse.

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Che cosa fa l’UE

Grazie all’UE, negli ultimi vent’anni si sono registrati notevoli progressi nel settore europeo dei trasporti, che hanno determinato una maggiore sicurezza nel trasporto aereo, stradale e marittimo, condizioni di lavoro dignitose per gli addetti del settore, una maggiore offerta di soluzioni di mobilità più economiche per i viaggiatori e le imprese, un rapido progresso verso trasporti più puliti e l’adozione di soluzioni per la mobilità digitale.

Finanziata attraverso il meccanismo per collegare l’Europa, che ha reso disponibili oltre 24 miliardi di euro, la politica dell’UE in materia di infrastrutture dei trasporti mira a collegare il continente da est a ovest e da nord a sud colmando i divari esistenti tra le reti di trasporto nazionali, eliminando le strozzature che ostacolano il corretto funzionamento del mercato unico e superando gli ostacoli tecnici, tra cui l’applicazione di standard incompatibili per il traffico ferroviario. L’UE sostiene la ricerca e l’innovazione e l’efficace diffusione di nuove tecnologie per trasporti meno inquinanti, ad esempio attraverso l’introduzione di nuove norme che promuovono tecnologie per veicoli puliti. L’UE sta inoltre guidando la transizione verso le tecnologie di guida connessa e automatizzata.

Il mercato unico dei trasporti è essenziale per l’intera economia dell’UE. Grazie alla realizzazione di un mercato unico dell’aviazione e ai progressi compiuti nel quadro dell’iniziativa del cielo unico europeo, volare è sempre più facile ed economico. Le imprese ferroviarie titolari di una licenza possono ormai offrire i loro servizi in tutta l’UE, a vantaggio di una maggiore concorrenza e connettività. Analogamente, grazie alla liberalizzazione del mercato del trasporto marittimo le compagnie di trasporto possono operare in più paesi. Attraverso il mercato unico gli autocarri possono offrire servizi in paesi diversi da quello di immatricolazione, riducendo il numero dei viaggi di ritorno a vuoto.

La sicurezza e la protezione sono una priorità. Il numero di vittime della strada in Europa si è dimezzato tra il 1992 e il 2010. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, 25 300 persone hanno perso la vita in incidenti stradali nel 2017. Per tale ragione l’UE è attivamente impegnata a migliorare la sicurezza stradale. Alle compagnie aeree non sicure è vietato volare in Europa e l’UE ha introdotto norme più severe in materia di sicurezza marittima. La politica dei trasporti dell’UE aiuta e protegge i cittadini in viaggio anche in altri modi. I passeggeri che viaggiano nell’UE in aereo, treno o autobus godono di una serie di diritti in caso di ritardi o di cancellazione del viaggio.

Agricoltura e sviluppo rurale

La politica agricola comune garantisce un approvvigionamento stabile di prodotti alimentari ottenuti con metodi di produzione sostenibili e forniti a prezzi accessibili per i 446 milioni di consumatori dell’UE. Sostiene inoltre l’occupazione e la crescita nelle zone rurali.

La politica agricola comune è applicata a tutti gli Stati membri dell’UE e finanziata dal bilancio dell’UE. Sostiene il settore alimentare e agricolo dell’UE, che è uno dei principali settori dell’economia e da cui dipendono circa 44 milioni di posti di lavoro. Nel 2016 circa 61 miliardi di euro (il 38 % circa del bilancio dell’UE) sono stati investiti per aiutare gli agricoltori a produrre alimenti in maniera sostenibile, promuovendo al contempo la crescita dell’economia rurale e la vitalità delle zone rurali. La politica agricola comune sostiene inoltre l’adozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente e del clima in tutta l’UE e incoraggia stili di vita sani.

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Che cosa fa l’UE

La politica agricola comune fornisce sostegno attraverso gli strumenti indicati di seguito.

  • Pagamenti diretti a sostegno dei redditi agricoli. L’attività agricola può essere rischiosa e costosa. Le condizioni meteorologiche e la situazione dei mercati agricoli sono spesso imprevedibili e possono ripercuotersi negativamente sulla produzione e sui redditi agricoli, a scapito non solo degli agricoltori ma anche dei consumatori, per via delle possibili conseguenze sulla filiera alimentare. La parte più cospicua (72 %) del bilancio agricolo dell’UE è destinata ai pagamenti diretti a favore degli agricoltori, a condizione che questi ultimi rispettino norme rigorose in materia di sicurezza degli alimenti, tutela ambientale e salute e benessere degli animali. I benefici per l’ambiente e il clima sono, ad esempio, la protezione del suolo e della biodiversità e la conservazione di pascoli permanenti, che costituisce un metodo assai efficace per il sequestro del carbonio e dunque contribuisce a ridurre il riscaldamento globale. I pagamenti diretti contribuiscono a remunerare gli agricoltori per la fornitura di beni pubblici che apportano vantaggi alla società nel suo complesso ma per i quali gli agricoltori non sono ricompensati dal mercato.
  • Misure di mercato per gestire situazioni difficili, ad esempio un improvviso calo della domanda dovuto a un’emergenza sanitaria, una diminuzione dei prezzi dovuta a un temporaneo eccesso di offerta o le ripercussioni di sviluppi geopolitici imprevisti, e programmi di sviluppo rurale (cofinanziati dagli Stati membri) che promuovono l’innovazione e la competitività al fine di rendere l’ambiente rurale un luogo piacevole in cui vivere e lavorare. Rientrano in tale ambito la modernizzazione delle aziende agricole e il sostegno ai giovani agricoltori e alla produzione alimentare tradizionale e biologica.
  • Altre priorità fondamentali sono il ripristino degli ecosistemi dipendenti dall’agricoltura e dalle foreste e la promozione dell’uso efficiente delle risorse e della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici; tali misure assorbono il 51,7 % (quasi 51 miliardi di euro) della dotazione totale di bilancio per lo sviluppo rurale relativa al periodo 2014-2020.

Affari marittimi e pesca

L’UE protegge i nostri mari e oceani garantendo al contempo che ne venga preservata la sostenibilità economica e ambientale affinché costituiscano un fattore propulsivo per la crescita, l’occupazione e l’innovazione.

I mari e gli oceani rappresentano una forza propulsiva per l’economia europea. L’economia «blu» contribuisce all’economia con un valore aggiunto lordo di miliardi di euro ogni anno. La crescita blu è la strategia per sfruttare il potenziale della crescita sostenibile nei settori marino e marittimo nel loro insieme.

La politica comune della pesca mira a garantire che la pesca e l’acquacultura (l’allevamento di pesci in condizioni controllate) siano sostenibili dal punto di vista ecologico, economico e sociale, in modo da rappresentare una fonte di alimenti sani per le generazioni di cittadini dell’UE attuali e future. I suoi obiettivi sono promuovere un settore della pesca dinamico ma sostenibile, che preveda la conservazione delle risorse e la protezione dell’ambiente marino, garantendo al contempo alle comunità di pescatori un tenore di vita adeguato.

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Che cosa fa l’UE

I mari e gli oceani offrono vie di trasporto e sono fonte di cibo, occupazione e attività ricreative; inoltre, grazie alla ricerca e al progresso tecnologico, ci forniscono prodotti farmaceutici, minerali ed energie rinnovabili. L’UE, oltre a sostenere queste nuove opportunità, svolge anche un ruolo importante nel promuovere lo sfruttamento responsabile e sostenibile dei mari in Europa e nel resto del pianeta.

L’UE ha introdotto zone marine protette per salvaguardare gli ecosistemi marini e la biodiversità, nonché i servizi forniti da questi ecosistemi. In queste zone l’attività umana è limitata a fini di conservazione.

La politica comune della pesca e la politica marittima integrata sono finanziate tramite il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, che per il periodo 2014-2020 prevede l’erogazione di oltre 6,4 miliardi di euro per aiutare i pescatori ad adattarsi alla pesca sostenibile, creare posti di lavoro nel settore e diversificare l’economia delle comunità costiere. Il Fondo fornisce un cofinanziamento per assistere gli Stati membri nell’attuazione di progetti e programmi operativi, al fine di realizzare gli obiettivi della politica comune della pesca e della politica marittima integrata.

La politica comune della pesca contempla inoltre una serie di norme per la gestione delle flotte pescherecce europee e la conservazione degli stock ittici. Gli stock possono ricostituirsi ma sono limitati. Per prevenire lo sfruttamento eccessivo, agli Stati membri sono stati assegnati contingenti che limitano le catture di ciascuna specie. Per eliminare la dannosa pratica dei rigetti in mare da parte delle flotte pescherecce, è in corso l’attuazione graduale dell’obbligo di sbarco.

Ambiente

L’UE vanta norme ambientali tra le più rigorose al mondo, che proteggono la natura e la qualità di vita dei cittadini, promuovono un’economia più verde e favoriscono l’utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali.

Le sfide ambientali non conoscono confini. Ecco perché dobbiamo affrontarle con lo strumento della cooperazione sia all’interno dell’UE sia con il resto del mondo.

La tutela dell’ambiente e la promozione di una crescita sostenibile vanno di pari passo. La politica ambientale può svolgere un ruolo fondamentale nel creare occupazione e nello stimolare gli investimenti. Le innovazioni ecologiche possono essere applicate ed esportate, rendendo l’Europa più competitiva e migliorando la salute e il benessere dei cittadini.

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Che cosa fa l’UE

Il settimo programma di azione per l’ambiente dell’UE orienta la politica ambientale dell’Unione fino al 2020 e definisce la visione dell’UE per il 2050. Tale visione prevede, tra l’altro, che si possa vivere in un ambiente senza sprechi, in cui le risorse naturali siano gestite in modo sostenibile e la biodiversità sia protetta, valorizzata a ripristinata.

Il programma si concentra su tre elementi principali:

  • proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’UE;
  • trasformare l’UE in un’economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’impiego delle risorse, verde e competitiva; e
  • proteggere i cittadini dell’UE da pressioni e rischi d’ordine ambientale per la salute e il benessere.

L’UE si sta adoperando per salvaguardare le risorse naturali e arrestare il declino delle specie e degli habitat in pericolo. Natura 2000 è una rete di aree naturali protette dell’UE, in cui le attività umane sostenibili possono coesistere con specie e habitat rari e vulnerabili. L’acqua, l’inquinamento atmosferico e le sostanze chimiche sono tra le principali preoccupazioni dei cittadini riguardo all’ambiente. Per proteggere i cittadini da pressioni e da rischi di ordine ambientale per la salute e il benessere, la politica dell’UE mira a garantire acqua potabile sicura e acque di balneazione pulite, a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre l’inquinamento acustico e ad attenuare o eliminare gli effetti delle sostanze chimiche nocive.

Utilizzare materiali e risorse quanto più a lungo possibile e progettare prodotti destinati a durare più a lungo e più facili da riutilizzare e riciclare sono due degli obiettivi del piano d’azione dell’UE per l’economia circolare. Una delle pietre angolari del piano d’azione è costituita dalla strategia per la plastica, il cui obiettivo è rendere riutilizzabili o riciclabili tutti gli imballaggi di plastica nell’UE entro il 2030; la strategia prevede anche la riduzione della plastica monouso. Ripensare i cicli di vita dei prodotti contribuirà a una gestione più sostenibile di risorse preziose e aiuterà a ridurre al minimo gli sprechi e a rendere l’Europa più resiliente per quanto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime.

Le preoccupazioni riguardo all’ambiente non si fermano alle frontiere dell’UE. Mentre la popolazione mondiale continua a crescere, l’UE è in prima linea negli sforzi internazionali volti a promuovere uno sviluppo sostenibile. È necessario fare di più per mantenere puliti l’aria, gli oceani e altre risorse idriche, per utilizzare i terreni e gli ecosistemi in modo sostenibile e per mantenere il cambiamento climatico entro livelli gestibili.

Energia

Le politiche energetiche dell’UE mirano a garantire un approvvigionamento di energia sicuro, competitivo e a prezzi accessibili perseguendo al contempo gli obiettivi climatici dell’Unione.

L’Europa deve affrontare una serie di sfide importanti in materia di energia. Oltre all’obiettivo di base, ovvero garantire un approvvigionamento di energia sicuro in tutta l’UE a prezzi accessibili per tutti, si avverte sempre più la necessità di agevolare il passaggio da un’economia basata sui combustibili fossili a un sistema neutro sotto il profilo delle emissioni di carbonio, ossia la cosiddetta transizione verso l’energia pulita. L’economia deve inoltre diventare più efficiente sotto il profilo energetico, integrare l’innovazione e le nuove tecnologie, migliorare i collegamenti transfrontalieri nel settore dell’energia e ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia.

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Che cosa fa l’UE

Sebbene ogni Stato membro rimanga competente a definire la composizione della propria gamma energetica, il coordinamento delle norme a livello dell’UE permette un’impostazione comune che migliora l’effetto complessivo delle misure e consente all’UE di imporsi quali leader mondiale nella lotta al cambiamento climatico. Attraverso l’iniziativa «Energia pulita per tutti gli europei» l’UE sta aggiornando le norme comuni in maniera da agevolare e incoraggiare gli investimenti futuri e, dunque, accelerare la transizione verso l’energia pulita e contribuire ad attuare gli impegni assunti dall’UE nell’ambito dell’accordo di Parigi.

Decarbonizzare il sistema energetico dell’Unione europea è fondamentale per il conseguimento dei nostri obiettivi climatici, nel quadro del Green Deal europeo annunciato nel dicembre del 2019. La produzione e l’utilizzo di energia sono all’origine di oltre il 75% delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE.

Un’ulteriore iniziativa dell’UE è l’istituzione dell’Unione europea dell’energia, che è destinata a migliorare le sinergie con altri settori strategici quali i trasporti, la ricerca e l’innovazione, la digitalizzazione, l’economia circolare e la finanza sostenibile.

Affrontare queste sfide a livello dell’UE offrirà anche nuove opportunità per quanto riguarda la crescita e l’occupazione, la ricerca e un mercato dell’energia più competitivo e più sostenibile. Anche i consumatori dovrebbero trarne notevoli vantaggi in termini di diritto di cambiare fornitore di energia, riduzione della bolletta energetica delle famiglie e aspetti inerenti alla qualità della vita, come la diminuzione dell’inquinamento atmosferico.

Tra le altre politiche ed azioni che contribuiscono a garantire il raggiungimento degli obiettivi che l’UE si è prefissata figurano.

Per saperne di più: https://ec.europa.eu/energy/en

Affari esteri e politica di sicurezza

La politica estera e di sicurezza dell’UE consente all’Unione di esprimersi con una sola voce e di agire collettivamente sulla scena mondiale, permettendo agli Stati membri di affrontare sfide che non possono gestire da soli e garantendo ai cittadini dell’UE sicurezza e prosperità.

La politica è attuata dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (che è anche uno dei vicepresidenti della Commissione) e sostenuta dal Servizio europeo per l’azione esterna, il servizio diplomatico dell’UE. Le azioni esterne dell’UE si fondano sui principi che hanno ispirato la creazione e lo sviluppo dell’Unione e che l’UE intende promuovere in tutto il mondo, ovvero la pace, la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali.

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Che cosa fa l’UE

Nel 2016 l’alto rappresentante/vicepresidente ha presentato la strategia globale dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza, intesa ad accrescere la stabilità nel vicinato europeo e negli altri paesi, rafforzare la sicurezza e la difesa e gestire sfide quali la sicurezza energetica, l’immigrazione irregolare, il cambiamento climatico e il terrorismo. Nel settore della sicurezza e della difesa l’intervento dell’UE è stato particolarmente rapido con l’adozione, nel 2016, di un vasto pacchetto di misure in materia di sicurezza e difesa con il quale l’Europa si assumerà maggiori responsabilità in tali ambiti. La strategia globale definisce cinque priorità per l’azione dell’UE, che sono enunciate di seguito:

L’UE sostiene i paesi colpiti da crisi e conflitti. Nell’ambito della risposta internazionale alla crisi siriana è il principale donatore, avendo erogato oltre 11 miliardi di euro a sostegno del popolo siriano, e continua a sostenere gli sforzi internazionali volti a instaurare la pace in Medio Oriente favorendo la soluzione a due Stati che prevede uno Stato palestinese oltre a Israele. L’accordo raggiunto nel 2015 sul programma nucleare iraniano ha dimostrato il ruolo svolto dall’UE nel guidare i negoziati di pace per conto della comunità internazionale. Nel 2018 erano in corso 16 missioni civili e operazioni militari in tre continenti. Le operazioni di intervento sono decise congiuntamente dai ministri nazionali dei paesi dell’UE. Tra le iniziative di successo si annoverano le missioni dell’UE per il mantenimento della pace in diverse zone di crisi del mondo, l’addestramento delle forze di polizia, dell’esercito e delle guardie costiere, il sostegno alla costruzione dello Stato nelle situazioni postbelliche e la lotta alla pirateria nel Corno d’Africa. L’UE non dispone di un esercito permanente ma riunisce contingenti forniti dai suoi Stati membri sotto la bandiera dell’UE.

Il Fondo europeo per la difesa, varato nel 2017, coordina, integra e amplifica gli investimenti nazionali nel settore della difesa per aumentarne il rendimento e sviluppare tecnologie e materiali di difesa in modo da soddisfare le esigenze di sicurezza attuali e future.

Allargamento dell’UE

La prospettiva dell’adesione rappresenta un forte stimolo per le riforme democratiche ed economiche nei paesi che intendono diventare membri dell’UE.

L’UE è stata creata per promuovere la pace, la prosperità e i valori europei in tutto il continente. L’allargamento è il processo con il quale i paesi europei aderiscono all’Unione. Dal 1957, anno della sua fondazione, l’UE è passata da 6 a 27 Stati membri. Uno degli obiettivi dell’allargamento è intensificare la solidarietà tra i popoli dell’Europa e accrescere la loro prosperità e le loro opportunità, rispettandone e preservandone le diversità.

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Che cosa fa l’UE

Qualsiasi paese europeo può candidarsi all’adesione a condizione che rispetti i valori democratici dell’UE e si impegni a promuoverli. Un paese può aderire all’UE soltanto se soddisfa i criteri di adesione. La politica di allargamento è dunque volta a incoraggiare e aiutare i paesi a soddisfare tre criteri fondamentali:

  • stabilità politica, con cui le istituzioni politiche dei paesi garantiscono la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la protezione delle minoranze;
  • un’economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla concorrenza e alle forze di mercato nell’UE; e
  • capacità di assumere gli obblighi che comporta l’adesione, compresa l’adesione agli obiettivi di un’Unione politica, economica e monetaria.

Durante il processo di allargamento la Commissione aiuta i paesi che desiderano aderire all’UE a soddisfare i criteri necessari per l’adesione e li sostiene nell’attuazione delle relative riforme economiche e democratiche. Una volta che i negoziati e le riforme ad essi associate sono stati portati a termine con soddisfazione di entrambe le parti, il paese in questione può aderire all’UE, previo accordo di tutti gli Stati membri esistenti. I paesi attualmente candidati sono: Albania, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Turchia. La Bosnia-Erzegovina e il Kosovo* sono candidati potenziali.

La prospettiva dell’adesione è un importante motore di trasformazione della regione dei Balcani occidentali e contribuisce a promuovere la riconciliazione e la stabilità. All’inizio del 2018 è stata varata una nuova strategia che riconferma una prospettiva di allargamento credibile per i Balcani occidentali e annuncia l’impegno rafforzato dell’UE nella regione. Sebbene sia evidente che nessuno dei candidati è ancora pronto per l’adesione, in futuro gli Stati membri saranno più numerosi. I paesi candidati all’adesione devono dare la massima priorità allo Stato di diritto, alla giustizia e ai diritti fondamentali.

La Turchia è un importante partner dell’UE in settori essenziali quali l’immigrazione, la lotta al terrorismo, l’energia, i trasporti, l’economia e il commercio. Questo paese si sta tuttavia allontanando dai principi e dai valori fondamentali dell’UE e pertanto i negoziati per la sua adesione sono in una fase di stallo.

  • Tale designazione lascia impregiudicate le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244/1999 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.

La politica europea di vicinato

Elemento fondamentale della politica estera dell’UE, la politica europea di vicinato è imperniata sulla stabilizzazione della regione in termini politici, economici e di sicurezza.

La politica europea di vicinato regola i rapporti dell’UE con 16 dei paesi più vicini situati sui fianchi orientale e meridionale dell’Unione. Essa traduce la volontà dell’UE di far leva sugli interessi comuni con i paesi partner e l’impegno a collaborare in settori prioritari, come la promozione della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, il sostegno allo sviluppo economico, la creazione di un contesto più favorevole agli investimenti e il rafforzamento della coesione sociale. Il rafforzamento della resilienza a livello di Stato e di società dei paesi partner dell’UE costituisce una priorità di fronte alle minacce e alle pressioni cui tali paesi sono sottoposti, comprese le sfide connesse alla migrazione e alla mobilità.

European neighbourhood policy

Che cosa fa l’UE

La politica europea di vicinato offre un quadro per un partenariato più solido ed efficace basato su interessi comuni e interventi di entrambe le parti. I suoi obiettivi principali sono:

  • stabilizzare i paesi vicini attraverso politiche per lo sviluppo economico, l’occupazione e i giovani, i trasporti e la connettività energetica, la migrazione, la mobilità e la sicurezza;
  • promuovere gli interessi fondamentali dell’UE, ovvero il buon governo, la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani; e
  • facilitare la cooperazione a livello regionale, ad esempio attraverso il partenariato orientale e l’Unione per il Mediterraneo.

Le principali iniziative intraprese per l’attuazione pratica di tale politica sono:

  • il partenariato orientale: un’iniziativa comune volta ad approfondire e rafforzare le relazioni tra l’UE e sei dei suoi vicini orientali: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina; e
  • il partenariato meridionale: un quadro di cooperazione tra l’UE e dieci paesi partner: Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Palestina (*), Siria e Tunisia.

La cooperazione avviene a livello bilaterale (con singoli partner), a livello regionale (con due o più partner orientali o meridionali) o nell’ambito del vicinato, in base alla natura dell’azione. Lo strumento europeo di vicinato sostiene l’approccio globale dell’UE nei confronti dei suoi partner ed è il principale strumento finanziario dell’UE per la cooperazione con i paesi interessati dalla politica europea di vicinato nel periodo 2014-2020.

  • Tale designazione non si intende come riconoscimento di uno Stato di Palestina e lascia impregiudicate le singole posizioni degli Stati membri sulla questione.

Commercio

L’UE sostiene il libero scambio. Ogni miliardo di euro di esportazioni sostiene 14 000 posti di lavoro in Europa. L’UE si batte dunque per garantire mercati aperti e basati sulle regole, condizioni di parità e i più elevati standard internazionali.

L’UE è la prima potenza commerciale nonché una delle economie più aperte al mondo. Si prevede che il 90 % della futura crescita globale avrà luogo oltre i confini dell’Europa e un terzo del nostro reddito nazionale dipende dal commercio. L’UE è competente in via esclusiva a legiferare e concludere accordi commerciali internazionali in ambiti che rientrano nella sua politica commerciale comune, sulla base delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, per conto dei suoi Stati membri.

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Che cosa fa l’UE

La politica commerciale dell’UE riguarda gli scambi di merci e servizi ma anche materie quali gli aspetti commerciali della proprietà intellettuale e gli investimenti esteri diretti.

Gli accordi commerciali non sono fini a se stessi ma diffondono i valori e i principi europei nel mondo. Ecco perché tutti i nuovi accordi commerciali negoziati dall’UE contemplano clausole riguardanti lo sviluppo sostenibile, in particolare la tutela dell’ambiente e le condizioni di lavoro. I recenti accordi con il Giappone con il Messico e con il blocco del Mercosur sono i primi accordi commerciali ad includere un impegno relativo all’accordo di Parigi sul clima.

L’UE difende l’apertura e l’equità degli scambi commerciali e combatte il protezionismo. Si avvale di misure di difesa commerciale e di accesso al mercato per proteggere le sue imprese e i suoi cittadini dalla concorrenza sleale e dalle pratiche commerciali scorrette.

L’UE ha concluso accordi commerciali con 72 partner in tutto il mondo, ad esempio l’accordo economico e commerciale globale tra l’UE e il Canada, che ha abolito i dazi doganali sul 98 % dei prodotti, con un risparmio annuo per le imprese dell’UE fino a 590 milioni di euro. Nel 2019 l’UE ha concluso un nuovo accordo sul commercio con il blocco commerciale del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), ha firmato un accordo commerciale con il Vietnam e ha visto l’entrata in vigore dell’accordo commerciale con il Giappone. L’accordo con il Giappone potrebbe far aumentare le esportazioni dell’UE verso il Giappone di oltre un terzo e consentire un risparmio di un miliardo di euro in dazi doganali.

La Commissione gestisce i negoziati commerciali in modo trasparente, pubblicando sistematicamente testi negoziali, relazioni sulle tornate negoziali e documenti esplicativi, e riferisce periodicamente al Parlamento europeo e agli Stati membri.

L’UE difende l’apertura dei mercati, ma il suo sostegno al libero scambio non è ingenuo. Essa mantiene infatti un equilibrio tra l’apertura e la necessità di garantire che le norme siano rispettate e che le industrie dell’UE siano protette da pratiche commerciali sleali e ostacoli ingiustificati. Dal 2014 l’UE ha eliminato quasi 90 ostacoli all’accesso al mercato in paesi terzi che interessavano una serie di industrie ed esportazioni dell’UE, il cui valore ammonta a circa 8,2 miliardi di euro l’anno. Ha inoltre imposto più di 30 misure di difesa commerciale, tutelando oltre 350 000 posti di lavoro.

Cooperazione internazionale e sviluppo

Lo sviluppo è al centro della politica estera dell’Unione. Più di metà dei finanziamenti mondiali destinati alla cooperazione provengono dall’UE.

I rapporti dell’UE con il resto del mondo sono improntati alla solidarietà e alla cooperazione. Sfide quali il cambiamento climatico, l’estremismo violento, la tratta di esseri umani e l’immigrazione irregolare non conoscono confini. Soltanto attraverso la cooperazione con i paesi partner in via di sviluppo possiamo combattere la povertà estrema.

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Che cosa fa l’UE

L’UE considera la cooperazione allo sviluppo non una sorta di beneficenza, bensì un investimento in un futuro sostenibile e condiviso. Per tale ragione è tra i principali fautori dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, mentre il consenso europeo in materia di sviluppo, adottato dall’UE a maggio del 2017, definisce le modalità con cui l’UE intende concentrarsi su temi specifici, ovvero «le persone, il pianeta, la prosperità, la pace e il partenariato» nel perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Obiettivo dell’UE è affrontare le cause della povertà. Ciò non significato soltanto contribuire a garantire un accesso dignitoso al cibo, all’acqua, alle cure sanitarie, all’istruzione e alla terra, e non soltanto sviluppare infrastrutture vitali in materia di trasporti ed energia e garantire un ambiente pulito. Significa anche costruire e rafforzare la democrazia, i diritti umani (compresa la parità tra donne e uomini) e lo Stato di diritto. In assenza di questi elementi è impossibile realizzare società sicure e stabili nelle quali i cittadini possano prosperare e le imprese locali possano investire, crescere e generare posti di lavoro duraturi.

Le 140 missioni diplomatiche («delegazioni») dell’UE collaborano con i paesi partner in tutto il mondo per mettere a punto programmi a lungo termine. Una volta approvati dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, questi programmi sono gestiti sul campo mediante finanziamenti provenienti dal bilancio generale dell’UE e da uno speciale fondo, il Fondo europeo di sviluppo. Complessivamente, tra il 2014 e il 2020 l’UE mobiliterà finanziamenti esterni per un totale di circa 82 miliardi di euro attraverso sovvenzioni, appalti e sostegno ai bilanci nazionali e mediante il ricorso sempre più frequente ai finanziamenti dell’UE come «capitale di avviamento» per incoraggiare gli investimenti pubblici e privati a livello locale.

Aiuti umanitari e protezione civile

L’UE e i suoi Stati membri sono i maggiori erogatori di aiuti umanitari a livello mondiale e prestano e coordinano interventi di soccorso alle popolazioni delle regioni colpite da catastrofi in Europa e nel resto del mondo.

L’UE soccorre le popolazioni colpite dalle crisi. Nel 2017 ha erogato aiuti per 2,2 miliardi di euro a favore di oltre 120 milioni di persone in più di 80 paesi. L’UE intende:

  • salvare e preservare vite umane, prevenire e alleviare le sofferenze e salvaguardare l’integrità e la dignità delle popolazioni colpite da catastrofi naturali e crisi causate dall’uomo;
  • fornire una risposta rapida alle emergenze che si verificano all’interno e all’esterno del suo territorio;
  • ridurre i rischi di catastrofe, ad esempio ricorrendo a strategie volte ad attenuare le conseguenze del cambiamento climatico;
  • migliorare la preparazione alle catastrofi, ad esempio sviluppando sistemi di allarme rapido;
  • garantire una transizione agevole una volta conclusa un’operazione di emergenza, stabilendo un collegamento con le strategie di aiuto allo sviluppo;
  • rafforzare la resilienza generale delle popolazioni, ad esempio investendo in misure di preparazione alle calamità future; e
  • proteggere i minori vittima di catastrofi naturali o provocate dall’uomo e assicurare loro un futuro.
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Che cosa fa l’UE

L’UE risponde alle situazioni di crisi attraverso la direzione generale per la Protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (ECHO) della Commissione europea, che assicura l’erogazione rapida ed efficace dei soccorsi dell’UE attraverso i suoi due strumenti principali: gli aiuti umanitari e la protezione civile. L’UE è il primo donatore umanitario in molte crisi; tra i suoi interventi si annoverano.

  • soccorsi di emergenza agli sfollati interni alla Siria e ai rifugiati nei paesi vicini.
  • assistenza umanitaria ai rifugiati e agli sfollati interni in Grecia, Iraq, Turchia e Yemen.
  • progetti umanitari intesi a salvare vite umane nelle comunità più colpite del Sud Sudan e della Repubblica centrafricana.
  • assistenza alle comunità delle regioni soggette a catastrofi affinché siano meglio preparate ad affrontare e a superare le situazioni di calamità. Ogni euro speso per misure di preparazione consente di risparmiare fino a sette euro che sarebbero altrimenti spesi per affrontare le conseguenze immediate delle catastrofi.

L’UE invia squadre che forniscono assistenza in molte situazioni di crisi all’interno del suo territorio e nel resto del mondo tramite il meccanismo di protezione civile; di seguito alcuni esempi di intervento:

  • coordinamento e cofinanziamento dei costi di trasporto nell’ambito delle operazioni di spegnimento degli incendi che hanno colpito l’Europa con particolare intensità durante la stagione estiva del 2017;
  • invio di esperti, squadre e attrezzature nei paesi colpiti da eventi sismici (Iraq, Messico), alluvioni (Albania, Perù) ed epidemie (Bangladesh, Uganda) nel 2017;
  • aiuti alle popolazioni colpite dagli uragani Irma e Maria nella regione dei Caraibi a settembre del 2017.

Giustizia e diritti fondamentali

L’UE garantisce ai suoi cittadini una serie di diritti fondamentali e li protegge dalla discriminazione, mentre lo spazio comune di giustizia dell’UE contribuisce a risolvere i problemi giuridici transfrontalieri in cui si imbattono cittadini e imprese.

L’UE non è soltanto un mercato unico per i beni e i servizi. Gli europei condividono valori sanciti nei trattati dell’UE e nella Carta dei diritti fondamentali, che garantiscono una serie di diritti ai cittadini dell’UE (è automaticamente cittadino dell’Unione qualunque persona in possesso della cittadinanza di uno Stato membro dell’UE). L’UE inoltre semplifica la vita dei cittadini europei che studiano, lavorano o contraggono matrimonio in altri paesi dell’UE, gettando ponti tra i diversi sistemi giuridici nazionali. Grazie ad uno spazio comune di giustizia senza frontiere e senza soluzione di continuità i cittadini possono far valere una serie di diritti e avere accesso alla giustizia in tutto il continente.

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Che cosa fa l’UE

Questo corpus di diritti è garantito dall’UE attraverso.

  • norme volte a prevenire la discriminazione fondata su sesso, razza, origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale.
  • le nuove norme (il cosiddetto regolamento GDPR) che garantiscono il diritto di ogni persona alla tutela dei propri dati personali e che sono entrate in vigore a maggio del 2018.
  • la Carta dei diritti fondamentali, che riunisce tutti i diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini dell’UE. Tali diritti sono garantiti dall’Unione europea laddove è in gioco il diritto dell’UE.
  • le politiche dell’UE in materia di giustizia e diritti fondamentali: il coordinamento delle normative in materia di giustizia, la definizione di norme minime valide in tutta l’UE e l’accesso paritetico alla giustizia in tutti i paesi sono questioni fondamentali. Ad esempio, le vittime di reati dispongono di un insieme comune di diritti minimi ovunque si trovino nell’UE. Tale coordinamento aiuta inoltre i cittadini a esercitare il diritto di circolare liberamente e le imprese a commerciare e operare in tutto il mercato unico dell’UE.

L’UE si adopera anche per rafforzare la fiducia reciproca tra i giudici e le amministrazioni dei suoi Stati membri ai fini del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie. Ciò è particolarmente importante nei procedimenti civili ad esempio in materia di divorzio, affidamento dei minori e mantenimento dei figli. Eurojust facilita la cooperazione tra le autorità giudiziarie nazionali per contribuire a combattere forme gravi di criminalità quali la corruzione, il terrorismo e il traffico e lo spaccio di stupefacenti, mentre il mandato di arresto europeo ha sostituito le lunghe procedure di estradizione per consentire il rientro di persone indiziate o condannate nel paese in cui sono state o saranno sottoposte a processo. La Procura europea, di recente istituzione, che diventerà operativa nel 2020, avrà il compito di individuare, perseguire e rinviare a giudizio gli autori di reati ai danni del bilancio dell’UE, quali la frode, la corruzione e la frode transfrontaliera grave in materia di IVA.

Sicurezza alimentare

L’azione dell’UE nel settore della sicurezza alimentare protegge la salute delle persone, degli animali e delle piante dalla fattoria alla tavola, promuovendo al contempo lo sviluppo del settore alimentare europeo.

La politica dell’UE per la sicurezza alimentare mira a garantire la produzione o l’importazione nell’UE di alimenti sicuri e nutrienti, ottenuti da piante e animali sani, e a fare sì che l’industria alimentare, che è il più grande settore in Europa in termini di produzione e occupazione, possa operare nelle migliori condizioni possibili. L’UE tutela la salute ad ogni stadio della filiera alimentare prevenendo la contaminazione degli alimenti e promuovendo l’igiene alimentare, la salute delle piante e la salute e il benessere degli animali. Inoltre le norme dell’UE sull’etichettatura degli alimenti forniscono ai consumatori informazioni importanti per la loro salute.

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Che cosa fa l’UE

I principi di base della politica dell’UE per la sicurezza alimentare sono definiti nella legislazione alimentare generale dell’UE, che garantisce un livello elevato di protezione della salute umana e degli interessi dei consumatori, garantendo al contempo il funzionamento efficiente del mercato unico. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare fornisce consulenze scientifiche su questioni connesse agli alimenti per contribuire a tutelare le persone, gli animali, le piante e l’ambiente.

La legislazione alimentare generale ha inoltre istituito procedure e strumenti per la gestione delle crisi e delle emergenze. Ne è un esempio il sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi, che contribuisce a garantire che gli alimenti non conformi alla normativa europea siano ritirati dal commercio. Quando si registrano focolai importanti di malattie animali o casi di intossicazione alimentare a danno dei consumatori, le autorità dell’UE possono tracciare il percorso dei prodotti alimentari mediante il sistema informatico veterinario integrato TRACES (acronimo di Trade Control and Expert System).

L’UE garantisce inoltre la salute e il benessere degli animali nella catena agroalimentare. In caso di focolai di malattie animali, l’UE dispone di meccanismi che consentono di intervenire rapidamente. Le norme in materia di sanità delle piante proteggono le colture, i prodotti ortofrutticoli e le foreste dalla diffusione di parassiti nocivi e di malattie presenti all’interno dell’UE o provenienti da altri paesi.

Una riduzione degli sprechi alimentari ha un enorme potenziale in termini di risparmio di risorse e denaro e di riduzione dell’impatto ambientale degli alimenti. L’UE, che sta affrontando il problema dello spreco alimentare, garantisce anche la sicurezza degli alimenti chiarendo le proprie norme pertinenti per facilitare l’intervento di tutti gli attori (pubblici e privati) e promuovendo la condivisione delle innovazioni e delle migliori pratiche in questo ambito.

Consumatori

La politica dell’UE per i consumatori protegge i diritti dei consumatori, garantisce prodotti sicuri, aiuta i consumatori a operare scelte consapevoli nell’acquisto di prodotti e servizi e offre strumenti di risoluzione dei problemi.

Il mercato unico dell’UE offre ai consumatori una più vasta scelta nonché flessibilità, qualità e un buon rapporto qualità/prezzo, ma può anche creare difficoltà per i consumatori, soprattutto nei settori a rapido sviluppo quali le tecnologie digitali, l’energia e i servizi finanziari. La politica dell’UE per i consumatori garantisce che i diritti dei consumatori siano tutelati in caso di problemi incontrati nell’acquisto, anche online, di beni o servizi in altri paesi dell’UE. In tale modo l’UE contribuisce a infondere fiducia ai consumatori che vivono nel suo territorio, con vantaggi anche per le imprese che effettuano operazioni commerciali transfrontaliere nel mercato unico dell’UE.

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Che cosa fa l’UE

L’UE offre ai consumatori una serie di diritti concreti da far valere in caso di problemi.

  • Per tutte le modalità di trasporto sono stati fissati standard minimi per quanto riguarda i diritti dei passeggeri, anche relativamente alle informazioni, all’assistenza e agli indennizzi in caso di cancellazione o ritardo prolungato del viaggio.
  • I consumatori che effettuano acquisti online hanno 14 giorni di tempo per cambiare idea sull’acquisto e recedere dal contratto; possono restituire il prodotto entro due settimane ed essere rimborsati.
  • A giugno del 2017 sono state abolite le tariffe di roaming. Gli europei che viaggiano all’interno dell’UE possono effettuare chiamate, inviare sms e utilizzare servizi di dati in roaming allo stesso prezzo che pagano nel loro paese d’origine.
  • Se un articolo acquistato nell’UE (online o in un negozio) è diverso da come era stato reclamizzato o è difettoso, il consumatore ha il diritto di ottenerne almeno la riparazione o la sostituzione gratuita.
  • Dal 2016, grazie alle nuove norme dell’UE sui crediti ipotecari, gli annunci pubblicitari devono riportare informazioni chiare e i consumatori hanno diritto a ricevere informazioni tempestive prima di firmare un contratto.

L’UE fornisce inoltre assistenza per la risoluzione rapida ed efficiente delle controversie con gli operatori commerciali. Queste procedure rapide e a basso costo possono essere utilizzate sia per le controversie nazionali sia per quelle transfrontaliere. Attraverso la piattaforma di risoluzione delle controversie online i consumatori e gli operatori commerciali possono risolvere interamente online le controversie riguardanti gli acquisti effettuati in Internet. La rete dei Centri europei dei consumatori fornisce assistenza e consulenza gratuite ai consumatori in relazione agli acquisti effettuati all’estero.

Sono stati introdotti requisiti di sicurezza rigorosi per i giocattoli, le apparecchiature elettriche, i cosmetici e i prodotti farmaceutici; inoltre norme severe garantiscono il ritiro dei prodotti non sicuri dal mercato. Ogni anno più di 200 prodotti non sicuri sono notificati attraverso il sistema di allarme rapido dell’UE per prodotti pericolosi non alimentari.

Servizi bancari e finanziari

L’UE si sta adoperando per preservare la solidità e la sicurezza del sistema finanziario e per garantire che il mercato unico offra ai consumatori e alle imprese i prodotti finanziari di cui necessitano.

Le istituzioni e i mercati finanziari svolgono un ruolo vitale per la stabilità e la crescita dell’economia dell’UE. Forniscono finanziamenti alle famiglie e alle imprese, consentono ai cittadini di risparmiare e investire, offrono coperture assicurative contro una serie di rischi e facilitano i pagamenti.

In caso di dissesto del sistema finanziario, le ripercussioni possono essere molto ampie. La crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato che nessun paese dell’UE è in grado, da solo, di gestire il settore finanziario e di sorvegliare i rischi per la stabilità finanziaria. Sulla scia della crisi, l’UE ha attuato riforme ambiziose volte a rafforzare il sistema finanziario e la capacità dell’UE di far fronte ai futuri shock economici e finanziari. Ciò comporta tra l’altro il rafforzamento delle norme volte a proteggere i depositi in caso di fallimento degli istituti bancari.

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Che cosa fa l’UE

L’UE mira a costruire un settore finanziario solido e sicuro rafforzando la vigilanza degli istituti finanziari e regolamentando i prodotti finanziari complessi. La Commissione europea continua ad adoperarsi per preservare la stabilità e la resilienza del sistema finanziario e affrontare i rischi residui, mantenendo il quadro di regolamentazione al passo con gli sviluppi tecnologici ed economici.

Il codice unico ha introdotto norme comuni di vigilanza riguardanti i requisiti patrimoniali delle banche, una migliore protezione dei titolari di depositi e la gestione dei dissesti bancari. Grazie all’Unione bancaria, la vigilanza e la risoluzione delle crisi nel settore bancario sono state trasferite dal livello nazionale al livello dell’UE nei 19 Stati membri che appartengono all’eurozona. Con l’unione dei mercati dei capitali è stato instaurato il quadro necessario per mobilitare capitali in Europa e convogliarli verso tutte le imprese, anche di piccole e medie dimensioni, e i progetti infrastrutturali che necessitano di capitali per espandersi e creare posti di lavoro.

Non esiste ancora un mercato unico dell’UE pienamente integrato per i servizi finanziari destinati ai consumatori. Tali servizi sono erogati ancora essenzialmente a livello nazionale. Per tale ragione i consumatori incontrano difficoltà nell’accedere a prodotti finanziari quali conti bancari, carte di credito, mutui ipotecari e coperture assicurative oltre frontiera o nel trasferire tali prodotti. L’UE si sta adoperando per far funzionare meglio i servizi finanziari a vantaggio dei consumatori e dei piccoli investitori. Ad esempio ha adottato misure atte a garantire il diritto di accesso a conti bancari di base in tutta l’UE. Intende inoltre sfruttare ulteriormente il potenziale della digitalizzazione e degli sviluppi tecnologici per migliorare l’accesso dei consumatori ai servizi finanziari.

L’UE ha presentato un piano d’azione per la finanza sostenibile. Per «finanza sostenibile» si intende il finanziamento di investimenti che tengono conto di considerazioni ambientali, sociali e di governance. Questo piano fa parte degli sforzi messi in atto nell’ambito dell’Unione dei mercati dei capitali per collegare la finanza alle esigenze specifiche dell’economia europea, a vantaggio del pianeta e della nostra società. Si tratta inoltre di uno dei passi fondamentali verso l’attuazione dell’accordo di Parigi e dell’agenda dell’UE per lo sviluppo sostenibile.

Concorrenza

Le norme dell’UE in materia di concorrenza mirano a garantire a tutte le imprese condizioni di equa e leale concorrenza nel mercato unico a vantaggio dei consumatori, delle imprese e dell’economia europea nel suo complesso.

Insieme alle autorità nazionali garanti della concorrenza e ai giudici nazionali, la Commissione europea applica le norme e la politica di concorrenza dell’UE per garantire un’equa concorrenza tra le imprese. Ciò contribuisce a ridurre i prezzi e a migliorare la qualità, incoraggia l’innovazione e l’efficienza e offre ai consumatori una più vasta possibilità di scelta.

Che cosa fa l’UE

La Commissione interviene per quanto riguarda:

  • i cartelli o altri accordi illegali che le imprese stipulano per evitare di competere tra loro o fissare prezzi artificiosamente elevati;
  • casi nei quali operatori in posizione di forza abusano della loro posizione dominante sui mercati per tentare di eliminare i concorrenti dal mercato o praticare prezzi eccessivi;
  • fusioni e acquisizioni tra imprese che potrebbero determinare limitazioni della concorrenza nel mercato unico;
  • il sostegno finanziario (aiuti di Stato) fornito ad imprese dai governi dell’UE e suscettibile di falsare la concorrenza nel mercato unico favorendo alcune imprese a scapito di altre; e
  • la promozione di una cultura della concorrenza a livello internazionale per garantire alle imprese dell’UE una concorrenza leale sui mercati mondiali.

Le indagini dell’UE sulle pratiche anticoncorrenziali possono riguardare non soltanto le merci ma anche le professioni e i servizi. La Commissione controlla l’assistenza che i governi degli Stati membri forniscono alle imprese, al fine di garantire che non conferisca a talune imprese un indebito vantaggio rispetto ai concorrenti. Gli aiuti di Stato possono essere concessi se aiutano o promuovono le regioni svantaggiate, le piccole e medie imprese, la ricerca e lo sviluppo, la tutela dell’ambiente, la formazione, l’occupazione o la cultura.

Nel 2016 e nel 2017 la Commissione ha inflitto ammende ai componenti di un cartello formato da sei grandi aziende che producono oltre il 90 % degli autocarri medi e pesanti venduti in Europa: Scania, Daimler, DAF, Iveco, MAN e Volvo/Renault. Le ammende applicate alle sei imprese ammontavano complessivamente a 3,8 miliardi di euro. Questo importo è destinato al bilancio dell’UE e ridurrà pertanto il contributo a carico dei contribuenti.

Alle imprese di grandi dimensioni è fatto divieto di utilizzare il proprio potere contrattuale per imporre condizioni che renderebbero difficile ai loro fornitori o clienti intrattenere rapporti commerciali con i loro concorrenti. Ad esempio, nel 2017 la Commissione europea ha comminato un’ammenda di 2,42 miliardi di euro a Google per avere abusato della sua posizione dominante come motore di ricerca promuovendo il proprio servizio di acquisti comparativi nella pagina dei risultati di ricerca e retrocedendo i servizi di acquisti comparativi della concorrenza. A luglio del 2018 è stata inflitta a Google un’ulteriore ammenda di 4,34 miliardi di euro per avere imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android. Troverete altri casi all'indirizzo https://ec.europa.eu/competition/consumers/how/index_it.html.

Fiscalità

Mentre spetta ai governi nazionali fissare le aliquote e riscuotere le imposte, l’UE garantisce che i cittadini e le imprese degli altri Stati membri non siano oggetto di discriminazione e che le imposte non ostacolino il mercato unico dell’UE.

I governi degli Stati membri godono di un ampio margine di discrezionalità nell’elaborare le normative fiscali in base alle loro priorità nazionali. Tuttavia devono rispettare determinati principi fondamentali, quali la non discriminazione e il rispetto della libera circolazione delle merci e dei servizi nel mercato unico. Un numero crescente di imprese e cittadini svolge attività in diversi paesi, il che rende più facile sfruttare i mezzi giuridici per pagare meno tasse possibili («elusione fiscale») o non pagarle affatto («evasione fiscale»). I singoli paesi non possono da soli far fronte a questi problemi. Ecco perché gli Stati membri collaborano per garantire una tassazione equa.

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Che cosa fa l’UE

L’UE non ha un ruolo diretto nell’imposizione fiscale o nella fissazione delle aliquote d’imposta. Il suo ruolo è vigilare sulle norme fiscali nazionali per garantire che siano coerenti con determinate politiche dell’Unione, come quelle volte a:

  • promuovere la crescita economica e l’occupazione;
  • garantire la libera circolazione di merci, servizi e capitali nel mercato unico dell’UE;
  • fare sì che le imprese di un paese non godano di indebiti vantaggi rispetto ai concorrenti di altri paesi;
  • garantire che le imposte non discriminino i consumatori, i lavoratori o le imprese di altri paesi dell’UE.

Le decisioni dell’UE in materia fiscale richiedono il consenso dei governi di tutti gli Stati membri; in questo modo si tiene conto degli interessi di ogni paese dell’Unione. Per alcuni tributi, ad esempio l’imposta sul valore aggiunto o le accise sulla benzina, sul tabacco e sull’alcol, gli Stati membri hanno concordato di allineare in larga misura le rispettive norme e aliquote minime per evitare distorsioni della concorrenza all’interno del mercato unico.

La normativa fiscale di uno Stato membro non dovrebbe consentire ai cittadini o alle imprese di sottrarsi alla tassazione in un altro Stato membro. Per affrontare questo problema è necessario intervenire a livello dell’UE. In seguito all’adozione di un piano d’azione dell’UE del 2012, sono state adottate molte iniziative legislative contro la frode fiscale, l’evasione e l’elusione fiscale.

Anche lo stretto coordinamento tra le amministrazioni fiscali contribuisce ad impedire alle imprese di sfruttare le discrepanze tra i diversi sistemi nazionali per ridurre il proprio carico fiscale.

Dogane

Nell’unione doganale dell’UE tutti gli Stati membri collaborano per garantire la libera circolazione delle merci importate nell’UE e la loro sicurezza per le persone, gli animali e l’ambiente.

In un’unione doganale i paesi che vi partecipano applicano le stesse tariffe alle merci importate nel loro territorio dal resto del mondo e non applicano dazi internamente. Nel caso dell’UE, ciò significa che non si applicano dazi doganali alle merci trasportate da uno Stato membro all’altro.

La politica doganale dell’UE è uno dei pochi settori in cui l’Unione europea ha competenza esclusiva. La Commissione europea presenta proposte legislative inerenti agli affari doganali dell’UE e assicura l’attuazione della normativa adottata.

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Che cosa fa l’UE

Concretamente l’unione doganale dell’UE è gestita dai servizi doganali nazionali che agiscono come se fossero un’amministrazione unica. Tali servizi tutelano i consumatori dalle merci potenzialmente pericolose o nocive per la salute e proteggono gli animali e l’ambiente dalle malattie. Contribuiscono inoltre alla lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo e contrastano la sottrazione di tesori del patrimonio europeo.

I servizi doganali prevengono inoltre le esportazioni illegali di rifiuti, giacché la tutela dell’ambiente rientra tra i loro compiti fondamentali. Nell’unione doganale le imprese hanno la certezza che, indipendentemente dal paese di entrata delle merci nell’UE, saranno applicate le stesse norme e che le merci, una volta sdoganate, potranno circolare liberamente o essere vendute ovunque nel territorio doganale dell’UE.

Nel 2016, per esempio, gli oltre 2 000 uffici doganali dell’UE, attivi 365 giorni l’anno, hanno gestito quasi 313 milioni di dichiarazioni doganali.

La politica doganale dell’UE è attualmente imperniata sulle seguenti priorità:

  • garantire una collaborazione efficiente tra tutti gli Stati membri all’interno dell’unione doganale;
  • proporre leggi e procedure per garantire ai cittadini una migliore sicurezza e protezione e per agevolare il commercio legittimo;
  • aiutare i paesi dell’UE a scambiarsi informazioni che potrebbero essere utili ai servizi doganali; e
  • favorire la libera circolazione delle merci da uno Stato membro all’altro nel mercato unico dell’UE.

Cultura e media

L’UE intende preservare il patrimonio culturale condiviso dell’UE e renderlo accessibile a tutti. Sostiene le arti e lo sviluppo dei settori culturali e creativi dell’Unione, soprattutto attraverso il programma «Europa creativa».

La cultura e la creatività sono al centro del progetto europeo e della politica culturale dell’UE. Il vasto patrimonio culturale dell’Europa e i suoi vivaci settori creativi sono un’importante fonte di arricchimento per milioni di cittadini, che possono goderne e sviluppare un senso di identità.

L’UE intende tutelare il patrimonio culturale e la diversità culturale dei vari paesi e valorizzare il contributo dei settori culturali e creativi all’economia e alla società. La politica dell’UE è inoltre volta a rispondere a sfide comuni quali la transizione verso la produzione e i contenuti digitali o la promozione dell’innovazione nel settore culturale. La nuova agenda europea per la cultura prevede azioni concrete volte a sfruttare appieno il potenziale della cultura.

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Che cosa fa l’UE

Il programma Europa creativa, che mira, nell’arco di sette anni, a rafforzare i settori culturali e creativi europei, eroga finanziamenti per circa 3 700 organizzazioni culturali, 250 000 artisti e operatori culturali, oltre 7 000 sale cinematografiche, 2 800 film e 4 500 traduzioni di libri. Con un investimento di 1,46 miliardi di euro, questo programma intende:

  • promuovere la diversità linguistica e culturale dell’Europa;
  • stimolare la crescita economica e la competitività nei settori creativi;
  • aiutare i settori creativi e culturali a sfruttare al meglio le tecnologie digitali e a sviluppare nuovi modelli imprenditoriali; e
  • esporre alle opere creative un pubblico più vasto in Europa e nel mondo.

«Europa creativa» promuove inoltre iniziative quali i premi dell’UE per il patrimonio culturale, l’architettura, la letteratura e la musica, il marchio del patrimonio europeo e le capitali europee della cultura. L’obiettivo dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 era incoraggiare un maggior numero di persone a scoprire e lasciarsi coinvolgere dal patrimonio culturale dell’Europa, rafforzando il senso di appartenenza a un comune spazio europeo.

La Commissione coordina anche l’elaborazione delle politiche, la ricerca e la produzione di studi su una vasta gamma di temi, ad esempio l’alfabetizzazione ai nuovi media, la distribuzione digitale, la conservazione del patrimonio culturale e la cultura nelle relazioni esterne. Promuove inoltre la cooperazione e l’apprendimento reciproco fra gli Stati membri.

La politica dell’UE in materia di audiovisivi e media mira a garantire che, come gli altri beni e servizi, anche i mezzi audiovisivi (film, TV e video) siano soggetti alle norme vigenti a livello dell’UE affinché possano circolare liberamente e in condizioni eque nel mercato unico, a prescindere dalle modalità di diffusione. L’UE sostiene inoltre la produzione e la distribuzione di film europei e di altri contenuti, con l’obiettivo di promuovere la diversità culturale.

Gioventù

Attraverso le sue politiche e i suoi programmi per la gioventù, l’UE mira a garantire ai giovani la piena partecipazione in tutti i settori della società e ad offrire loro maggiori opportunità nell’istruzione e nel mercato del lavoro.

L’inclusione sociale dei giovani è fondamentale per la società e la vita democratica in Europa. La strategia dell’UE per la gioventù promuove il passaggio all’età adulta, la salute e il benessere dei giovani, la loro partecipazione alla società e il loro coinvolgimento in attività di volontariato e di solidarietà, nonché l’occupazione e l’imprenditorialità giovanili. Le politiche dell’UE per la gioventù offrono inoltre ai giovani la possibilità di colmare eventuali lacune a livello di istruzione e di competenze, consentendo loro di adattarsi meglio alle sfide e di contribuire a un cambiamento positivo della società. Tale aspetto è particolarmente importante in quanto la disoccupazione giovanile è ancora notevolmente elevata.

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Che cosa fa l’UE

L’UE gestisce diversi programmi e iniziative con l’obiettivo di aiutare i giovani d’Europa a svolgere un ruolo più attivo nella società e a trarre vantaggio da un’esperienza all’estero. In particolare sono stati istituiti i seguenti programmi.

  • Erasmus+, il programma dell’UE a sostegno dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport in Europa. Con una dotazione di 14,7 miliardi di euro, offre a più di 4 milioni di europei la possibilità di acquisire conoscenze e competenze attraverso esperienze di studio, tirocinio, apprendistato, scambi giovanili, insegnamento, formazione, lavoro giovanile e sport all’estero.
  • La Commissione sottolinea la necessità di un dialogo strutturato quale mezzo di comunicazione tra i giovani e i decisori politici al fine di conoscere direttamente il punto di vista dei giovani sulle politiche che essi ritengono importanti. Il dialogo strutturato si articola in cicli di 18 mesi; ciascun ciclo è incentrato su un tema specifico e offre ai giovani la possibilità di far sentire la propria voce.
  • Il programma Erasmus per giovani imprenditori contribuisce a fornire a nuovi o giovani imprenditori europei le competenze necessarie per avviare e gestire una piccola impresa.
  • Il Corpo europeo di solidarietà è un’iniziativa dell’UE che intende offrire ai giovani la possibilità di dimostrare la loro solidarietà partecipando ad attività nel proprio paese o all’estero a favore di comunità e cittadini in Europa.
  • Con una dotazione di 8,8 miliardi di euro, la garanzia per i giovani sostiene l’occupazione giovanile garantendo che tutti i giovani di età inferiore ai 25 anni ricevano un’offerta concreta e qualitativamente valida di impiego, apprendistato, tirocinio o formazione permanente entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall’inizio del periodo di disoccupazione.

Il portale europeo per i giovani informa su queste e altre iniziative rivolte ai giovani europei; anche EURES, il portale europeo della mobilità Professionale, contribuisce a mettere in contatto le persone in cerca d’impiego e le imprese che offrono lavoro.

Sport

L’UE promuove i benefici per la salute e i valori positivi associati allo sport, sostiene la cooperazione tra i responsabili politici e il dialogo con le organizzazioni sportive e affronta problemi quali il doping, le partite truccate e la violenza.

Lo sport e l’attività fisica sono parte integrante della vita di milioni di europei. Oltre a promuovere il benessere e una salute migliore, lo sport può aiutare ad affrontare problemi come il razzismo, l’esclusione sociale e l’ineguaglianza di genere. Lo sport genera inoltre notevoli benefici economici ed è uno strumento importante nelle relazioni esterne dell’UE. La politica dell’UE in materia di sport è ora portata avanti principalmente attraverso il programma Erasmus+.

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Che cosa fa l’UE

L’UE punta sullo sport come mezzo per mantenere le persone in buona salute, creare comunità, alimentare l’inclusione sociale e promuovere le pari opportunità.

  • Erasmus+ cofinanzia iniziative che contribuiscono a elaborare, condividere e attuare idee e pratiche innovative per promuovere lo sport di base. «Erasmus+ Sport» contribuisce a sviluppare la dimensione europea dello sport, rafforzando la cooperazione tra le organizzazioni sportive, le autorità pubbliche e altri soggetti.
  • Lo sport può aiutare a superare le barriere sociali, responsabilizzare le persone e consentire di sviluppare capacità di leadership. Gli Stati membri dell’UE che richiedono sovvenzioni a titolo del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo di sviluppo regionale sono incoraggiati a includere progetti che promuovano l’inclusione sociale attraverso lo sport. Il premio #BeInclusive EU Sport Awards è un riconoscimento conferito alle organizzazioni che sfruttano la forza dello sport per favorire l’inclusione sociale di gruppi svantaggiati.
  • La settimana europea dello sport stimola gli europei ad essere attivi nella vita quotidiana.
  • La Commissione europea esorta le organizzazioni sportive ad attuare i principi del buon governo.
  • La Commissione europea sta gradualmente integrando lo sport negli accordi bilaterali con paesi terzi.

La cooperazione tra gli Stati membri nel settore dello sport è concordata attraverso un piano di lavoro pluriennale dell’UE per lo sport. Il più recente, che riguarda il periodo 2017-2020, stabilisce tre priorità: integrità dello sport, dimensione economica dello sport e rapporto tra sport e società. La Commissione europea collabora con gli Stati membri e le parti interessate per promuovere il ruolo dello sport e trovare soluzioni ai problemi incontrati dallo sport europeo.

L’indagine Eurobarometro sullo sport e l’attività fisica rivela che i cittadini dell’UE non svolgono sufficiente attività fisica. La politica dell’UE per la salute promuove l’attività fisica sia attraverso la condivisione di buone pratiche tra i paesi dell’UE e le parti interessate, sia tramite la piattaforma d’azione dell’UE per l’alimentazione, l’attività fisica e la salute, che offre un forum per affrontare le tendenze negative.

Gli orientamenti dell’UE in materia di attività fisica (2008) e la raccomandazione del Consiglio sulla promozione trasversale ai settori dell’attività fisica salutare (2013) illustrano le modalità con le quali le politiche nazionali possono incoraggiare l’attività fisica. L’«appello di Tartu per uno stile di vita sano» (2017) comprende un elenco di 15 azioni volte a promuovere stili di vita sani.

Bilancio

Il bilancio dell’UE contribuisce a realizzare ciò che è più importante per i cittadini europei. Mettendo in comune alcune risorse a livello dell’UE, gli Stati membri possono realizzare più di quanto sarebbero in grado di fare agendo da soli.

Il bilancio dell’UE sostiene un’ampia gamma di politiche attuate in seno all’Unione e ha aiutato l’UE a consolidare il suo forte ruolo sulla scena internazionale come leader nella lotta al cambiamento climatico e come principale donatore di aiuti umanitari e allo sviluppo nel mondo.

Durante la crisi economica e finanziaria il bilancio dell’UE si è rivelato un valido strumento per sostenere gli investimenti. Con i bilanci nazionali di molti Stati membri messi sotto forte pressione, il bilancio dell’UE, e in particolare i fondi strutturali, sono diventati, dopo la crisi del 2008, un fattore di stabilizzazione, grazie agli investimenti nella crescita e nell’occupazione. Più di recente il bilancio ha inoltre sostenuto la gestione delle frontiere esterne dell’UE e la risposta europea alla crisi dei rifugiati e alla minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dal terrorismo.

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Che cosa fa l’UE

L’UE definisce piani di bilancio a lungo termine che forniscono una base stabile per l’esecuzione del bilancio su un periodo di almeno cinque anni. L’attuale bilancio a lungo termine dell’UE, che riguarda il periodo 2014-2020, consente all’UE di investire nel periodo indicato circa 1 000 miliardi di euro. A maggio del 2018 la Commissione europea ha presentato la sua proposta di bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027.

Il bilancio annuale è deciso democraticamente. Dapprima la Commissione europea propone un progetto di bilancio. Successivamente i governi nazionali (mediante il Consiglio dell’Unione europea) e il Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini, approvano il bilancio dell’UE, solitamente prima dell’inizio dell’anno. Il 94 % circa del bilancio è speso negli Stati membri, principalmente per promuovere la crescita e l’occupazione in Europa, nonché nel resto del mondo per aiuti umanitari e allo sviluppo, mentre appena il 6 % è destinato all’amministrazione dell’UE.

Il bilancio annuale dell’UE per il 2019 ammontava a circa 165,8 miliardi di euro: un importo ingente in termini assoluti ma che rappresenta appena l’1 % della ricchezza generata ogni anno dalle economie dell’UE. L’80 % circa del bilancio dell’UE è finanziato mediante contributi nazionali basati sul reddito nazionale lordo e sull’imposta sul valore aggiunto.

In seguito a una raccomandazione annuale del Consiglio, il Parlamento europeo decide se concedere il «discarico», ovvero l’approvazione finale dell’esecuzione del bilancio dell’UE da parte della Commissione. Tale procedura garantisce la piena trasparenza e responsabilità. La concessione del discarico determina la chiusura formale dei conti relativi a un determinato anno.

Prevenzione delle frodi

L’Ufficio europeo per la lotta antifrode assicura il corretto uso del denaro dei contribuenti svolgendo indagini su casi di frode, corruzione e attività illecite riguardanti finanziamenti dell’UE.

La corruzione e la frode possono nuocere gravemente all’economia e minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei processi democratici. La corruzione istituzionale, tuttavia, non è l’unica minaccia. Il contrabbando di sigarette, l’evasione dei dazi sulle importazioni di calzature e abbigliamento, l’erogazione di sussidi per la coltivazione di arance ad aziende agricole inesistenti sono soltanto alcuni dei numerosi esempi di frodi, di grande o modesta entità, ai danni dei contribuenti europei.

Per contrastare queste minacce, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) indaga sui casi di frode, corruzione e altre attività illecite riguardanti i finanziamenti dell’UE, nonché sui casi di grave inadempimento degli obblighi professionali da parte del personale dell’UE e dei membri delle istituzioni dell’Unione. Assiste inoltre le istituzioni nella formulazione e attuazione di politiche di prevenzione e individuazione delle frodi. L’OLAF fa parte della Commissione europea ma svolge il suo mandato investigativo in modo indipendente.

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Che cosa fa l’UE

In presenza di un fondato sospetto di corruzione o di frode nell’uso dei fondi dell’UE, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode avvia un’indagine. Queste indagini possono comportare interrogazioni e ispezioni dei locali. L’OLAF, inoltre, coordina in tali casi le ispezioni effettuate dagli uffici antifrode degli Stati membri interessati.

Al termine dell’indagine l’OLAF raccomanda l’adozione di misure da parte delle istituzioni dell’UE e dei governi nazionali interessati: ciò comporta di solito l’avvio di indagini penali, recuperi finanziari o altri provvedimenti disciplinari. Infine controlla le modalità di attuazione di queste raccomandazioni.

Le autorità doganali nazionali svolgono periodicamente, in collaborazione con l’OLAF (e con altre agenzie dell’UE), operazioni doganali congiunte per combattere il contrabbando e le frodi in taluni settori ad alto rischio e su determinate rotte. Ad esempio, nel 2017 le operazioni doganali congiunte finanziate dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode hanno condotto al sequestro di 75 milioni di sigarette e di decine di migliaia di altri prodotti contraffatti.

In stretta collaborazione con la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea, l’OLAF contribuisce inoltre all’elaborazione, al monitoraggio e all’attuazione delle politiche antifrode dell’UE.

3 Come funziona l’Unione europea: dalle decisioni alle azioni concrete

1 CHI FA COSA

L’Unione europea si fonda sul principio dello Stato di diritto. Ciò significa che ogni azione intrapresa dall’UE si basa su trattati approvati volontariamente e democraticamente da tutti i paesi dell’UE. I trattati sono negoziati e concordati da tutti gli Stati membri dell’UE e poi ratificati dai rispettivi parlamenti o tramite referendum.

I trattati stabiliscono gli obiettivi dell’Unione europea e le norme che disciplinano l’operato delle istituzioni dell’UE, le modalità del processo decisionale e le relazioni tra l’Unione e i suoi Stati membri. Sono stati modificati ogni qual volta un nuovo Stato membro ha aderito all’Unione. Sono inoltre stati modificati varie volte per riformare le istituzioni dell’Unione europea e assegnare all’UE nuovi settori di competenza.

L’ultimo trattato di modifica, il trattato di Lisbona, è entrato in vigore il 1º dicembre 2009. I trattati precedenti sono oggi integrati nell’attuale versione consolidata, che comprende il trattato sull’Unione europea e il trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Più di recente l’UE ha concordato il trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’unione economica e monetaria, un trattato intergovernativo che obbliga i paesi partecipanti a dotarsi di norme rigorose atte a garantire l’equilibrio dei bilanci pubblici e che rafforza la governance dell’eurozona.

Il processo decisionale a livello dell’EU coinvolge varie istituzioni europee, in particolare:

Anche gli organi consultivi (il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni) e i parlamenti nazionali svolgono un ruolo importante.

In generale la Commissione europea propone nuove leggi, il Parlamento europeo e il Consiglio (chiamato anche Consiglio dell’Unione europea) le approvano, dopodiché gli Stati membri e l’istituzione o le istituzioni dell’UE interessate le applicano.

Il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo è eletto direttamente dai cittadini dell’UE ogni cinque anni. Ogni Stato membro elegge un determinato numero di membri del Parlamento (eurodeputati); i seggi sono attribuiti in base alla popolazione di ciascuno Stato membro. Il Parlamento europeo si riunisce a Bruxelles e a Strasburgo. L'attuale presidente è David Sassoli.

I deputati europei si organizzano in gruppi politici e in comitati che esaminano le nuove proposte legislative in diversi settori politici.

Nell’ambito del processo decisionale il Parlamento:

  • approva, modifica o respinge, insieme al Consiglio dell’Unione europea, le proposte legislative presentate dalla Commissione europea. Inoltre condivide con il Consiglio la responsabilità di adottare il bilancio dell’UE (proposto dalla Commissione europea);
  • decide in merito agli accordi internazionali;
  • decide in merito all’adesione di nuovi paesi all’UE;
  • elegge il presidente della Commissione, sulla base di una proposta presentata dagli Stati membri, e approva il collegio dei commissari;
  • riesamina il programma di lavoro della Commissione e invita quest’ultima a presentare proposte legislative.

Il lavoro del Parlamento si articola in due fasi principali:

  • le commissioni preparano gli atti legislativi: il Parlamento europeo conta venti commissioni e due sottocommissioni, ognuna delle quali si occupa di un determinato settore. Le commissioni esaminano le proposte legislative, mentre gli eurodeputati e i gruppi politici possono presentare emendamenti o proporre di respingere le proposte di legge. Tali questioni sono discusse anche in seno ai gruppi politici prima che essi decidano come votare in relazione a un determinato tema;
  • il Parlamento riunito in seduta plenaria approva, modifica o respinge le proposte legislative: in questa fase tutti gli eurodeputati si riuniscono nell’emiciclo per esprimere un voto finale sulla proposta legislativa e sugli emendamenti proposti. Solitamente queste tornate plenarie si tengono a Strasburgo, mentre eventuali tornate ulteriori si tengono a Bruxelles.

I lavori dell’ottava legislatura del Parlamento europeo si sono conclusi il 18 aprile 2019. Con le elezioni dirette che si sono tenute dal 23 al 26 maggio, i cittadini degli Stati membri dell’UE hanno eletto gli eurodeputati che compongono la nuova Assemblea. Per ulteriori informazioni sui risultati delle elezioni europee del 2019 e sulla composizione del nuovo Parlamento, si veda il sito web del Parlamento europeo.

Il Consiglio europeo

Il Consiglio europeo, con sede a Bruxelles, è composto dai capi di Stato o di governo di tutti gli Stati membri dell’UE, dal presidente della Commissione europea e dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza.

Il Consiglio europeo riunisce i leader dell’UE per definire l’agenda politica dell’Unione. Rappresenta il livello più elevato di cooperazione politica tra gli Stati membri dell’UE. Il Consiglio europeo assume la forma di riunioni di vertice (solitamente trimestrali) tra i leader dell’UE, presiedute dal presidente del Consiglio europeo. Il presidente può anche convocare riunioni aggiuntive per discutere di questioni urgenti. Nel luglio 2019 il Consiglio europeo ha eletto come presidente per il periodo dal 1º dicembre 2019 al 31 maggio 2022 Charles Michel.

Il Consiglio europeo in genere adotta le decisioni all’unanimità o in alcuni casi a maggioranza qualificata.

Il Consiglio europeo:

  • decide gli orientamenti generali e le priorità politiche dell’UE ma non adotta atti legislativi;
  • si occupa di questioni complesse o delicate che non possono essere risolte a livelli inferiori di cooperazione intergovernativa;
  • definisce la politica estera e di sicurezza comune dell’UE, tenendo conto degli interessi strategici dell’UE e delle implicazioni per la difesa;
  • designa e nomina i candidati a determinati ruoli di alto profilo dell’UE, quali il presidente della Commissione europea e il presidente della Banca centrale europea.

Su ciascuna questione il Consiglio europeo può:

  • invitare la Commissione europea a presentare una proposta;
  • deferire la questione al Consiglio dell’Unione europea.

Il Consiglio

Insieme al Parlamento europeo, il Consiglio, noto anche come Consiglio dell’Unione europea, è il principale organo decisionale dell’UE. Nel Consiglio i ministri dei governi di ciascuno Stato membro si riuniscono per discutere, modificare e adottare la legislazione e coordinare le politiche. I ministri sono autorizzati a impegnare i rispettivi governi ad intraprendere le azioni concordate nelle riunioni. La presidenza del Consiglio è assunta a turno dagli Stati membri dell’UE ogni sei mesi; il presidente presiede tutte le riunioni del Consiglio e ne definisce l’ordine del giorno.

Il Consiglio:

  • negozia e adotta le leggi dell’UE insieme al Parlamento europeo sulla base delle proposte della Commissione europea;
  • coordina le politiche dei paesi dell’UE;
  • elabora la politica estera e di sicurezza dell’UE sulla base degli orientamenti del Consiglio europeo;
  • conclude accordi tra l’UE e altri paesi o organizzazioni internazionali;
  • approva il bilancio annuale dell’UE insieme al Parlamento europeo.

Partecipano alle riunioni i ministri competenti per la materia in discussione. Ad esempio, i ministri dell’Ambiente si riuniscono nel Consiglio «Ambiente». I ministri si riuniscono varie volte durante l’anno per adottare decisioni relative all’UE, mentre incontri tra funzionari governativi per discutere i dettagli delle politiche hanno luogo tutto l’anno.

Di norma le decisioni sono adottate a maggioranza qualificata, ossia il 55 % degli Stati membri in rappresentanza di almeno il 65 % della popolazione totale dell’UE. Tuttavia talune materie quali la politica estera e la fiscalità richiedono l’unanimità (tutti i paesi a favore), mentre per le questioni procedurali e amministrative è richiesta la maggioranza semplice.

Il Consiglio non deve essere confuso con il Consiglio d’Europa, che non è un organo dell’Unione europea ma un’organizzazione internazionale istituita al fine di promuovere la democrazia e tutelare i diritti umani e lo Stato di diritto in Europa. Del Consiglio d’Europa fanno parte 47 paesi europei, tra cui gli Stati membri dell’UE.

La Commissione europea

La Commissione europea è la principale istituzione incaricata della gestione quotidiana delle attività dell’UE. È l’unica istituzione dell’UE autorizzata a presentare proposte di legge (spesso su richiesta del Parlamento europeo o del Consiglio), anche se sono il Parlamento europeo e il Consiglio a votarle. La maggioranza del personale della Commissione lavora nelle sedi di Bruxelles e Lussemburgo; esistono tuttavia uffici di rappresentanza in tutte le capitali degli Stati membri.

La Commissione si compone del collegio dei 27 commissari (uno per Stato membro), inclusi il presidente Ursula von der Leyen e i vicepresidenti.

Una volta che il presidente della Commissione è stato designato, il Consiglio dell’Unione europea, di comune accordo con il presidente, designa gli altri 26 membri della Commissione, quindi il collegio dei commissari è sottoposto al voto di approvazione del Parlamento europeo. I commissari costituiscono la guida politica della Commissione durante il mandato quinquennale. Il presidente attribuisce a ogni commissario la responsabilità per settori politici specifici.

Il personale della Commissione è equiparabile alla funzione pubblica di uno Stato membro ed è organizzato in dipartimenti, noti come direzioni generali e servizi, analoghi ai ministeri nazionali.

Le decisioni della Commissione sono adottate sulla base del principio della responsabilità collettiva dei commissari. Tutti i commissari hanno lo stesso peso nel processo decisionale e sono ugualmente responsabili delle decisioni adottate. Essi non hanno alcun potere decisionale individuale, salvo laddove autorizzato in determinate situazioni.

Tra i commissari si contano otto vicepresidenti (inclusi tre vicepresidenti esecutivi e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza), che ricoprono tale incarico in aggiunta ai rispettivi portafogli. I vicepresidenti agiscono a nome del presidente e coordinano i lavori nel loro settore di competenza, insieme a diversi commissari. Gli orientamenti politici presentati dalla presidente von der Leyen nel luglio 2019 si concentrano su sei tematiche ambiziose per l'Europa.

In generale le decisioni sono adottate per consenso, ma possono anche avere luogo delle votazioni. In tal caso le decisioni sono adottate a maggioranza semplice e ogni commissario esprime un voto. La direzione generale pertinente si fa quindi carico della questione. Di solito ciò avviene attraverso progetti di proposte legislative.

Comitati consultivi

I comitati consultivi (il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni) svolgono un ruolo consultivo nei confronti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, formulando pareri sulle proposte di atti legislativi. Il Comitato economico e sociale europeo rappresenta la società civile organizzata, mentre il Comitato delle regioni rappresenta gli enti locali e regionali.

Parlamenti nazionali

I 27 parlamenti nazionali degli Stati membri contribuiscono al buon funzionamento dell’UE effettuando un controllo sui rispettivi governi in relazione alle attività dell’Unione europea e dispongono di una serie di diritti, tra cui il diritto di esprimere le proprie riserve in relazione ai progetti di atti legislativi.

I parlamenti nazionali trasmettono alla Commissione pareri motivati qualora rilevino che un determinato progetto di atto legislativo non rispetti il principio di sussidiarietà. Se sono soddisfatte determinate condizioni, la Commissione riesamina la sua proposta e spiega pubblicamente i motivi per cui intende mantenerla, modificarla o ritirarla.

La Commissione mantiene inoltre un dialogo politico costante con i parlamenti nazionali, che le trasmettono i loro pareri su qualunque sua iniziativa legislativa o politica o, di propria iniziativa, su qualunque tema politico.

Banca centrale europea e Banca europea per gli investimenti

La Banca centrale europea è un’istituzione indipendente dell’unione economica e monetaria in cui sono rappresentati tutti gli Stati membri dell’UE. Adotta le sue decisioni senza interpellare i governi o le altre istituzioni dell’UE e senza seguirne le istruzioni. Il suo obiettivo principale è mantenere la stabilità monetaria nella zona euro garantendo che l’inflazione dei prezzi al consumo rimanga stabile e contenuta.

La Banca europea per gli investimenti è la banca dell’Unione europea. È di proprietà degli Stati membri e il suo obiettivo è erogare prestiti per investimenti che perseguono gli obiettivi dell’UE. La sua priorità è accrescere il potenziale di crescita e di occupazione dell’UE e sostenere l’azione per il clima e le politiche dell’UE oltre i confini dell’Unione.

Agenzie dell’Unione europea

Nel suo lavoro l’Unione europea si avvale di una serie di agenzie dell’UE, che sono entità giuridiche separate, istituite per svolgere compiti specifici in base al diritto dell’Unione. Le agenzie si occupano di questioni e problemi che incidono sulla vita quotidiana di tutti coloro che vivono nell’UE. Svolgono un ruolo importante, in quanto forniscono alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri conoscenze specializzate in settori disparati, ad esempio la sicurezza informatica, la sicurezza degli alimenti e dei medicinali, la tutela dell’ambiente, i diritti fondamentali e la sicurezza delle frontiere.

2 IL PROCESSO DECISIONALE

Al processo decisionale dell’UE partecipano varie istituzioni, in primis il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea.

Solitamente la Commissione propone nuovi atti legislativi e successivamente il Parlamento europeo e il Consiglio li adottano. In talune circostanze l’iter si svolge internamente al Consiglio.

Al fine di fare sì che le azioni dell’UE conseguano i loro obiettivi con la massima efficienza, la Commissione europea valuta gli effetti attesi ed effettivi delle politiche, della legislazione e di altre misure importanti. La Commissione, inoltre, coinvolge cittadini e parti interessate in ogni fase del ciclo politico, dalla pianificazione alla proposta fino all’attuazione, al riesame e alla successiva revisione.

Per annunciare nuove iniziative legislative o valutazioni programmate della legislazione vigente, la Commissione europea pubblica valutazioni d’impatto iniziali e tabelle di marcia. Le conseguenze potenziali, sul piano economico, sociale e ambientale, delle misure proposte sono analizzate e illustrate nelle valutazioni d’impatto che accompagnano le proposte legislative.

Che ne è della legislazione o delle iniziative già in essere? Trascorso un periodo di attuazione sufficiente, le iniziative sono sottoposte a una valutazione che ha lo scopo di verificarne i risultati sulla base di criteri standard. Nel quadro di tale attività, il programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT) individua possibili riduzioni dei costi della regolamentazione e semplificazioni della normativa vigente.

Esistono diversi tipi di atti legislativi, che si applicano con modalità diverse.

  • Il regolamento è un atto giuridico a carattere vincolante che si applica direttamente in tutti gli Stati membri. Non ha bisogno di essere recepito nell’ordinamento nazionale degli Stati membri, anche se talvolta è necessario modificare la legislazione nazionale affinché non sia in contrasto con il regolamento in questione.
  • La direttiva è un atto legislativo che impone agli Stati membri, o a un gruppo di Stati membri, di realizzare un determinato obiettivo. Solitamente le direttive acquistano efficacia solo dopo essere state trasposte nell’ordinamento nazionale. Si noti che la direttiva precisa il risultato da conseguire, ma spetta ai singoli Stati membri decidere con quali modalità conseguirlo.
  • La decisione può essere indirizzata agli Stati membri, a gruppi di persone o persino a singoli cittadini ed è vincolante in ogni sua parte. Le decisioni sono prese, ad esempio, per le proposte di fusioni tra imprese.
  • Le raccomandazioni e i pareri consentono alle istituzioni dell’UE di rendere nota agli Stati membri, e in alcuni casi a singoli cittadini, la propria posizione, che non è vincolante e non determina alcun obbligo giuridico a carico della persona fisica o giuridica destinataria.

Ogni nuova proposta legislativa dell’UE è presentata ai sensi di un determinato articolo di un trattato, che rappresenta la base giuridica della proposta e che determina la procedura legislativa da seguire.

La maggior parte della legislazione è adottata secondo la cosiddetta procedura legislativa ordinaria.

Procedura legislativa ordinaria

La procedura legislativa ordinaria, nota altresì come procedura di codecisione, è la procedura utilizzata più di frequente per l’adozione della legislazione dell’UE. Nell’ambito di tale procedura, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno pari voce in capitolo e gli atti legislativi adottati sono atti congiunti di queste due istituzioni. La procedura legislativa ordinaria si applica alla stragrande maggioranza degli atti legislativi dell’UE, che disciplinano una vasta gamma di settori quali i diritti dei consumatori, la tutela dell’ambiente e i trasporti. Nel quadro di tale procedura, la Commissione presenta una proposta, che deve essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Dopo la presentazione della proposta, la procedura prevede le seguenti fasi.

Prima lettura

  • Il Parlamento europeo discute la proposta in seno alle sue commissioni, nelle quali sono presentati e votati eventuali emendamenti. La proposta è quindi sottoposta all’esame del Parlamento europeo riunito in seduta plenaria, che vota la proposta e i relativi emendamenti.
  • Il Consiglio e gli Stati membri esaminano la proposta di legge in dettaglio; la discussione si svolge prevalentemente in seno a un gruppo di lavoro di funzionari pubblici. Molte questioni possono essere risolte a questo livello tecnico, o ai livelli immediatamente superiori, anche se è possibile che alcuni aspetti debbano essere definiti nell’ambito delle riunioni dei ministri competenti. Prima della votazione in seno al Parlamento o successivamente alla stessa il Consiglio giunge a un accordo politico sulla proposta. Dopo la votazione del Parlamento, l’accordo politico è convertito in una posizione comune ufficiale. Se la posizione comune adottata dal Consiglio si discosta da quella del Parlamento, la proposta è esaminata in seconda lettura, al fine di superare le divergenze.
  • Rappresentanti del Parlamento europeo e del Consiglio spesso si riuniscono a livello informale nel tentativo di trovare un accordo prima di formalizzare le proprie posizioni. Se è raggiunto un accordo, il Consiglio adotta esattamente lo stesso testo di quello approvato dal Parlamento europeo e la proposta diventa legge. Si tratta del cosiddetto accordo in prima lettura.

Seconda lettura

  • Se non si raggiunge un accordo in prima lettura, si passa a una seconda lettura, che è simile alla prima, con la differenza che in questo caso il Parlamento esamina le modifiche proposte dal Consiglio e le vota, e successivamente il Consiglio esamina le proposte del Parlamento. La seconda lettura è più rapida della prima, in quanto possono essere discussi soltanto gli aspetti sui quali le posizioni del Parlamento e del Consiglio divergono e vari elementi sono soggetti a limiti di tempo.
  • Può accadere che il Parlamento e il Consiglio raggiungano un accordo in questa fase (accordo in seconda lettura). Se le due istituzioni non riescono a concordare una posizione comune sulla proposta di legge, quest’ultima è deferita a un comitato di conciliazione, formato da un numero uguale di rappresentanti del Parlamento e del Consiglio. Il ricorso a questa procedura di conciliazione è ormai sporadico. La maggioranza degli atti legislativi è adottata secondo la procedura legislativa ordinaria in prima o in seconda lettura.
  • Una volta concordato il testo definitivo, e una volta predisposte tutte le traduzioni, il testo di legge è nuovamente trasmesso al Parlamento europeo e al Consiglio per l’adozione finale. Il nuovo atto legislativo è quindi pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea nelle lingue ufficiali dell’UE. Il testo precisa il termine di attuazione negli Stati membri oppure la data di entrata in vigore (nel caso dei regolamenti).

La Commissione può citare in giudizio gli Stati membri e chiedere che venga loro comminata un’ammenda in caso di mancata attuazione della legislazione dell’UE. In quasi tutti i casi l’applicazione della legislazione unionale avviene all’interno degli Stati membri. Ciò può talvolta condurre a contestazioni riguardo all’applicazione non uniforme delle norme nei vari paesi. Alcune decisioni sono eseguite direttamente a livello dell’UE, in particolare per quanto riguarda il diritto della concorrenza, come ad esempio nei casi di violazione delle norme antitrust. Per ulteriori informazioni, cfr. la parte 3 di questa sezione Garantire il rispetto della legislazione dell’UE.

Quali altri soggetti sono consultati?

Quando deliberano per determinate materie, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione consultano il Comitato economico e sociale europeo (presieduto da Luca Jahier).

Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione devono consultare il Comitato europeo delle regioni (presieduto da Karl-Heinz Lambertz) per le questioni di pertinenza regionale.

I pareri formulati dai comitati non sono vincolanti per le istituzioni dell’UE.

Altre istituzioni e altri organi possono essere consultati quando una proposta rientra nella loro sfera di interesse o di competenza: ad esempio la Banca centrale europea può essere consultata in relazione a proposte che riguardano questioni economiche e finanziarie.

Controllo nazionale

I parlamenti nazionali ricevono i progetti di atti legislativi contemporaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio e possono così esprimere il loro parere per garantire che le decisioni siano adottate al livello più appropriato. Gli interventi dell’UE sono soggetti al principio di sussidiarietà, in base al quale, tranne nei settori di competenza esclusiva dell’UE, l’Unione agisce soltanto laddove l’intervento è più efficace a livello dell’Unione che non a livello nazionale. I parlamenti nazionali controllano la corretta applicazione di tale principio nel processo decisionale dell’UE e possono emettere «pareri motivati» laddove ritengano che non sia rispettato.

Il ruolo attivo dei cittadini

Ogni cittadino dell’UE ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo in una delle 24 lingue ufficiali dell’Unione, sotto forma di denuncia o di richiesta, su una materia che rientra nel campo di attività dell’Unione europea. Le petizioni sono esaminate dalla commissione per le petizioni del Parlamento europeo, che ne stabilisce la ricevibilità ed è incaricata del loro trattamento.

I cittadini possono inoltre partecipare direttamente all’elaborazione delle politiche dell’UE invitando la Commissione europea a presentare una proposta su temi in relazione ai quali l’UE è competente a legiferare. Questo tipo di iniziativa, detto «iniziativa dei cittadini europei», deve essere sostenuto da almeno un milione di cittadini dell’EU provenienti da almeno sette Stati membri. In ciascuno di questi sette Stati membri è necessario un numero minimo di firmatari.

I cittadini possono condividere le proprie opinioni sulle iniziative della Commissione durante le fasi cruciali dell’attività legislativa e di definizione delle politiche. Attraverso il portale «Di’ la tua», i cittadini e le parti interessate possono fornire il proprio contributo in vari modi.

  • La Commissione annuncia per la prima volta una nuova iniziativa o una valutazione di politiche o norme vigenti pubblicando una valutazione d’impatto iniziale o una tabella di marcia. I cittadini e le parti interessate hanno quattro settimane di tempo per trasmettere i propri commenti, che sono pubblicati sulla stessa pagina Internet.
  • Durante la preparazione di una nuova iniziativa o valutazione, la Commissione svolge consultazioni pubbliche mediante questionari online che restano disponibili per dodici settimane.
  • Una volta che la Commissione ha messo a punto la proposta legislativa e l’ha presentata al Parlamento europeo e al Consiglio, i cittadini hanno la possibilità di inviare altre osservazioni. È possibile lasciare commenti sulle proposte della Commissione per un periodo di otto settimane, trascorso il quale i contributi saranno trasmessi al Parlamento e al Consiglio, che li esamineranno durante i negoziati.
  • Attraverso il programma «Ridurre la burocrazia», i cittadini possono in qualsiasi momento suggerire alla Commissione in che modo le leggi o le politiche esistenti potrebbero essere semplificate e migliorate per diventare più efficienti e comportare un minore onere burocratico.

I cittadini possono iscriversi al portale «Di’ la tua» per ricevere una notifica per email quando sono aggiunte nuove iniziative relative a temi di loro interesse o per seguire gli sviluppi di singole iniziative.

Coordinamento delle politiche degli Stati membri: l’esempio della politica economica

Nell’ambito dell’unione economica e monetaria, la politica economica dell’UE si basa sullo stretto coordinamento delle politiche economiche nazionali. Tale coordinamento è assicurato dai ministri dell’economia e delle finanze, che insieme compongono il Consiglio «Economia e finanza».

L’Eurogruppo è composto dai ministri dell’economia e delle finanze dei paesi dell’eurozona. Promuove la crescita economica e la stabilità finanziaria nella zona euro attraverso il coordinamento delle politiche economiche.

Politica estera e di sicurezza comune

La politica estera e di sicurezza comune è la politica estera organizzata e concordata dell’UE, che si esplica principalmente attraverso l’attività diplomatica e gli interventi per la sicurezza e la difesa. Le decisioni sono adottate all’unanimità dagli Stati membri in seno al Consiglio dell’Unione europea. Tuttavia taluni aspetti, una volta concordati, possono essere decisi con voto a maggioranza qualificata. La politica estera dell’UE a livello ministeriale è rappresentata dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, che presiede anche le riunioni dei ministri degli esteri. Attualmente l’incarico è ricoperto da Josep Borrell Fontelles.

Stipula di accordi internazionali

Ogni anno il Consiglio stipula (ossia firma ufficialmente) una serie di accordi tra l’Unione europea e paesi terzi o organizzazioni internazionali. Questi accordi possono riguardare vasti ambiti quali il commercio, la cooperazione e lo sviluppo o possono interessare temi specifici quali il tessile, la pesca, la scienza e la tecnologia oppure i trasporti. L’approvazione del Parlamento europeo è necessaria per tutti gli accordi internazionali in settori ai quali si applica la procedura legislativa ordinaria.

Approvazione del bilancio dell’UE

Il bilancio annuale dell’UE è approvato congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio. In caso di opinioni divergenti tra le due istituzioni, si avviano procedure di conciliazione fino all’approvazione di un bilancio. Per ulteriori informazioni, cfr. la parte 4 di questa sezione L’UE in azione: il bilancio.

3 GARANTIRE IL RISPETTO DELLA LEGISLAZIONE DELL’UE

La Corte di giustizia dell’Unione europea garantisce l’interpretazione e l’applicazione uniformi della legislazione UE negli Stati membri. Ha il potere di dirimere le controversie tra gli Stati membri, le istituzioni dell’UE, le imprese e i cittadini. Le migliaia di casi che le sono sottoposti sono trattati dai due principali organi giurisdizionali che la compongono, ovvero la Corte di giustizia e il Tribunale.

Un privato cittadino o un’impresa che abbia subito un danno in seguito a un’azione o omissione di un’istituzione dell’UE o del relativo personale può presentare un ricorso dinanzi alla corte secondo due modalità:

  • indirettamente, attraverso i giudici nazionali, che possono decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia;
  • direttamente dinanzi al Tribunale, qualora una decisione da parte di un’istituzione dell’UE riguardi direttamente e individualmente il cittadino o l’impresa in questione.

Chiunque ritenga che le autorità di qualsiasi paese abbiano violato il diritto dell’UE può seguire la procedura ufficiale per i reclami.

Come funziona la Corte

Le cause sono trattate in due fasi.

  • Fase scritta: le parti presentano dichiarazioni scritte alla Corte; le autorità nazionali, le istituzioni dell’UE e, talvolta, i privati cittadini possono trasmettere osservazioni. Tutto ciò è sintetizzato dal giudice relatore e successivamente discusso durante la riunione generale della Corte.
  • Fase orale: in questa audizione pubblica gli avvocati delle parti espongono le proprie argomentazioni ai giudici e all’avvocato generale, che possono rivolgere loro domande. Se la Corte decide che è necessario il parere dell’avvocato generale, tale parere è fornito alcune settimane dopo l’audizione. I giudici quindi deliberano ed emettono il verdetto.

La procedura del Tribunale è simile, con la differenza che la maggioranza delle cause è trattata da tre giudici e che non vi sono avvocati generali.

Altri organi giurisdizionali dell’UE

Il Mediatore indaga sulle denunce ricevute e aiuta a individuare casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni e di altri organi dell’UE. Possono sporgere denuncia al Mediatore europeo i cittadini, le persone residenti, le associazioni e le imprese degli Stati membri dell’UE.

Il Garante europeo della protezione dei dati è incaricato di tutelare la vita privata e i dati personali dei cittadini e dei residenti dell’UE, conservati dalle istituzioni unionali in forma elettronica, scritta o visiva. Promuove inoltre l’adozione di buone pratiche in questo campo da parte degli organi e delle istituzioni dell’UE.

4 L’UE IN AZIONE: IL BILANCIO

L’UE concorda piani di spesa a lungo termine (i cosiddetti «quadri finanziari pluriennali») che forniscono una base stabile per l’esecuzione del bilancio su un periodo di almeno cinque anni. Ciò consente all’UE di integrare i bilanci nazionali finanziando politiche con un valore aggiunto unionale. Il quadro finanziario pluriennale stabilisce gli importi annui massimi (massimali) che l’UE potrà spendere nelle diverse categorie di spesa (rubriche). Il bilancio attuale copre il periodo 2014-2020 e consente all’UE di investire circa 1 000 miliardi di euro nell’arco di tale periodo nei suoi cinque settori di attività.

Il bilancio annuale dell’UE è approvato congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea. Il bilancio è discusso dal Parlamento in due letture successive e si ritiene definitivamente adottato quando viene firmato dal presidente del Parlamento. In seno al Parlamento europeo, l’esecuzione del bilancio è verificata dalla Commissione per il controllo dei bilanci. Ogni anno il Parlamento decide se approvare la gestione del bilancio da parte della Commissione per il precedente esercizio finanziario.

Il bilancio annuale dell’UE per il 2019 ammontava a circa 165,8 miliardi di euro: un importo ingente in termini assoluti, ma che rappresenta appena l’1 % della ricchezza generata ogni anno dalle economie degli Stati membri.

Settori finanziati a titolo del bilancio UE (2014-2020)


La Commissione è responsabile della gestione e dell’esecuzione del bilancio dell’UE e delle politiche e dei programmi adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio. L’attuazione del bilancio e l’esecuzione della spesa sono per lo più affidate alle autorità nazionali e locali, che svolgono tali compiti sotto la supervisione della Commissione. La Commissione gestisce il bilancio sotto il controllo vigile della Corte dei conti europea. Entrambe le istituzioni mirano a garantire una sana gestione finanziaria.

Ogni anno, in seguito a una raccomandazione del Consiglio, il Parlamento europeo decide se concedere il «discarico», ovvero l’approvazione finale dell’esecuzione del bilancio dell’UE da parte della Commissione. Tale procedura garantisce la piena trasparenza e responsabilità. La concessione del discarico determina la chiusura formale dei conti relativi a un determinato anno.

La Corte dei conti europea è l’istituzione di revisione esterna indipendente dell’Unione europea. Verifica il corretto ricevimento delle entrate unionali, la legalità e regolarità delle spese dell’UE e il rispetto dei principi di sana gestione finanziaria. Svolge i suoi compiti in maniera indipendente dai governi e dalle altre istituzioni dell’UE.



Un bilancio moderno per un’UE che protegge, dà forza e difende

A maggio del 2018 la Commissione ha presentato le sue proposte per un bilancio a lungo termine moderno per il periodo 2021-2027. Le proposte sono una risposta realistica a un contesto eccezionalmente difficile: sviluppo tecnologico, evoluzione demografica, cambiamento climatico e scarsità di risorse, disoccupazione e minacce alla sicurezza sono aggravati dall’instabilità geopolitica.

La Commissione ha proposto di aumentare il finanziamento nei settori in cui l’Unione può contribuire nel modo più efficace possibile. Tale effetto sarà conseguito estendendo e modernizzando i programmi esistenti che vantano una comprovata storia di successo e creando nuovi programmi su misura in settori in cui è necessario un approccio innovativo per consentire all’Unione di realizzare i suoi ambiziosi obiettivi. Ad esempio:

  • investire nell’innovazione e nell’economia digitale;
  • creare opportunità di lavoro e di formazione per i giovani;
  • proseguire il lavoro dell’UE su un approccio globale alla migrazione e alla gestione delle frontiere;
  • rafforzare la capacità dell’Unione in materia di sicurezza e di difesa;
  • rafforzare l’azione esterna dell’UE e investire nell’azione per il clima e nella protezione dell’ambiente;
  • rafforzare l’unione economica e monetaria.

Cfr. anche le seguenti pagine della parte 2: Bilancio; Servizi bancari e finanziari; Economia, finanze e l’euro; Prevenzione delle frodi; Fiscalità.

Per contattare l’Unione europea

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LEGISLAZIONE DELL’UE E DOCUMENTI CORRELATI

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OPEN DATA DELL’UE

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RAPPRESENTANZE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

La Commissione europea ha uffici (rappresentanze) in tutti gli Stati membri dell’Unione europea: https://ec.europa.eu/info/about-european-commission/contact/local-offices-eu-member-countries_it

UFFICI DI COLLEGAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO

In ogni Stato membro dell’Unione europea esiste un ufficio di collegamento del Parlamento europeo: http://www.europarl.europa.eu/at-your-service/it/stay-informed/liaison-offices-in-your-country

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L’Unione europea ha inoltre delegazioni in altre regioni del mondo: https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/area/geo_en

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