Relazione speciale
n.09 2017

Il sostegno dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale

Riguardo alla relazione:La tratta di esseri umani viene considerata una delle principali minacce per l’UE. L’UE si è impegnata a lottare contro di essa, sia all’interno che all’esterno dei propri confini. La Corte ha esaminato la globalità dell’approccio dell’UE alla lotta contro questo fenomeno, verificando se i progetti dell’UE abbiano contribuito in modo efficace alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale. L’eradicazione della tratta di esseri umani è necessariamente un processo a lungo termine, che richiede che vengano affrontate le cause profonde e che vengano smantellate le reti criminali. Ciò detto, la Corte ha constatato che l’UE è stata parzialmente efficace nel sostenere la lotta contro la tratta di esseri umani nell’Asia meridionale/sudorientale. La Corte raccomanda di sviluppare ulteriormente il quadro strategico in materia di tratta di esseri umani e di ottimizzare l’impatto dei progetti integrandoli in un quadro generale.

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Sintesi

I

La tratta di esseri umani costituisce un reato altamente remunerativo, una palese violazione dei diritti umani e una minaccia alla sicurezza mondiale. Sebbene la lotta contro la tratta di esseri umani resti di competenza degli Stati membri, anche l’UE è impegnata ad eradicare la tratta di esseri umani ed ha adottato numerose azioni per assistere gli Stati membri in proposito.

II

Sebbene la tratta di esseri umani costituisca un problema mondiale dal quale nessun paese è immune, l’UE è particolarmente vulnerabile, poiché è una destinazione che attrae vittime provenienti da una vasta gamma di paesi. L’Asia, la regione più popolosa del mondo, è una importante regione di origine delle vittime della tratta transregionale. La tratta di esseri umani non può essere isolata da povertà, scarso accesso a istruzione e sanità, discriminazione di genere e ingiustizie verso le minoranze. È comunemente accettato che povertà, discriminazione di genere, conflitti sono alcune delle principali cause profonde della tratta.

III

L’entrata in vigore del trattato di Lisbona ha rinforzato il ruolo della Commissione quanto al coordinamento e alla guida della risposta dell’UE. Nel 2011, è stata adottata una direttiva e subito dopo è stata pubblicata una strategia contro la tratta di esseri umani (Strategia THB 2012-2016). Detta strategia è affiancata da una serie di altri documenti strategici che, presi nel loro insieme, definiscono l’approccio dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani. Non è ancora stata presentata una strategia in materia per il periodo successivo al 2016.

IV

Nella presente relazione, la Corte esamina l’efficacia del sostegno dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale. Si è proceduto a verificare l’aspetto della globalità nell’approccio dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani relativamente a dette regioni, nonché a verificare se i progetti dell’UE nel campo della tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale nel corso del periodo 2009-2015 abbiano contribuito in modo efficace a tale lotta.

V

L’eradicazione della tratta di esseri umani è necessariamente un processo a lungo termine. Richiede che vengano affrontate alcune cause profonde (ad esempio, disuguaglianza di genere, povertà, diritti delle minoranze limitati, scarsa istruzione, inadeguato sistema sanitario) e che vengano contrastate le attività delle reti criminali. La tratta di esseri umani è, per natura, un reato sommerso, per il quale sono raramente disponibili dati statistici sufficienti e comparabili. La Corte ha constatato che, dati questo complesso contesto, le numerose priorità diffuse e la limitatezza delle risorse, l’UE è stata parzialmente efficace nel sostenere la lotta contro la tratta di esseri umani nell’Asia meridionale/sudorientale.

VI

Il quadro strategico dell’UE in materia di tratta di esseri umani prevede un approccio globale alla soluzione del problema, sebbene alcuni aspetti non siano ancora interamente sviluppati o pertinenti per l’Asia meridionale/sudorientale. La Commissione e il SEAE si avvalgono di una varietà di strumenti nel contrasto, sia diretto che indiretto, alla tratta di esseri umani: i dialoghi in tema di diritti umani risultano particolarmente utili; fra gli altri strumenti, vi sono dialoghi bilaterali e sostegno a forum regionali (ossia ASEAN e ASEM in Asia). Fino ad ora, non è stato creato alcun nuovo partenariato ad hoc tra l’UE ed uno dei paesi dell’Asia meridionale/sudorientale per contrastare la tratta di esseri umani.

VII

Nonostante presentino debolezze specifiche, la maggior parte dei progetti esaminati in Asia meridionale/sudorientale hanno prodotto alcuni risultati positivi nella lotta contro la tratta di esseri umani; la sostenibilità ha però costituito motivo di preoccupazione. Dal 2009, la lotta contro la tratta di esseri umani è complessivamente migliorata nelle regioni, sebbene vi siano notevoli differenze tra paesi e sia difficile collegare la tendenza generale ai risultati ottenuti da specifici interventi dell’UE. Le modalità di selezione dei progetti non hanno facilitato un approccio globale e la concezione dei progetti presentava debolezze, specie per quanto riguarda la formulazione di obiettivi e indicatori. Inoltre, l’attuazione è stata ostacolata da limitazioni locali e da ritardi.

VIII

Sulla base dell’audit espletato, la Corte raccomanda che la Commissione, in coordinamento con il SEAE:

  • sviluppi ulteriormente il quadro strategico in materia di tratta di esseri umani, rendendolo maggiormente applicabile all’Asia meridionale/sudorientale;
  • ottimizzi l’impatto dei progetti integrandoli in un quadro generale.

Introduzione

Informazioni di contesto: la tratta di esseri umani

01

La tratta di esseri umani costituisce un grave reato e una palese violazione dei diritti umani. Le vittime sono sfruttate nei loro stessi paesi o all’estero a vantaggio dei trafficanti. Nessun paese è immune da questo fenomeno, vuoi come paese di origine, di transito e/o di destinazione delle vittime. La tratta di esseri umani è divenuta una minaccia alla sicurezza globale, come riconosciuto nelle analisi effettuate da UE, ONU e Stati Uniti1.

02

Vi è un ampio consenso sulla necessità di eradicare la tratta di esseri umani. Il protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, adottato nel 2000 (protocollo di Palermo), è stato ratificato da 170 Stati2. Il protocollo di Palermo è stato il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che contenesse una definizione concordata di «tratta di esseri umani».

03

La tratta di esseri umani consiste nel reclutare, trasportare, trasferire, alloggiare o accogliere persone, mediante l’uso della forza, con la frode o la coercizione, a fini di sfruttamento3. La tratta di esseri umani ha una forte caratterizzazione di genere (la maggior parte delle vittime sono donne e bambine). Di ciò si deve tener conto all’atto della concezione di misure di sostegno. Il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale sono i tipi più comuni di sfruttamento nel mondo. Altri tipi di sfruttamento delle persone sono il lavoro minorile, la rimozione di organi e il matrimonio forzato.

04

La tratta di esseri umani, così come altri crimini, è un’attività clandestina, difficile da osservare e misurare. Quando si ha un attraversamento di confini, la tratta spesso si verifica da paesi meno sviluppati a paesi maggiormente sviluppati. La maggioranza delle vittime è oggetto di tratta entro i confini del loro stesso paese (42 %) o dell’area geografica di appartenenza (36 %) e spesso vittime e trafficanti provengono dal medesimo luogo, parlano la stessa lingua o sono della stessa etnia. La tratta di esseri umani non può essere isolata da povertà, scarso accesso a istruzione e sanità, discriminazione di genere e ingiustizie verso le minoranze. È comunemente accettato che povertà, discriminazione di genere e conflitti sono alcune delle principali cause profonde del problema.

05

La tratta di esseri umani è stata facilitata dalla globalizzazione dell’economia. L’ampio accesso al mercato di cui dispongono il lavoro a basso costo e i prodotti a basso prezzo moltiplica le opportunità per i trafficanti di beneficiare dello sfruttamento di vittime vulnerabili. La globalizzazione ha così accresciuto la probabilità che i consumatori di beni e servizi siano indirettamente connessi alla tratta di esseri umani, ad esempio ai bambini costretti a cucire i palloni da calcio, al migrante obbligato a lavorare come pescatore in condizioni prossime alla schiavitù, o all’adolescente che scappa da casa e rimane vittima della tratta a fini di sfruttamento sessuale in prossimità di una destinazione turistica.

06

Questi fattori spiegano l’attenzione data dai media al problema della tratta di esseri umani nel mondo. Nel 2016, il Premio Pulitzer per il miglior giornalismo di pubblico servizio è stato assegnato ad un gruppo di giornalisti che hanno svolto un’inchiesta internazionale sull’industria del pesce in Asia sudorientale, inchiesta che ha condotto alla liberazione di più di 2 000 schiavi. I prodotti ittici pescati da queste persone hanno potuto essere tracciati fino ai supermercati e alle rivendite di cibo per animali dei paesi sviluppati.

07

Di fatto, la tratta di esseri umani è un reato altamente remunerativo. L’Ufficio europeo di polizia (Europol) stima che i proventi annui della tratta di esseri umani ammontino ad oltre 29 miliardi di euro4. Sebbene la mancanza di statistiche attendibili renda difficile stabilire le dimensioni di tale fenomeno, si stima che 46 milioni di persone siano intrappolate in situazioni di schiavitù moderna5.

Cartina 1

Flussi transregionali della tratta di esseri umani

Fonte: UNODC, Global Report on Trafficking in Persons, 2016.

08

Si stima che due terzi del numero totale di persone che vivono in questa forma di schiavitù moderna si trovino in Asia, la regione più popolata del mondo. L’Asia è anche una importante regione di origine delle vittime di tratta transregionale6. La comparsa sui media di situazioni di tratta di esseri umani ha fatto concentrare l’attenzione di governi nazionali, organizzazioni internazionali, società civile e donatori sulla lotta contro la tratta di esseri umani nella regione.

09

L’eradicazione della tratta di esseri umani è un processo a lungo termine. Richiede cambiamenti di comportamento, l’applicazione dello Stato di diritto ed una società civile forte. La sostenibilità dei progetti guidati da finalità attinenti ai diritti umani è sempre una sfida, in quanto spesso necessita del continuo sostegno dei donatori e della formazione di un impegno nazionale per mantenere i risultati raggiunti. Inoltre, i flussi e le pratiche inerenti la tratta di esseri umani sono dinamici e si adattano alle iniziative di contrasto. Così come comunemente avviene per altre questioni inerenti ai diritti umani, solo nel lungo periodo sarà possibile valutare quali delle azioni attuate abbiano contribuito all’eradicazione del fenomeno.

Il ruolo e gli attori dell’UE nella lotta contro la tratta di esseri umani oltre i confini dell’UE

10

Nel 2009, quando il Consiglio ha adottato il Documento mirato all’azione sul rafforzamento della dimensione esterna dell’UE nell’azione contro la tratta degli esseri umani7, è stato introdotto un quadro strategico dell’UE per lottare contro la tratta di esseri umani nei paesi non-UE. Detto Documento invitava all’azione coordinata dell’UE e degli Stati membri per prevenire e combattere la tratta di esseri umani, in partenariato con paesi terzi, regioni e organizzazioni a livello internazionale. Questo approccio è stato ribadito nel più ampio programma pluriennale riguardante le aree di libertà, sicurezza e giustizia per il 2010-2014 («programma di Stoccolma»)8.

11

Il trattato di Lisbona ha esteso il metodo UE a campi che prima facevano parte del pilastro «Cooperazione di polizia e giudiziaria»9, un cambiamento che ha accresciuto il ruolo della Commissione nella lotta alla tratta di esseri umani. La direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime10 (di seguito: «la direttiva») ribadisce la necessità di un approccio UE esaustivo che combini le dimensioni esterna ed interna. La direttiva invita gli Stati membri a facilitare i compiti del coordinatore anti-tratta dell’UE per contribuire a «una strategia coordinata e consolidata dell’Unione».

12

Nel 2012, la Commissione ha adottato la Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani 2012-2016 («strategia THB»). Detta strategia ha definito il quadro generale d’intervento ed ha individuato cinque priorità sulle quali dovrebbe concentrarsi l’UE: proteggere le vittime, prevenire lo sfruttamento di persone vulnerabili, perseguire i trafficanti, potenziare il coordinamento e la cooperazione, condividere le conoscenze. La strategia THB comprendeva 40 azioni che dovevano essere attuate dalle istituzioni dell’UE e dagli Stati membri. Una strategia di contrasto alla tratta di esseri umani per il periodo successivo al 2016 non è stata ancora presentata (situazione ad aprile 2017).

13

Non vi è alcuno strumento di finanziamento dell’UE indirizzato in modo specifico al contrasto della tratta di esseri umani. Ciò significa che i fondi sono forniti da una gamma di strumenti diffusa, da programmi finalizzati alla sicurezza a puri strumenti di sviluppo. Ciascuno di detti strumenti ha una diversa base giuridica: alcuni includono un obiettivo specifico riguardante il contrasto alla tratta di esseri umani, altri fanno riferimento a problematiche più generali quali la lotta contro la criminalità organizzata, l’applicazione dello Stato di diritto o la migrazione irregolare.

14

Nel complesso, risulta dunque difficile produrre dati esaustivi sui finanziamenti concessi in totale dall’UE per contrastare la tratta di esseri umani11. In una relazione della Commissione del 2016 sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani12 si osserva che tra il 2011 e il 2013 la Direzione generale Cooperazione internazionale e sviluppo (DG DEVCO) ha finanziato 53 progetti per circa 37 milioni di euro. Non vengono fornite informazioni sui progetti gestiti dalla DG Politica di vicinato e negoziati di allargamento (DG NEAR) o dal servizio degli strumenti di politica estera, né informazioni in merito a se paesi non-UE abbiano beneficiato dei fondi gestiti dalla DG Migrazione e affari interni.

15

Per quanto riguarda l’Asia meridionale/sudorientale, la DG DEVCO è il principale dipartimento della Commissione cui spetta la gestione degli aiuti allo sviluppo. Gli strumenti più importanti utilizzati dalla DG DEVCO per sostenere i progetti di contrasto alla tratta di esseri umani sono lo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) e lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR).

Estensione ed approccio dell’audit

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La risposta dell’UE alla tratta di esseri umani può assumere molteplici forme, ad esempio assistenza finanziaria, dialogo politico o azioni multilaterali13. L’UE ha dunque l’opportunità di scegliere tra un’ampia gamma di strumenti e risorse per rendere la propria azione esterna di contrasto alla tratta di esseri umani più coerente, più efficace e più strategica. A ciò si fa riferimento quando si parla di «approccio globale dell’UE», comprendente anche la responsabilità condivisa delle istituzioni dell’UE e degli Stati membri14.

17

La Corte ha deciso di incentrare l’audit sulle regioni dell’Asia meridionale e sudorientale in ragione della pervasività della tratta di esseri umani in queste regioni e delle priorità formulate dal Consiglio. Dal Global Slavery Index del 2016 emerge che vi sono quasi 46 milioni di vittime della tratta di esseri umani nel mondo, quasi due terzi delle quali in Asia o provenienti dall’Asia; insieme, l’Asia meridionale e sudorientale15 includono un numero relativamente elevato di paesi individuati dal Consiglio come prioritari in tema di contrasto alla tratta di esseri umani.

18

La Corte ha verificato se il sostegno dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale sia stato efficace. A tal fine, si è cercato di rispondere ai seguenti sottoquesiti di audit:

  1. L’UE disponeva di un «approccio globale» alla tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale?
  2. I progetti dell’UE hanno contribuito in maniera efficace a contrastare la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale?
19

Gli auditor della Corte hanno individuato ed esaminato tutti i progetti relativi alla tratta di esseri umani attuati in Asia meridionale/sudorientale nel periodo 2009-2015 (cfr. allegato I), per un finanziamento complessivo di 31 milioni di euro. Il 2009 è stato l’anno in cui l’UE ha adottato il primo quadro strategico per lottare contro la tratta di esseri umani nei paesi non-UE (il «Documento mirato all’azione», cfr. paragrafo 10). La Commissione ha fornito alla Corte un elenco dei progetti di questo tipo in Asia meridionale/sudorientale (22 progetti, per un totale di 13 milioni di euro), al quale gli auditor della Corte hanno aggiunto ulteriori progetti attuati nella medesima regione che hanno una chiara relazione con la tratta di esseri umani (altri 13 progetti, per un totale di 18 milioni di euro). Questi 35 progetti hanno interessato 10 dei 19 paesi di queste regioni16.

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Il lavoro di audit della Corte ha compreso un esame documentale della documentazione della Commissione e del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), colloqui con personale della Commissione e del SEAE, nonché una visita di audit in Thailandia, il principale centro di attività dell’ONU in Asia e nel Pacifico. Scopo della missione era raccogliere ulteriori informazioni e incontrare il personale della delegazione dell’UE, rappresentanti delle autorità nazionali, beneficiari, altri donatori e organizzazioni della società civile. Si è colta l’occasione per incontrare inoltre i rappresentanti degli uffici regionali delle pertinenti Agenzie dell’ONU.

Osservazioni

Il quadro strategico dell’UE in materia di tratta di esseri umani instaura sostanzialmente un approccio globale al contrasto del fenomeno, sebbene alcuni aspetti non siano ancora interamente sviluppati

Il quadro strategico dell’UE in materia di tratta di esseri umani è definito in una serie di documenti interconnessi

21

In questa parte della relazione, si verifica se l’UE abbia fondato la propria strategia su dati pertinenti e attendibili relativi alla tratta di esseri umani; se abbia stabilito valori-obiettivo e priorità chiare e pertinenti che tenessero conto degli aspetti penali e dei diritti umani; e se abbia fatto della lotta alla tratta di esseri umani una priorità delle strategie nazionali in tema di diritti umani.

La strategia THB è un documento ad alto livello che fornisce pochi orientamenti sulla dimensione esterna della lotta contro la tratta di esseri umani
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La definizione della strategia in materia di tratta di esseri umani ha sofferto della mancanza di dati statistici sufficienti e comparabili. Oltre alle difficoltà insite nell’ottenere dati su qualsivoglia attività criminosa17, l’intelligence in materia di tratta di esseri umani non viene condivisa con i paesi dell’Asia meridionale/sudorientale.

23

La strategia THB prevede 40 azioni, suddivise in base a cinque priorità (proteggere le vittime, prevenire, perseguire i trafficanti, potenziare il coordinamento e la cooperazione, condividere le informazioni). Solo una delle 40 azioni riguarda la dimensione esterna della lotta contro la tratta di esseri umani. Ad aprile 2017, la Commissione non aveva pubblicato una valutazione globale dei risultati conseguiti nell’ambito della strategia THB, né aveva presentato un quadro d’azione anti-tratta per il periodo successivo al 201618.

24

La strategia THB non definiva specifici obiettivi e valori-obiettivo, che sarebbero stati utili per predisporre azioni mirate sul campo e per valutare i risultati ottenuti. Nel documento di strategia THB si affermava quanto segue: «è necessario definire un elenco delle regioni e dei paesi terzi prioritari per i partenariati futuri. Nel 2013 si potrebbero prevedere, nelle delegazioni dell’UE nei paesi terzi e nelle regioni prioritarie, meccanismi di cooperazione in materia di tratta di esseri umani volti a rafforzare la cooperazione, creare partenariati e migliorare il coordinamento e la coerenza».

25

Nel dicembre 2012, il Consiglio ha approvato tale elenco di regioni e paesi prioritari, sulla base di una proposta della Commissione19. Considerando la limitatezza dei finanziamenti in questione, gli auditor della Corte hanno constatato che la prioritarizzazione geografica non è stata sufficientemente specifica per guidare gli interventi, in quanto era stata inclusa la maggior parte dei paesi in via di sviluppo, su base individuale o come parte di una regione geografica. Inoltre, non è stato svolto alcun monitoraggio dei risultati ottenuti mediante questo approccio. Tra l’altro, non vi è stato alcun aggiornamento periodico, né la conferma che le priorità geografiche fossero ancora pertinenti. Per quanto concerne l’Asia meridionale/sudorientale, le priorità geografiche includono il Vietnam, la regione della Via della seta20 (in particolare l’India) e i paesi del Sud-Est asiatico (in particolare, Thailandia, Laos, Cambogia e Filippine).

La strategia THB è completata da altri documenti strategici
26

La tratta di esseri umani è un fenomeno complesso, che può essere affrontato sotto diversi punti di vista. Sotto il profilo dei diritti umani, i pertinenti documenti che integrano l’approccio dell’UE alla tratta di esseri umani sono i seguenti: l’Agenda europea sulla migrazione, l’Agenda europea sulla sicurezza, il Piano d’azione dell’UE contro il traffico di migranti (2015-2020), il Piano d’azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019), il nuovo quadro per le attività dell’UE in materia di parità di genere e di emancipazione delle donne nelle relazioni esterne dell’UE per il 2016-2020 e l’impegno strategico dell’UE per la parità di genere 2016-2019.

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L’UE si è impegnata a promuovere i diritti umani in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni21. Nel lavorare con partner bilaterali, il meccanismo preferito dall’UE è di sviluppare approcci ad hoc che si riflettono localmente in strategie nazionali per i diritti umani22. Dette strategie sono concepite per essere integrate dall’UE e dagli Stati membri in tutte le rispettive politiche, servono da base per il dialogo in materia di diritti umani e sono oggetto di periodico monitoraggio da parte delle delegazioni dell’UE e dei servizi centrali in relazioni annuali sui progressi compiuti e analisi.

28

L’UE ha sviluppato strategie in tema di diritti umani per tutti i paesi interessati dall’audit. Gli Stati membri hanno contribuito attivamente a dette strategie, dalla fase preparatoria a quella di approvazione. Il coinvolgimento degli Stati membri ha incluso la partecipazione di rappresentanti al Gruppo «Asia/Oceania» ed al Gruppo «Diritti umani» del Consiglio, i gruppi di lavoro rispettivamente responsabili dell’Asia e dei diritti umani in generale23. La partecipazione di entrambi i gruppi di lavoro ha salvaguardato la coerenza regionale e tematica.

29

Le questioni relative alla tratta di esseri umani sono in genere incluse nelle strategie in tema di diritti umani nel modo che il SEAE giudica il maggiormente appropriato ed accettabile per l’UE ed il paese-controparte, assicurando un equilibrio efficiente tra tratta di esseri umani e altre questioni prioritarie. Le strategie per i diritti umani analizzate dagli auditor della Corte affrontavano in modo appropriato le pertinenti questioni di tratta di esseri umani nelle parti riguardanti i diritti di donne, bambini e minoranze.

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Per quanto riguarda la lotta contro la tratta di esseri umani come reato, si è tenuto conto di questa prospettiva in primo luogo nella «Valutazione della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità nell’UE» del 2013, che ha definito la tratta di esseri umani una delle principali minacce per l’UE (valutazione confermata nel 201724). Ciò ha condotto all’approvazione, da parte del Consiglio, di un piano strategico pluriennale specifico per la tratta di esseri umani, nonché di piani d’azione operativi annuali. Tali documenti affrontano la tratta di esseri umani sotto il profilo penale, che non è coperto dalla strategia THB. Sono incentrati sull’aspetto giudiziario/di polizia della lotta contro la tratta di esseri umani in Europa ed includono quindi un numero limitato di azioni in paesi terzi. Nessuna di queste azioni interessa paesi dell’Asia meridionale/sudorientale.

Il quadro strategico dell’UE si avvale di una varietà di strumenti: il dialogo in tema di diritti umani risulta particolarmente utile, mentre altri strumenti potrebbero essere utilizzati ancor di più per contrastare la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale

31

In questa parte della relazione, si verifica se l’utilizzo di strumenti diversi (tra cui programmazione, coordinamento e dialogo in tema di diritti umani) abbia facilitato un intervento globale. Si appura inoltre se siano stati conclusi partenariati in tema di tratta di esseri umani con paesi terzi, organizzazioni regionali e internazionali in Asia meridionale/sudorientale.

L’UE ha fornito assistenza finanziaria per lottare contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale, ma la programmazione non ha incluso una logica di fondo e una direzione globale, e non se ne è sfruttato il pieno potenziale
32

Non vi è alcuno strumento di finanziamento dell’UE indirizzato in modo specifico al contrasto della tratta di esseri umani. Ciò significa che gli strumenti esistenti devono essere utilizzati in modo coordinato per finanziare le attività in questo campo. I progetti controllati dalla Corte erano stati finanziati tramite lo strumento di cooperazione allo sviluppo e lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, in grado di finanziare attività connesse alla dimensione diritti umani della tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale. La Commissione sta attualmente riesaminando questi strumenti di finanziamento esterno mediante valutazioni intermedie, e tale processo avrà verosimilmente termine a metà del 2017.

33

La Commissione, il SEAE e gli Stati membri contribuiscono alla definizione di strategie di aiuto, priorità e assegnazioni di strumenti finanziari tramite il processo di programmazione. Per tutti i paesi esaminati vi era almeno un documento di strategia adottato dopo la strategia THB. Per i 10 paesi interessati dall’audit, i documenti di programmazione non includevano alcun riferimento alla strategia THB o alle priorità geografiche del Consiglio.

34

Inoltre, non vi sono dati completi sul sostegno finanziario fornito dall’UE per la lotta alla tratta di esseri umani nel periodo 2009-201525. La Commissione mantiene una banca dati di progetti relativi alla tratta di esseri umani (la banca dati online anti-tratta). Tuttavia, la Corte ha rilevato che detta banca dati era incompleta come fonte di informazioni sui finanziamenti. Pertanto, non può aiutare in modo efficiente i pertinenti decisori ed esperti a definire priorità e guidare interventi. Ciò è dovuto alla mancanza di criteri chiari che definiscano cosa costituisce un’azione pertinente per la tratta di esseri umani (cfr. allegato III)26. In altri termini, la Corte non è in grado di valutare se la distribuzione di fondi tra regioni sia in linea con le priorità del Consiglio.

35

La maggior parte del sostegno finanziario dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale avviene tramite sovvenzioni dell’UE (cfr. paragrafo 46). Nel 2014, la Commissione ha formalmente impartito alle delegazioni dell’UE l’istruzione di innalzare l’importo minimo della sovvenzione per gli inviti a presentare proposte nazionali, al fine di ridurre il numero di contratti27. La Commissione si attende che lavorare con ONG più grandi e più professionali assicurerà una migliore gestione e una migliore progettazione. Tuttavia, questa decisione non tiene pienamente conto del fatto che il numero di ONG attive nella lotta contro la tratta di esseri umani varia da paese a paese e potrebbe risultare difficile, in alcuni paesi, formare gruppi con la necessaria esperienza.

Il dialogo in tema di diritti umani è risultato un utile strumento di contrasto alla tratta di esseri umani
36

Gli strumenti di aiuto allo sviluppo possono affrontare la tratta di esseri umani sotto il profilo dei diritti umani. Uno degli strumenti più importanti di cui dispone l’UE per promuovere il rispetto dei diritti umani è il dialogo periodico con i paesi partner. Si tratta di uno strumento diplomatico che facilita la discussione di questioni sensibili nel campo dei diritti umani. L’efficacia del dialogo sui diritti umani risiede nella capacità di permeare altri settori d’intervento, quali la cooperazione allo sviluppo e gli scambi commerciali, nonché i dialoghi politici a più alto livello.

37

Il dialogo strategico può esser facilitato tramite un sostegno concreto fornito da strumenti di assistenza tecnica: lo strumento «assistenza tecnica e scambio di informazioni» e il «meccanismo di sostegno al dialogo strategico».

38

L’UE intrattiene dialoghi sui diritti umani con oltre 40 paesi, inclusi i 10 paesi in Asia meridionale/sudorientale interessati dal presente audit. Detti dialoghi sono istituiti conformemente alle Linee direttrici dell’UE per i dialoghi in materia di diritti umani, che assegnano alle delegazioni dell’UE un ruolo importante nelle fasi di preparazione, attuazione e comunicazione. Per i 10 paesi interessati dall’audit, il dialogo sui diritti umani è stato tenuto a intervalli regolari, fornendo all’UE opportunità di sollevare questioni relative alla tratta di esseri umani. La rendicontazione interna delle discussioni tenute nel corso del dialogo sui diritti umani viene utilizzata dal SEAE come riferimento per la programmazione dell’EIDHR.

39

Prima di ciascun dialogo, i servizi del SEAE competenti per la regione in questione e per i diritti umani stabiliscono la posizione dell’UE. Ciò richiede spesso l’attribuzione di priorità ai temi. Per i 10 paesi, vi è stato almeno un dialogo includente almeno un aspetto relativo alla tratta di esseri umani. La Corte ha constatato che la partecipazione dei pertinenti servizi centrali del SEAE che si occupano di diritti umani ha facilitato la coerenza tra le iniziative multilaterali in materia di tratta di esseri umani e gli obiettivi strategici dell’UE in tema di diritti umani per l’Asia meridionale/sudorientale.

L’UE ha sostenuto iniziative regionali al più alto livello, ma non ha ancora concluso partenariati ad hoc per la lotta alla tratta di esseri umani con nessuno dei paesi dell’Asia meridionale/sudorientale.
40

Un partner essenziale dell’UE nella regione è l’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), che secondo il Consiglio «apporta il principale contributo alla stabilità nella regione Asia-Pacifico»28. In questo contesto, l’UE ha in precedenza sostenuto lo sviluppo di un meccanismo dell’ASEAN per i diritti umani e l’istituzione di una Commissione intergovernativa dell’ASEAN sui diritti umani. Nel 2015, in occasione del 27° vertice ASEAN, è stata approvata la Convenzione ASEAN contro la tratta di persone, in particolare donne e bambini, documento giuridicamente vincolante29. La Convenzione è entrata in vigore nel marzo 2017, dopo esser stata ratificata da sei paesi30 (minimo richiesto).

41

Il «processo di Bali» è un’iniziativa di contrasto a specifici problemi di traffico di esseri umani, tratta di esseri umani e migrazione irregolare nella regione. È diretto da Indonesia e Australia e conta più di 48 membri, tra i quali l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e l’UNODC. La Commissione e 12 Stati membri dell’UE partecipano in qualità di osservatori. Sebbene il Processo di Bali sia principalmente incentrato su questioni migratorie (dispone di un pool di esperti per queste ultime, ma non di uno per la tratta di esseri umani), ha istituito un gruppo di lavoro sulla tratta di esseri umani, che si è riunito per la prima volta nel marzo 2015.

42

La mancanza di una solida comunità di esperti in materia di lotta alla tratta di esseri umani ha inciso negativamente sulla promozione della condivisione delle conoscenze. La Commissione ha redatto un elenco di punti focali per la tratta di esseri umani31, ma si trattava di un elenco incompleto (Indonesia, Myanmar/Birmania, Nepal, Pakistan e Thailandia non erano inclusi). A questi punti focali è stata fornita solo una formazione iniziale e pacchetti informativi. Le delegazioni dell’UE hanno fatto uso delle esistenti strutture dei punti focali per i diritti umani. In una prospettiva di efficienza ciò era sensato, ma ha comportato un minor sviluppo di competenze specifiche anti-tratta.

43

Tutti i paesi dell’Asia meridionale/sudorientale, ad eccezione di Bangladesh, Bhutan, Laos e Nepal32, hanno sottoscritto il Protocollo di Palermo (cfr. paragrafo 2). La strategia THB invita all’uso di partenariati per contrastare la tratta di esseri umani oltre i confini dell’UE. Oltre a intrattenere dialoghi bilaterali, l’UE ha relazioni di lunga data ed un partenariato con i forum costituiti dall’ASEAN e dal Vertice Asia-Europa (ASEM). L’UE utilizza tali forum come strutture per lottare contro la tratta di esseri umani. Fino ad ora, non è stato creato alcun nuovo partenariato ad hoc tra l’UE ed uno dei paesi dell’Asia meridionale/sudorientale per contrastare la tratta di esseri umani.

Nonostante le debolezze rilevate, la maggior parte dei progetti contro la tratta di esseri umani ha prodotto risultati positivi; la sostenibilità ha però costituito motivo di preoccupazione

Le modalità di selezione dei progetti non hanno facilitato un approccio globale e la concezione dei progetti presentava debolezze, specie per quanto riguarda la formulazione di obiettivi e indicatori

44

In questa parte della relazione, si verifica se i progetti fossero coerenti con le azioni e le priorità strategiche d’intervento dell’UE, se i progetti avessero obiettivi ed indicatori appropriati33 e se la Commissione abbia ovviato in tempo utile alle debolezze di impostazione.

I progetti erano coerenti con la strategia THB generale, ma venivano considerati come esercizi una tantum
45

La Corte ha constatato che tutti i 35 progetti relativi alla tratta di esseri umani esaminati erano coerenti con la strategia THB (approvata nel 2012), con le strategie UE sia per il rispettivo paese sia in tema di diritti umani per il rispettivo paese, nonché con i documenti di programmazione per gli specifici strumenti di aiuto. I progetti sono stati prevalentemente orientati verso aspetti relativi ai diritti umani ed hanno posto costante enfasi sui diritti ed il benessere di donne e bambini.

46

I progetti sono stati selezionati per lo più (32 su 35) mediante inviti a presentare proposte. Le proposte sono state valutate e comparate con altre proposte presentate in risposta al medesimo invito. Il meccanismo di raffronto mirava a selezionare la migliore proposta di progetto per ciascun invito, ma non ha tenuto conto di possibili sinergie né dell’interazione con altri progetti o strumenti.

47

Selezionando i progetti tramite inviti, ciascuna selezione è stata un esercizio una tantum, per il quale la Commissione ha avuto poche opportunità (in termini di tempo e di orientamenti34) per far sì che il proprio portafoglio di progetti fosse conforme a tutte le cinque priorità enunciate nella strategia THB (cfr. paragrafo 22). È emerso che nessuno dei progetti del campione si poneva l’obiettivo primario di perseguire i trafficanti o di condividere le conoscenze; la maggioranza di essi (31 progetti in totale) era incentrata sulla prevenzione e/o sulla protezione. Solo un progetto35 era relativo all’aspetto penale della tratta di esseri umani: comprendeva attività volte ad assegnare maggiori poteri ai funzionari ed agenti incaricati di combattere i reati relativi alla tratta di esseri umani individuando e smantellando le reti criminali.

Gli obiettivi e/o gli indicatori di molti progetti erano deboli
48

Per molti progetti (23) vi erano problemi con la definizione dei rispettivi obiettivi e/o indicatori36. Spesso, gli obiettivi non erano abbastanza specifici (14 progetti) o misurabili (8 progetti). Gli indicatori erano particolarmente deboli in termini di solidità, credibilità e facilità d’utilizzo ed a volte erano quantificati in modo non sensato.

Riquadro 1

Debole definizione di obiettivi e indicatori

Esempi di obiettivi deboli

Il progetto Filippine1 affrontava le questioni della violenza domestica e della tratta in comunità urbane povere. L’obiettivo generale veniva definito come segue: «contribuire a un ambiente di governance incentrato sui diritti umani […] assolvendo agli obblighi delle unità delle amministrazioni locali […] per accrescere la capacità delle donne di rivendicare i diritti». Tale obiettivo non è sufficientemente misurabile né sufficientemente specifico37.

Esempi di indicatori deboli

Il progetto Bangladesh5 mirava a promuovere i diritti e le libertà fondamentali dei lavoratori delle piantagioni di tè in situazione di lavoro quasi-forzato, di discriminazione e senza prospettive d’istruzione (tied situation). Includeva indicatori quali «azioni di diverso tipo portano i lavoratori del tè faccia a faccia con i deputati al Parlamento», «la voce dei lavoratori del tè diventa più forte» e «i beneficiari finali compiono scelte informate nel selezionare i candidati alle elezioni nazionali». Gli indicatori menzionati in precedenza non sono RACER, in quanto non sono abbastanza credibili, facili da utilizzare o solidi.

Esempi di indicatori insensati

Il progetto India1 includeva un indicatore denominato «Diminuzione del costo medio dell’emigrazione per il lavoratore»; tuttavia, al momento della proposta, il costo medio dell’emigrazione ha potuto essere stimato soltanto a grandi linee partendo da uno studio del 2008 condotto da un’altra agenzia e da informazioni riportate. L’attività che avrebbe dovuto produrne la stima (il sondaggio delle famiglie di migranti) è stata rimandata e alla fine non effettuata, poiché la concezione del progetto non prevedeva tempo e risorse sufficienti per svolgere lo studio.

49

Sebbene per 21 progetti fossero stati pianificati studi di riferimento, l’efficacia ed il valore aggiunto di tali studi sono stati disomogenei. In due casi, gli studi di riferimento non sono stati utili per il sistema di monitoraggio interno o per migliorare il quadro logico dell’intervento, in quanto erano troppo ardivi, non abbastanza dettagliati o non interamente in linea con gli indicatori del progetto38. Tuttavia, per quattro progetti (Bangladesh1, Bangladesh3, Nepal2 e Nepal3) gli studi di riferimento erano pronti all’avvio del progetto e sono serviti da utile punto di partenza per monitorare e valutare i risultati del progetto.

Alcune debolezze di concezione dei progetti non sono state corrette dalla Commissione in tempo utile, specie prima della firma della convenzione di sovvenzione
50

La concezione della maggior parte dei progetti rifletteva gli insegnamenti tratti ed i rischi, ma solo per sette progetti39 sono stati valutati gli scenari di verosimiglianza (ossia, la probabilità che si verificassero e, in questo caso, l’impatto). Per numerosi progetti, i valutatori40 hanno rilevato debolezze nel quadro logico in fase di proposta, ma in fase di attuazione non se ne è tenuto interamente conto.

  1. Nel caso del progetto Indonesia1, uno dei valutatori dell’intera proposta ha attirato l’attenzione sulla debolezza degli indicatori, ma di ciò non vi è traccia nella relazione di valutazione e gli indicatori non sono stati modificati.
  2. I valutatori del progetto Filippine2 hanno osservato che la formulazione degli obiettivi specifici era debole («solo un insieme di attività, molto simile ai risultati attesi»); tuttavia, a ciò non si è ovviato prima della firma della convenzione di sovvenzione.
  3. Il valutatore del progetto Nepal3 ha osservato che non vi era «alcuno studio di riferimento né alcun raffronto con parametri di riferimento ottimali» e che il quadro logico avrebbe dovuto «essere ridisegnato con appropriati indicatori quantitativi». In questo caso, lo studio di riferimento è stato svolto come una attività del progetto ed il quadro logico è stato modificato prima della seconda relazione intermedia; tuttavia, alcuni indicatori continuavano ad essere non quantificabili e non oggettivi41.
51

In un caso (progetto Bangladesh5), la delegazione dell’UE ha ovviato al debole quadro logico mentre il progetto era in corso d’attuazione e ha chiesto al beneficiario di correggerlo. Tuttavia, le modifiche sono state apportate solo sei mesi prima della conclusione del progetto, nell’aprile 2016; in altre parole, l’intervento della delegazione è stato tardivo (la durata del progetto era triennale).

52

In fase di concezione, i risultati attesi dalla maggior parte dei progetti42 erano ragionevolmente realistici. Tuttavia, vi sono state eccezioni:

  1. Per il progetto Bangladesh1, nel corso delle discussioni con la Commissione relative ad un’estensione del progetto, è divenuto chiaro che la concezione del progetto era troppo ambiziosa, specie per quanto riguarda l’utilizzo di una banca dati. Poiché il progetto veniva attuato in aree remote, l’indisponibilità dell’energia elettrica e questioni di connessione alla rete Internet hanno costituito importanti ostacoli alla riuscita attuazione delle attività del progetto, un fatto sottostimato in fase di concezione del progetto.
  2. Numerose attività annullate, incluse nel progetto India1, erano troppo ambiziose in fase di concezione: il progetto puntava ad analizzare emendamenti normativi attesi che erano già stati ripetutamente rimandati (dal 2004) e che non sono stati adottati nel corso dell’attuazione del progetto (2011-2014).

L’attuazione dei progetti è stata ostacolata da limitazioni locali e da ritardi

53

In questa sezione della relazione, si verifica, tra l’altro, se la Commissione abbia monitorato i progetti in modo appropriato e abbia tempestivamente reagito a modifiche inattese, nonché se i progetti siano stati attuati come programmato (in termini di tempi, dotazione finanziaria e attività).

La Commissione ha monitorato i progetti in modo adeguato, ma sull’attuazione hanno inciso negativamente il limitato appropriamento a livello nazionale, le modifiche apportate dai partner al calendario delle attività e alcuni ritardi
54

Gli auditor della Corte hanno riscontrato che i progetti sono stati monitorati in modo adeguato da parte della Commissione, che ha effettuato sopralluoghi per 26 progetti e un «monitoraggio orientato ai risultati»43 per quattro progetti. In genere, la Commissione ha intrapreso tempestive azioni correttive per sostenere l’agevole attuazione dei progetti44. Tuttavia, gli auditor della Corte hanno rilevato che per 14 progetti la valutazione continua della sostenibilità era debole (cfr. paragrafo 66), nonostante, almeno in alcuni casi, ciò fosse già chiaro in fase di progettazione.

55

Al luglio 2016, 27 dei 35 progetti erano stati completati. Tuttavia, il termine per l’attuazione di 10 progetti45 è stato prorogato di un periodo compreso tra i tre e i 12 mesi. Metà delle proroghe erano relative a fattori esterni, quali la tardiva approvazione da parte delle autorità, instabilità politica e problemi di sicurezza; l’altra metà è imputabile a limitazioni interne dei progetti connesse alla capacità dei partner.

56

Otto progetti sono stati oggetto di modifiche relativamente all’ordine logico delle rispettive attività. Dette modifiche hanno inciso negativamente sull’esecuzione delle relative attività: in altri termini, non è stato possibile sfruttare appieno le potenziali sinergie. Gli auditor della Corte hanno rilevato che gli studi di riferimento e le valutazioni non erano disponibili quando necessari, che le attività di formazione hanno avuto luogo troppo tardi e che la prioritarizzazione delle relative attività non era ideale.

Riquadro 2

Esempi dell’impatto delle modifiche della sequenza temporale delle attività

Modifica dell’ordine

Progetto Cambodia2 – Inizialmente, il calendario delle attività prevedeva, nell’ordine: 1.1 Analisi della stampa, osservazione, analisi della copertura mediatica della tratta di bambini e monitoraggio; 1.2 Sensibilizzazione e formazione dei giornalisti sulla tratta e i diritti dell’infanzia; 1.3 Promozione delle attività di rete nazionali tra giornalisti specializzati. Il fatto che per il progetto sia stato alterato questo ordine ha inciso negativamente sull’esecuzione delle relative attività, in quanto l’analisi della stampa avrebbe dovuto rilevare i bisogni formativi dei giornalisti e la formazione avrebbe dovuto essere seguita da attività di rete. Invece, il progetto è iniziato con le attività di rete, prima che avessero luogo l’analisi della stampa e la formazione.

Notevole ritardo in una singola attività

Progetto India2 – La mappatura delle vulnerabilità (ad esempio, i siti in cui le persone vulnerabili erano maggiormente a rischio di tratta) è divenuta disponibile nel marzo 2011, ma a febbraio 2013 non era ancora stata approvata dal ministero competente. Ciò ha determinato la sospensione di tutte le attività, compresi gli studi di riferimento che avrebbero dovuto concorrere all’attuazione del progetto. Alla fine, lo studio di riferimento modificato è stato troppo tardivo per essere utile.

57

In dieci46 dei casi esaminati, alcune attività importanti non erano state effettuate come previsto. Ciò è stato dovuto a insufficiente impegno, da parte del governo (cinque casi), del partner attuatore (quattro casi) o di entrambi (un caso); si veda il riquadro 3.

Riquadro 3

Esempi di mancanza di appropriamento/impegno

Da parte del governo

Progetto Bangladesh1 – Il software per registrare i bambini non è stato attivato dal governo prima della conclusione del progetto. Per tale motivo, i funzionari non hanno potuto essere formati mentre il progetto era operativo.

Progetto Indonesia1 – Il progetto mirava a sostenere l’attuazione di un piano nazionale anti-tratta. Le riunioni con funzionari governativi di alto livello non hanno avuto luogo come da programma a causa della mancanza di impegno politico, e hanno dovuto essere sostituite con riunioni con funzionari a livello di comunità.

Da parte del partner attuatore

Progetto Myanmar1 – I materiali formativi attesi sulla migrazione e sulla protezione dei bambini non sono stati elaborati nel quadro del progetto; nel corso dei seminari per i gruppi di protezione dei bambini non è stato distribuito alcun tipo di materiale in modo sistematico. Inoltre, le attività ricreative per bambini non sono state organizzate in modo periodico, dato che ciascun gruppo di protezione dei bambini della rispettiva comunità lavorava in modo indipendente alla promozione e alla creazione della consapevolezza dei diritti dell’infanzia. Alcuni gruppi non sono stati sufficientemente attivi (ad esempio, tre eventi in un anno rispetto a 20 in un altro villaggio). Il partner avrebbe dovuto risolvere entrambe le questioni (disponibilità di materiale e livello di impegno) in tempo utile.

Da parte di entrambi

Progetto India1 – Due attività cruciali sono state annullate. Dapprima, l’analisi sotto il profilo dei diritti umani della proposta politica migratoria indiana e degli emendamenti all’esistente legge sulla tratta di esseri umani è stata inizialmente posticipata e poi cancellata, poiché il governo non ha approvato una nuova politica migratoria e la legge sulla tratta di esseri umani non è stata modificata. Il rischio di tali ritardi era prevedibile, dato il numero degli infruttuosi tentativi precedenti di modificare il quadro normativo. In secondo luogo, l’attività che prevedeva l’indirizzamento della responsabilità sociale d’impresa di compagnie aeree e banche verso la diffusione di informazioni e la fornitura di servizi ai lavoratori migranti non è stata attuata, a causa della mancanza di fondi e di capacità logistica. Anche questo avrebbe potuto esser previsto nella fase di ideazione del progetto.

L’esecuzione di bilancio è stata ostacolata dalla limitata capacità dei partner locali
58

Gli auditor della Corte hanno rilevato sette casi di significativo sottoutilizzo dei fondi e cinque altri casi nei quali l’utilizzo della dotazione finanziaria ha necessitato di proroghe dei termini47. Le convenzioni di sovvenzione fissano il contributo massimo dell’UE ed il sottoutilizzo dei fondi non è necessariamente negativo, specie se tutti i risultati attesi sono stati ottenuti. Tuttavia, quando la dotazione finanziaria di una proposta selezionata è stata notevolmente sovrastimata, e ciò non viene corretto prima della conclusione del contratto, la Commissione non può trarre pieno beneficio dall’invito a presentare proposte (e dai fondi disponibili) per sostenere altri progetti. In alcuni casi, gli auditor della Corte hanno constatato che l’iniziale proposta dei partner era irrealistica (troppo ambiziosa/sovrastimata) rispetto alla capacità di questi ultimi. Ad esempio:

  1. Per un progetto (Regionale1), è stato impiegato solo il 65 % della dotazione finanziaria originaria. Il partner attuatore capofila ha convenuto che molte linee di bilancio erano state inizialmente sovrastimate (in particolare, quelle per le attrezzature e le spese promozionali)48.
  2. Per il progetto India3, quasi la metà del valore del contratto non era stata utilizzata alla data di fine progetto originariamente prevista, in parte perché le attività a lungo termine di assistenza alle vittime erano coperte da finanziamenti statali potenzialmente più attraenti (più a lungo termine, più mirati).
  3. Il progetto Regionale2 ha necessitato di due proroghe dei termini (da 36 a 48 mesi) per impiegare il 90 % del contributo dell’UE pianificato49.

I progetti hanno prodotto alcuni risultati positivi nella lotta contro la tratta di esseri umani; la sostenibilità ha però costituito motivo di preoccupazione

59

In questa parte della relazione, si verifica se: le realizzazioni previste siano state/siano prodotte in maniera tempestiva e nel rispetto del bilancio; se i progetti abbiano apportato un contributo positivo all’eradicazione della tratta di esseri umani; e se i risultati dei progetti siano sostenibili.

I progetti hanno prodotto alcuni risultati positivi per quanto concerne la tratta di esseri umani, ma è difficile collegarli al miglioramento complessivo della lotta contra la tratta di esseri umani nella regione
60

Dal 2009, la lotta contro la tratta di esseri umani nelle regioni interessate dall’audit è complessivamente migliorata, sebbene vi siano notevoli differenze tra paesi e solo due di essi rispettino in pieno i migliori standard. Secondo dati tratti dal Trafficking in Persons Report del Dipartimento di Stato statunitense (cfr. tabella 1), i paesi che hanno fatto registrare miglioramenti sono: Bangladesh, Cambogia, India, Filippine e Pakistan; solo in un paese (Thailandia) la situazione è peggiorata nel periodo coperto dall’audit.

Tabella 1

Sforzi profusi da un campione di paesi nella lotta contro la tratta di esseri umani, sulla base del Trafficking in Persons Report statunitense

Paese20092010201120122013201420152016
Cambogia2WL2222WL2WL2WL2
Indonesia22222222
Nepal22222222
Myanmar/Birmania3332WL2WL2WL2WL3
Thailandia 22WL2WL2WL2WL332WL
Vietnam22WL2WL22222
India2WL2WL222222
Filippine2WL2WL222221
Pakistan2WL2222111
Bangladesh2WL2WL2WL22222

Nota: Il Trafficking in Persons Report del Dipartimento di Stato statunitense divide i paesi in quattro categorie: «classe 1» (rispettano pienamente gli standard); «classe 2» (non rispettano pienamente gli standard, ma sono in corso sforzi notevoli); «classe 2 watch list» (2WL, come «classe 2», ma con impatto più grave a causa del numero di vittime, della mancata fornitura di elementi comprovanti i maggiori sforzi o del mancato rispetto degli impegni) e «classe 3» (non rispettano gli standard).

Fonte: Dipartimento di Stato USA, Trafficking in Persons Report, 2016.

61

Gli auditor della Corte hanno constatato che, per tutti i progetti esaminati, è stato possibile individuare alcuni risultati progettuali positivi relativi alla tratta di esseri umani che contribuiscono alla lotta contro tale pratica. È parimenti emerso che il sostegno dell’UE, in particolare i finanziamenti dell’EIDHR, ha aiutato a rafforzare le ONG comunitarie di base specializzate nella lotta contro la tratta di esseri umani. Ciononostante, questi risultati non possono essere collegati al generale progresso della lotta contro la tratta di esseri umani nelle regioni in questione. Inoltre, è difficile identificare l’impatto delle iniziative che prendono le mosse da problematiche afferenti i diritti umani, in quanto esse sostengono cambiamenti a lungo termine che, per loro natura, sono spesso difficili da misurare.

62

Un buon esempio delle modalità con le quali il sostegno dell’UE può contribuire ad un cambiamento a lungo termine delle attitudini e dell’impegno locale è costituito dal progetto Indonesia1. Questo progetto è servito a consolidare un nascente consorzio di ONG locali attive nella lotta contro la tratta di esseri umani, sviluppando le capacità del consorzio e migliorando la sua visibilità a livello internazionale e il suo raggio d’azione. Di conseguenza, detto consorzio è stato in grado di fornire un pertinente contributo riguardo alle problematiche relative alla tratta di esseri umani nel contesto della periodica analisi, condotta dall’ONU, della situazione dei diritti umani in Indonesia50.

63

In modo simile, i progetti Cambogia2 e Cambogia3 sono stati attuati da un consorzio di ONG nazionali. Questi due progetti hanno contribuito ad accrescere la visibilità, la capacità ed il raggio d’azione del consorzio, con il risultato che il consorzio e le ONG che ne fanno parte hanno migliorato le rispettive competenze gestionali e sono riusciti a continuare a ricevere sostegno da parte dei donatori per alcune delle loro attività.

64

Come detto in precedenza (cfr. paragrafo 47), la selezione dei progetti tramite inviti a presentare proposte ha fornito limitate opportunità alla Commissione di integrare i progetti in un approccio globale. Ciononostante, gli auditor della Corte hanno individuato un progetto che è riuscito a collegare l’aiuto allo sviluppo con altri strumenti d’intervento dell’UE (cfr. riquadro 4). Anche altri donatori affrontano la tratta di esseri umani adottando un approccio globale che incorpora tipi di sostegno diversi51.

Riquadro 4

Progetto Thailandia3 – Cooperazione riuscita tra dipartimenti ed uso efficace degli strumenti disponibili per perseguire obiettivi relativi alla tratta di esseri umani – l’esempio di un progetto per la pesca thailandese

Il regolamento dell’UE sulla pesca INN (illegale, non dichiarata e non regolamentata)52 mira a far sì che nessun prodotto ittico catturato illegalmente finisca sul mercato dell’UE. Nel 2011 la Commissione ha avviato un dialogo informale con la Thailandia in merito al rispetto, da parte di questo Stato, delle disposizioni del regolamento.

Nel 2015, una serie di articoli ha rivelato i collegamenti esistenti tra alcune imprese di pesca tailandesi e la tratta di esseri umani. I media avevano rivelato «l’esteso ruolo di autorità, pescatori e trafficanti nella schiavizzazione di migliaia di persone».

La Commissione ha ritenuto che il dialogo informale con le autorità thailandesi non stesse assicurando progressi soddisfacenti. Così, il 21 aprile 2015, ha inviato una lettera di diffida formale (un cosiddetto «cartellino giallo») all’intenzione della Thailandia per non aver preso misure sufficienti nella lotta internazionale contro la pesca illegale. Erano state rilevate carenze nel quadro giuridico thailandese per la pesca sostenibile, nonché uno scarso monitoraggio, uno scarso controllo e una scarsa tracciabilità delle catture. Inoltre, i media hanno accusato i pescherecci thailandesi di gravi abusi in materia di lavoro e di diritti umani (cfr. paragrafo 6).

Sebbene l’invio di una lettera di diffida formale non fosse inteso come uno strumento di contrasto alla tratta di esseri umani, ha contribuito a lottare contro questo fenomeno in Thailandia. Tale atto è stato seguito da una formale procedura di dialogo con le autorità thailandesi, al fine di concordare le necessarie misure correttive. La mancata attuazione di dette misure potrebbe portare al bando delle importazioni dei prodotti ittici dalla Thailandia in UE, il che è stato per le autorità thailandesi un incentivo ad agire senza esitazione.

La decisione della Commissione ha dato slancio a riforme da lungo tempo attese, ad esempio quella delle condizioni di lavoro. La direzione generale Affari marittimi e pesca e la DG DEVCO hanno avvisato altri dipartimenti della Commissione (responsabili delle norme commerciali e lavorative) dell’opportunità di ideare un intervento che sostenesse le autorità thailandesi nella riduzione del lavoro forzato, del lavoro minorile e di altre forme inaccettabili di lavoro, nonché nella progressiva eliminazione dello sfruttamento dei lavoratori nei settori thailandesi della pesca e della trasformazione dei prodotti ittici. Il progetto che ne è risultato è parte di una più grande iniziativa comprendente un dialogo UE-Thailandia su questioni di pesca e di lavoro.

Il progetto è attuato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) che ha firmato un contratto nel dicembre 2015. Le attività sono iniziate nel febbraio 2016 e la durata prevista è di 42 mesi. Ci si attende che il progetto aiuti le autorità thailandesi con l’elaborazione di tabelle di marcia per la ratificazione di importanti convenzioni dell’OIL, una ricaduta positiva che va oltre il settore della pesca. Le misure prese per tutelare i diritti dei lavoratori dell’industria ittica vengono adesso diffuse in altri settori dell’economia, al fine di standardizzare i diritti occupazionali all’interno del paese. Analogamente, altri donatori stanno raccogliendo informazioni sul progetto per valutare la possibilità di replicarlo in altri paesi dell’Asia meridionale/sudorientale (ad esempio, in Bangladesh, altro paese in cui il settore della pesca è importante).

La sostenibilità dei risultati dei progetti non è stata garantita in modo sistematico
65

Gli auditor della Corte sono stati in grado di valutare le prospettive di sostenibilità di 25 progetti53. Per i restanti dieci, il progetto era ancora in corso, la relazione finale non era ancora stata approvata o non conteneva sufficienti dettagli. È emerso che la sostenibilità è dimostrabile per 11 progetti. Per gli altri 14, incideranno verosimilmente sulla sostenibilità insufficienti contributi aggiuntivi da parte dei donatori (otto progetti) e insufficiente impegno da parte dei partner o del governo (sei progetti).

Riquadro 5

Esempi di problemi di sostenibilità

Insufficienti contributi aggiuntivi da parte dei donatori

Per il progetto Nepal1, il partner capofila non lavora più in tre distretti ed ha modificato le proprie priorità territoriali e tematiche. Sebbene uno dei partner continui le attività di microcredito con il sostegno di un altro donatore, le attività più direttamente connesse alla tratta di esseri umani non sono state continuate.

Per il progetto India1, la sostenibilità finanziaria diretta per parte delle attività è stata assicurata da un altro donatore, ma non tutte le attività hanno potuto essere continuate.

Impegno del partner e appropriamento da parte del governo insufficienti

Nel caso del progetto India2 (sostegno ai panchayat nel mantenimento di comitati di vigilanza e centri di azione), i partner attuatori non hanno concluso alcuna intesa con la polizia in merito alla sostenibilità e non saranno in grado di sostenere i propri interventi finanziariamente dopo la conclusione del programma.

Il progetto Bangladesh3 diverrà sostenibile solo se il governo nazionale muterà la propria posizione nei confronti dei rifugiati rohingya (al momento, nessun riconoscimento, nessun accesso al lavoro e nessun accesso all’istruzione secondaria).Tuttavia, la delegazione dell’UE non ha intrapreso alcuna azione ulteriore. Tale mancanza di follow up ha portato all’annullamento/posticipo di alcune attività del progetto relative alla tratta di esseri umani.

66

Per i 14 progetti dall’incerta sostenibilità, gli auditor della Corte hanno constatato che i fattori che incidono negativamente sulla sostenibilità avrebbero potuto essere affrontati meglio in fase di ideazione. In particolare, i progetti non comprendevano una strategia di uscita per il passaggio delle consegne relativo alle pratiche e alle realizzazioni del progetto, come invece raccomandato dagli orientamenti della Commissione sulla gestione del ciclo dei progetti54; i fattori / le minacce esterne non sono stati mitigati a sufficienza e dunque erano ancora presenti nel corso della fase di attuazione. La valutazione in itinere della sostenibilità da parte della Commissione è stata inoltre ostacolata da insufficiente documentazione dell’impatto delle modifiche nel corso dell’attuazione.

67

Gli auditor della Corte hanno trovato un buon esempio di progetto sostenibile, che illustra i vantaggi del risolvere all’inizio, in fase di ideazione, le questioni di sostenibilità (cfr. riquadro 6).

Riquadro 6

Shubha Yatra: promozione e tutela dei diritti delle migranti nepalesi (Nepal3)

Buona pratica

Il progetto mira a promuovere e tutelare i diritti delle migranti nepalesi organizzando iniziative di sensibilizzazione e facilitando la condivisione delle conoscenze. La strategia di uscita era stata dettagliatamente discussa con i principali portatori di interessi in fase di ideazione ed era stata valutata in modo continuo in fase di attuazione. In particolare, il progetto includeva attività potenzialmente capaci di attirare ulteriore sostegno da parte dei donatori per assicurare la sostenibilità dei risultati ottenuti anche dopo il completamento del progetto.

I risultati ottenuti dalle attività di sensibilizzazione sono stati sostenibili. Con il sostegno dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), un partner gestiva un programma di migrazione sicura nel distretto di Rupandehi. Analogamente, con il sostegno finanziario delle autorità locali, il Migrant Women’s Service Centre (Federazione di lavoratrici migranti istituita nel corso del progetto Shubha Yatra) ha organizzato periodiche riunioni di coordinamento a livello di distretto incentrate sulla difesa dei diritti delle migranti.

In aggiunta, i centri d’informazione negli Uffici amministrativi del distretto (Hetauda e Bhairahawa) sono ancora operativi e collaborano con più di 22 ONG locali operanti a favore dei diritti delle donne. Parimenti, gli sportelli informativi presso l’aeroporto internazionale e alle frontiere hanno continuato le rispettive attività con il sostegno di vari donatori privati e fondazioni. Entrambi i partner dirigono attivamente queste iniziative.

Per quanto concerne la promozione della condivisione delle conoscenze, il partner principale, una ONG internazionale, ha diffuso il modello di facilitazione della migrazione sicura proposto dal progetto e sta attualmente attuando progetti a Rupendhi e Makwanpur. Questi progetti prendono le mosse dal lavoro svolto nell’ambito di un progetto finanziato dall’UE per l’emancipazione delle ragazze attraverso l’istruzione e per la riduzione dei matrimoni di minori.

Conclusioni e raccomandazioni

68

La Corte ha esaminato l’efficacia del sostegno dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale. L’eradicazione della tratta di esseri umani è necessariamente un processo a lungo termine. Richiede che vengano affrontate alcune cause profonde (ad esempio, disuguaglianza di genere, povertà, diritti delle minoranze limitati, scarsa istruzione, inadeguato sistema sanitario) e che vengano contrastate le attività delle reti criminali. La tratta di esseri umani è, per natura, un reato sommerso, per il quale sono raramente disponibili dati statistici sufficienti e comparabili. La Corte ha constatato che, dati questo complesso contesto, le numerose priorità diffuse e la limitatezza delle risorse, l’UE è stata parzialmente efficace nel sostenere la lotta contro la tratta di esseri umani nell’Asia meridionale/sudorientale.

69

Il quadro strategico dell’UE in materia di tratta di esseri umani prevede sostanzialmente un approccio globale al contrasto del fenomeno, sebbene alcuni aspetti non siano ancora interamente sviluppati. La strategia THB (2012-2016) era un documento ad alto livello che forniva pochi orientamenti sulla dimensione esterna della lotta contro la tratta di esseri umani. Ad aprile 2017, la Commissione non aveva pubblicato una valutazione globale dei risultati conseguiti nell’ambito della strategia THB, né aveva presentato un quadro d’azione anti-tratta per il periodo successivo al 2016.

70

La strategia THB è affiancata da una serie di altri documenti strategici che, presi nel loro insieme, affrontano i principali aspetti della tratta di esseri umani. La Commissione e il SEAE si avvalgono di una varietà di strumenti nel contrasto, sia diretto che indiretto, alla tratta di esseri umani: i dialoghi in tema di diritti umani risultano particolarmente utili; fra gli altri strumenti, vi sono dialoghi bilaterali e sostegno a forum regionali (ossia ASEAN e ASEM in Asia). Fino ad ora, non è stato creato alcun nuovo partenariato ad hoc tra l’UE ed uno dei paesi dell’Asia meridionale/sudorientale per contrastare la tratta di esseri umani (cfr. paragrafi 22-43).

Raccomandazione 1 – Sviluppare ulteriormente il quadro strategico in materia di tratta di esseri umani, rendendolo maggiormente applicabile all’Asia meridionale/sudorientale

La Commissione, in coordinamento con il SEAE e considerando le implicazioni dell’esame intermedio degli strumenti di finanziamento esterni, dovrebbe sviluppare ulteriormente il quadro strategico in materia di tratta di esseri umani, in particolare nei modi seguenti:

  • proponendo al Consiglio un elenco di priorità aggiornato, basato sui risultati finora ottenuti, sulla pervasività della tratta di esseri umani in singoli paesi/ singole regioni e sulle priorità d’intervento tematiche;
  • facendo sì che decisori ed operatori abbiano a disposizione dati sufficienti e comparabili sulle attività anti-tratta finanziate;
  • definendo obiettivi e valori-obiettivo chiari per la lotta contro la tratta di esseri umani, facilitando così la progettazione di azioni pertinenti, coerenti e complete nei paesi/ nelle regioni riconosciuti come prioritari. Gli obiettivi dovrebbero essere tradotti in orientamenti operativi maggiormente dettagliati, sufficientemente chiari da guidare le attività sul campo, ad esempio utilizzando quadri-paese pertinenti, strategie nazionali, esercizi di programmazione e relazioni di gestione esistenti;
  • individuando e successivamente valutando e comunicando gli obiettivi che sono meglio perseguibili tramite i progetti, il ricorso a un altro strumento (ad esempio, dialogo sui diritti umani, strumenti di assistenza tecnica, partenariati ad hoc sulla tratta di esseri umani, ecc.) o una combinazione di più strumenti.

Data-obiettivo: metà 2018

71

Nonostante presentino debolezze specifiche, i progetti esaminati in Asia meridionale/sudorientale hanno prodotto alcuni risultati positivi nella lotta contro la tratta di esseri umani. L’impatto di questi risultati, tuttavia, avrebbe potuto essere maggiore se fosse stato adottato un approccio globale tale da permettere maggiore interazione e più sinergie tra progetti e altri strumenti pertinenti per la tratta di esseri umani. Circa due terzi dei progetti inclusi nel campione presentavano debolezze di formulazione degli obiettivi e/o degli indicatori ed alcune debolezze di progettazione non erano state risolte in tempo utile, in particolare prima della firma della convenzione di sovvenzione (cfr. paragrafi 45-52).

72

La Commissione ha monitorato i progetti in modo adeguato, ma sull’attuazione hanno inciso negativamente il limitato appropriamento a livello nazionale e le debolezze nell’attuazione delle attività da parte dei partner e nella capacità di questi ultimi. Si registra un complessivo miglioramento della lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale, ma è difficile collegarlo a specifiche azioni dell’UE (sia in termini di assegnazione dei fondi, sia di risultati ottenuti). Sebbene fosse troppo presto per valutare la sostenibilità di tutti i risultati dei progetti, gli auditor della Corte hanno osservato che la sostenibilità non è stata assicurata sistematicamente (14 progetti su 25, cfr. paragrafi 54-67).

Raccomandazione 2 – Ottimizzare l’impatto dei progetti integrandoli in un quadro generale

Nel corso della preparazione degli inviti a presentare proposte e della procedura di selezione e di aggiudicazione, la Commissione dovrebbe mirare a sostenere i progetti che hanno maggiori probabilità di contribuire agli obiettivi della lotta alla tratta di esseri umani nella pertinente regione prioritaria/ nel pertinente paese prioritario, nei modi seguenti:

  • includendo criteri di selezione che sostengano un approccio globale nella regione / nel paese, una appropriata copertura di tutte le priorità definite e la possibilità di conseguire interazioni e sinergie tra progetti e altri strumenti;
  • valutando il tipo e la dimensione di sovvenzioni che corrispondano meglio alla forza e alla capacità della società civile nel paese;
  • facendo sì che la concezione dei progetti selezionati includa obiettivi SMART ed indicatori RACER e che i risultati attesi sino realistici in termini di tempo, di bilancio e di capacità dei partner;
  • ponendo maggiormente l’accento sulla sostenibilità dei risultati attesi dai progetti, sin dalla fase iniziale e per l’intero ciclo di vita del progetto, ad esempio sviluppando strategie di uscita che considerino fonti di finanziamento alternative e incoraggino l’appropriamento nazionale dopo il completamento dei progetti.

Data-obiettivo: inizio 2018

La presente relazione è stata adottata dalla Sezione III, presieduta da Karel PINXTEN, Membro della Corte dei conti europea, a Lussemburgo, nella riunione del 2 maggio 2017.

Per la Corte dei conti europea

Klaus-Heiner LEHNE

Presidente

Allegati

Allegato I

Panoramica dei progetti

PaeseDelegazione competenteRif. contratto in CRISRiferimento nel testoTitolo del progettoImporto totale previsto
(euro)
Fondi UE
(euro)
CambogiaCambogiaEIDHR/2011/272-402Cambogia1Safe migration and reduced trafficking (SMART)333 261244 855
CambogiaCambogiaEIDHR/2009/218-621Cambogia2Enhancing capacity to address trafficking especially in children from a human rights perspective in nine provinces and Phnom Penh municipality of Cambodia285 580188 483
CambogiaCambogiaEIDHR/2011/272-403Cambogia3Enhancing the Community to Prevent Human Trafficking, especially Women and Children and to Assist the Victims of Trafficking to Access to Justice555 330299 878
CambogiaCambogiaEIDHR/2015/369-068Cambogia4MIGRA ACTION- Advocate, Monitor and Communicate to Combat Human Trafficking and Unsafe Migration in Cambodia500 000475 000
IndonesiaIndonesiaEIDHR/2010/253-189Indonesia1Strengthening Advocacy Works and Young People Participation: A Supporting Action to the Implementation of the National Plan of Action on the Eradication of Criminal Acts of Trafficking in Person and Sexual Exploitation of Children 2009-2014106 56499 004
NepalNepalEIDHR/2009/158-139Nepal1Community Empowerment Action for Protection and Promotion of Rights of Women and Children126 080100 864
NepalNepalEIDHR/2009/158-158Nepal2Initiative to capacitate Local Institutions to combat human trafficking (ICLICHT)49 00049 000
NepalNepalDCI-MIGR/2010/228-798Nepal3Shubha Yatra: Promotion and Protection of Rights of Nepali Migrant Women700 000560 000
Myanmar/BirmaniaThailandiaDCI-HUM/2009/155-012Myanmar/Birmania1Protection of vulnerable children in Myanmar from trafficking and other forms of harm663 293596 963
ThailandiaThailandiaDCI-HUM/2009/154-928Thailandia1Protecting Migrant Children from Trafficking and Exploitation in the Mekong Sub-region649 969584 972
ThailandiaThailandiaDCI-MIGR/2008/153-312Thailandia2Going back – Moving on:
Economic and Social Empowerment of Migrants Including Victims of Trafficking Returned from the EU countries.
2 199 8131 758 813
ThailandiaThailandiaDCI-HUM/2015/371-801Thailandia3Combatting Unacceptable Forms of Work in the Thai Fishing and Seafood Industry4 200 0003 700 000
VietnamVietnamEIDHR/ 2010 /248-231Vietnam1Standing Up Against Violence (Stand Up)205 649195 366
VietnamVietnamEIDHR/2010/248-732Vietnam2Vesta II279 902251 912
IndiaSede centrale DG DEVCO / demandato alla delegazione UE in India nel 2011DCI-MIGR/2010/224-427India1Enhancing the Protection of Indian Migrant Workers in Oman through Evidence-Based Capacity-Building with Government and Civil Society700 410560 328
IndiaIndiaEIDHR/2010/232-393India2To support the Government of India’s efforts to stop trafficking in women and girls through community action at the Panchayat level in partnership with the National Commission for Women300 000240 000
IndiaIndiaEIDHR/2012/278-640India3Strengthening law enforcement and mobilising community action to combat trafficking of women and children345 518293 690
FilippineFilippineEIDHR/2009/220-287Filippine1Private and Public Faces of Violence Against Women: Addressing Domestic Violence and Trafficking in the Urban Poor Communities and ‘’Red Light Districts’’ of Angeles City and Olongapo City175 151140 121
FilippineFilippineEIDHR/2010/246-141Filippine2Working towards better implementation of International and Local Laws on anti-child trafficking and other forms of child abuse in selected areas of the Philippines207 557172 364
PakistanPakistanEIDHR/2011/277-432Pakistan1HRG - ‘’Meri Awaz Suno’’ (Listen to my voice)493 949443 295
India – Nepal - BangladeshIndiaDCI-MIGR/2009/153-330Regionale1SANYUKT, «connected» – Progetto regionale sulla gestione dei casi e sulla lotta contro la tratta in e dall’Asia meridionale2 199 7041 759 763
India – NepalIndiaDCI-HUM/2008/155-098Regionale2The Protection and Quality of Care – Azione contro la tratta di esseri umani, capeggiata da Terre des hommes Child Relief con Sanlaap India592 120470 902
Totale parziale (tratta di esseri umani come componente principale)15 868 85013 185 573
CambogiaCambogiaDCI-MIGR/2013/282-889Cambogia5MIGRA-SAFE: Safe Labour Migration for Vulnerable Cambodian Migrant Workers to Thailand714 300571 000
BangladeshBangladeshDCI-NSAPVD/2011/270-442Bangladesh1Rural Urban Child Migration Project1 349 994998 996
BangladeshBangladeshEIDHR/2011/223-092Bangladesh2Improving child protection and rehabilitation of children from sexual abuse and exploitation in Bangladesh1 403 9711 094 915
BangladeshBangladeshDCI-ASIE/2013/314-090Bangladesh3Protection, essential services and durable solutions for refugees in Bangladesh3 770 6801 500 000
BangladeshBangladeshDCI-HUM/2013/323-276Bangladesh4Community actions for child protection from violence1 854 5381 483 445
BangladeshBangladeshEIDHR/2013/297-201Bangladesh5Mapping and capacity-building of tea plantation workers and little-known ethnic communities of Bangladesh299 999239 999
BangladeshBangladeshDCI-ASIE/2014/337-018Bangladesh6Protection, essential services and durable solutions for refugees in Bangladesh, fase IV10 442 8406 000 000
BangladeshBangladeshEIDHR/2015/367-497Bangladesh7Combatting commercial sexual exploitation of children (CCSEC) in Bangladesh839 003750 000
BangladeshBangladeshEIDHR/2010/254-352Bangladesh8Promotion of Human Rights for Preventing Violence and Discrimination against Women and Girls (PPVD)300 000285 000
ThailandiaThailandiaDCI-NSAPVD/2011/280-905Thailandia4Empowering Women’s Networks to Improve Women’s Rights Protection and Access to Reproductive Health Services529 593476 633
ThailandiaThailandiaDCI-ASIE/2010/254-483Thailandia5Protection Assistance to Myanmar Refugees in Thailand1 204 213963 370
ThailandiaThailandiaDCI-NSAPVD/2011/280-903Thailandia6To act toward a better inclusion of Burmese migrants and a better recognition of their rights in Thailand665 775499 331
RegionaleIndonesiaDCI-ASIE/2015/360-522Regionale3EU-ASEAN Migration and Border Management II3 200 0003 200 000
Totale parziale (tratta di esseri umani come componente aggiuntiva)26 574 90618 062 690
Totale generale42 443 75531 248 263

Allegato II

Obiettivi e singole valutazioni dei progetti

Adeguatezza della concezioneMonitoraggio e attuazioneRisultati e sostenibilità dei risultati dei progetti
PaeseRiferimento nel testoObiettivo del progettoObiettivi SMART / Indicatori RACERAltri aspetti relativi alla concezione (ad esempio, scenario di partenza, insegnamenti tratti, dotazione finanziaria)MonitoraggioProblemi di attuazione e altre problematicheRisultatiProblemi di sostenibilità
CambogiaCambogia1Il progetto mira a promuovere una migrazione sicura, al fine di ridurre l’incidenza della tratta di esseri umani (interna e internazionale) in Cambogia, nonché a rafforzare la capacità delle agenzie della società civile e delle autorità locali (comunali, distrettuali, provinciali) di prevenire la migrazione non sicura e la tratta e ad aiutare i gruppi a rischio a prendere decisioni informate.
CambogiaCambogia2Il progetto cerca di promuovere l’integrazione dei diritti dei bambini nel lavoro delle autorità governative contro la tratta, nonché nelle pratiche delle ONG e delle comunità, promuovendo cambiamenti nelle percezioni sociali.
CambogiaCambogia3L’azione affronta l’estrema vulnerabilità dei bambini migranti, impedendo che vengano sfruttati e permettendo in modo appropriato ai bambini-vittima di riprendersi e di continuare a vivere. Si sforza non soltanto di sensibilizzare i genitori e la comunità circa i rischi e la vulnerabilità, ma di creare opportunità e consentire lo sviluppo personale dei bambini.
CambogiaCambogia4Il progetto mira ad accrescere le conoscenze per riconoscere casi di sfruttamento, ad accrescere le capacità persuasive e comunicative delle organizzazioni della società civile, delle autorità locali, dei migranti e delle loro famiglie, nell’opera di sensibilizzazione a livello locale, nazionale e internazionale. Una società civile meglio preparata ed attrezzata farà aumentare le opportunità di dar visibilità alla vera situazione sul terreno, evidenziando le connessioni mancanti e la mancata circolazione di informazioni tra livello locale e nazionale.
IndonesiaIndonesia1L’azione mira a potenziare le attività di sensibilizzazione delle organizzazioni della società civile in merito alle problematiche della tratta di persone e dello sfruttamento sessuale dei bambini, tramite la partecipazione di giovani.
NepalNepal1Il progetto mirava a rafforzare i gruppi maggiormente vulnerabili di tre distretti del Nepal centro-occidentale, affinché avessero accesso ai diritti umani e alla protezione dalla violenza.
NepalNepal2Contribuire alla promozione dei diritti delle comunità vulnerabili lottando contro la tratta di donne e bambine nella regione dell’estremo occidente del Nepal.
NepalNepal3Il progetto mira a promuovere una migrazione sicura e a tutelare i diritti delle lavoratrici migranti mediante la mobilitazione ed il potenziamento della risposta della società civile.
Myanmar/BirmaniaMyanmar/Birmania1L’obiettivo generale è di istituire un efficace sistema di protezione dell’infanzia in Myanmar/Birmania, a vantaggio di 6 milioni di bambini vulnerabili.
ThailandiaThailandia1L’obiettivo specifico è di elaborare sistemi di protezione dell’infanzia a livello di comunità e di municipalità che impediscano la tratta e altre forme di abuso, negligenza, violenza e sfruttamento e proteggano i bambini vulnerabili di tre municipalità, contribuendo al processo di sviluppo di un efficace sistema di protezione dell’infanzia a livello nazionale.
ThailandiaThailandia2Il progetto mira a contribuire alla diminuzione dello sfruttamento lavorativo e sessuale dei migranti, incluse le vittime di tratta, tramite il sostegno ad un processo di rimpatrio e di reintegrazione umano, che ponga l’enfasi sull’emancipazione economica e sociale. Alla fine del progetto, la capacità dei prestatori di servizi di rimpatriare e reintegrare i migranti vittime di sfruttamento lavorativo o sessuale (comprese le vittime di tratta) saranno migliori in Thailandia, nelle Filippine e nell’UE e nei paesi vicini, tramite coordinamento e segnalazioni potenziati tra agenzie specializzate e attori principali.
ThailandiaThailandia3Il progetto mira a ridurre il lavoro forzato, il lavoro minorile e altre forme non accettabili di lavoro, nonché ad eliminare progressivamente lo sfruttamento dei lavoratori, specie dei lavoratori migranti nei settori della pesca e dei prodotti ittici thailandesi, e migliorare quindi il rispetto dei diritti fondamentali sul luogo di lavoro.
VietnamVietnam1Il progetto mira a sostenere gli sforzi nazionali di riduzione della violenza contro le donne, migliorando la protezione ed il sostegno alle donne vittime di violenza.
VietnamVietnam2Il progetto mira a promuovere e rafforzare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle donne che vivono in zone povere e remote del Vietnam, in particolare di quelle appartenenti a gruppi vulnerabili come minoranze nazionali, donne non istruite ed ex vittime di tratta.
IndiaIndia1Il progetto mira a contribuire ai diritti dei lavoratori indiani che migrano verso/all’interno dei paesi del Golfo, mediante rafforzamento delle capacità di 20 attori non governativi e 50 funzionari governativi dei pertinenti ministeri (Dipartimento Immigrazione del Ministero dell’Interno, Affari d’oltremare, Lavoro, Sviluppo delle donne e dei bambini, Assistenza sociale) sia in India che negli Stati del Golfo, onde far progredire i diritti dei lavoratori migranti.
IndiaIndia2La finalità primaria dell’azione è che, entro il 2016, gli sforzi del governo indiano volti a creare meccanismi di prevenzione istituzionalizzati per fermare la tratta presso i distretti in cui ha origine siano sostenuti e potenziati tramite un’azione a livello di comunità.
IndiaIndia3Combattere la tratta di donne e bambini tramite potenziamento delle capacità, formazione e sensibilizzazione delle agenzie di contrasto; sostegno alle vittime e protezione delle stesse; perseguimento e smantellamento delle reti criminali coinvolte nella tratta di donne e bambini creando reti e partenariati tra agenzie nelle zone di origine, di transito e di destinazione.
FilippineFilippine1Contribuire ad un ambiente di governance in cui la promozione dei diritti umani sia al centro, in particolare rispettando l’obbligo in capo alle unità di governo locale di tutelare e promuovere i diritti delle popolazioni vulnerabili contro la tratta e la violenza, e contribuire ad accrescere la capacità delle donne di rivendicare i propri diritti.
FilippineFilippine2Il progetto mira a contribuire all’attuazione del protocollo facoltativo sulla vendita di bambini, la prostituzione e pornografia minorile, della legge anti-tratta delle persone del 2003 (Legge della Repubblica 9208) e di altre pertinenti leggi nelle Filippine.
PakistanPakistan1Il progetto persegue tre obiettivi: 1) mitigare l’abuso sessuale dei bambini, lo sfruttamento sessuale a fini commerciali dei bambini e la tratta interna di minori; 2) sviluppare capacità locali per rispondere all’abuso dei minori; e 3) sviluppare processi democratici pacifici basati sul dialogo, la solidarietà e l’equità per promuovere la protezione dei bambini.
India – Nepal - BangladeshRegionale1Prevenzione della migrazione non sicura e della tratta di bambini e adolescenti dall’India (Bengala occidentale e Andhra Pradesh) e dal Bangladesh (principali distretti e villaggi di origine), riabilitazione delle vittime di tratta dall’India (Bengala occidentale e Andhra Pradesh), dal Nepal e dal Bangladesh.
India – NepalRegionale2Integrazione riuscita nella comunità di bambini sopravvissuti alla tratta. Obiettivo specifico: migliorare la protezione, la qualità dell’assistenza e l’integrazione comunitaria dei bambini vittime di tratta in India e Nepal.
CambogiaCambogia5L’obiettivo generale del progetto è di promuovere la migrazione sicura al fine di tutelare i diritti dei migranti cambogiani (comprese donne e bambini) e ridurre la loro vulnerabilità allo sfruttamento lavorativo e alla tratta di esseri umani.
BangladeshBangladesh1Il progetto intende potenziare i servizi delle istituzioni di amministrazione locale in cooperazione con attori non governativi per ridurre la migrazione minorile non sicura dalle zone rurali a quelle urbane e per migliorare la situazione dei migranti bambini.
BangladeshBangladesh2Il progetto mira a ridurre casi di abuso sessuale e sfruttamento sessuale dei bambini nelle aree del progetto e a riabilitarli e reintegrarli con successo nella società.
BangladeshBangladesh3L’obiettivo generale e la finalità di questo progetto è di far sì che i diritti dei rifugiati siano rispettati, conducendo alla loro emancipazione e preparandoli a future soluzioni durevoli. L’obiettivo specifico è di emancipare i rifugiati e aiutarli a conseguire un livello di autonomia necessario per condurre esistenze costruttive in un ambiente sicuro.
BangladeshBangladesh4L’azione mira a potenziare i mezzi e la capacità degli attori governativi e non governativi di eliminare tutte le forme di violenza contro i bambini. Ciò verrà ottenuto tramite il rafforzamento delle azioni comunitarie da parte della gente della comunità per la protezione dell’infanzia e tramite sostegno legale e riabilitazione completa per la reintegrazione di bambini vittime di violenza.
BangladeshBangladesh5Il progetto mira a promuovere i diritti, le libertà fondamentali e la rappresentanza dei lavoratori delle piantagioni di tè in situazione di lavoro quasi-forzato (in «tied» situation) e dei gruppi etnici poco noti nei più ampi contesti socio-culturali e politico-economici del Bangladesh tramite ricerca attiva (mappatura), rafforzamento delle capacità, sensibilizzazione e difesa.
BangladeshBangladesh6Il progetto mira a facilitare la creazione di un ambiente in Bangladesh nel quale ai rifugiati rohingya sia fornita adeguata protezione internazionale, sostenendo al contempo la ricerca di una soluzione durevole.
BangladeshBangladesh7L’obiettivo generale dell’Azione di lotta contro lo sfruttamento sessuale a fini commerciali dei bambini (CCSEC) in Bangladesh è di contribuire all’eliminazione dello sfruttamento sessuale a fini commerciali dei bambini.
L’obiettivo specifico dell’azione è di tutelare e promuovere i diritti dei sopravvissuti e dei bambini a rischio di sfruttamento facilitando l’attuazione della Convenzione 182 dell’OIL (ILO-C182) e del protocollo facoltativo 2 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC-OP-2) in Bangladesh.
BangladeshBangladesh8L’obiettivo generale è di prevenire ogni forma di violenza e discriminazione contro i gruppi vulnerabili, in particolare donne e ragazze, promuovendo i diritti umani in specifiche zone del Bangladesh.
ThailandiaThailandia4L’obiettivo generale del progetto è che le donne che vivono in 12 province nord-orientali della Thailandia e che sono vulnerabili alla violenza domestica o sessuale e alla tratta di esseri umani, oppure che hanno difficoltà di accesso ai servizi sanitari, specie per la salute riproduttiva, abbiano un migliore accesso a servizi di tutela legale e a servizi sanitari alla fine del progetto, tra 4 anni.
ThailandiaThailandia5L’obiettivo del progetto è che i rifugiati e i richiedenti asilo che provengono dal Myanmar/Birmania e che vivono in campi godano di un migliorato contesto di protezione in Thailandia.
ThailandiaThailandia6L’azione mira a migliorare le capacità di 205 migranti (attori non governativi) che lavorano in zone sovrappopolate di migranti birmani rivendicando al contempo i diritti dei migranti e permettendo una modifica della normativa (a livello locale, provinciale e nazionale) tramite piattaforme per il dialogo tra autorità locali, società civile thailandese e comunità birmane.
RegionaleRegionale3Il programma mira sostenere l’ASEAN nel suo processo di integrazione tramite l’attuazione del Piano direttore sulle connessioni ASEAN, in particolare connessioni da popolo a popolo, nonché a rafforzare le reti delle autorità di contrasto e la cooperazione ai principali hub di transito regionali con l’aiuto di uno studio sulla semplificazione dei requisiti per il visto per i cittadini di paesi membri dell’ASEAN e di paesi non membri dell’ASEAN all’interno di uno dei paesi membri dell’ASEAN.

Nota: nel valutare questi progetti, gli auditor della Corte hanno preso in considerazione le problematiche connaturate associate ai progetti in tema di diritti umani. Ad esempio, la sostenibilità spesso richiede un continuo sostegno da parte dei donatori e la costruzione di una «titolarità» nazionale per mantenere i risultati raggiunti.

Nota: per 10 progetti, gli auditor della Corte non hanno valutato la sostenibilità dei risultati: o perché i progetti erano in corso (sette casi) o perché al momento dell’esame la relazione finale non era ancora stata approvata (un caso), oppure perché detta relazione non era sufficientemente dettagliata (due casi). Tra questi progetti, sono stati osservati notevoli problemi di sostenibilità nel progetto Bangladesh6 (il governo nazionale non era sufficientemente collaborativo) e in quello Cambogia4 (il modello di ambasciatori della comunità retribuiti era particolarmente debole).

Legenda colori:

Le norme sono state rispettate in toto, sotto tutti gli aspetti significativi
Alcune norme non sono state rispettate
Scostamento significativo dalle norme

Allegato III

Debolezze della banca dati del sito Internet anti-tratta

01

Il Sistema informativo comune Relex (CRIS) della Commissione non registra se un progetto sia relativo o meno alla tratta di esseri umani. In linea di principio, i progetti relativi alla tratta di esseri umani sono sistematicamente inclusi in una banca dati specifica per questo fenomeno, che è accessibile tramite il sito Internet anti-tratta. Gli auditor della Corte hanno analizzato la banca dati del sito Internet anti-tratta, rilevando che non vi è coerenza nella classificazione dei progetti come relativi alla tratta di esseri umani.

02

Nel settembre 2016, la Commissione ha pubblicato uno Studio sul riesame completo dell’intervento tramite progetti di contrasto alla tratta di esseri umani finanziati dalla CE. L’autore dello studio in questione ha incluso un caveat che indica inoltre che la banca dati non può essere considerata sufficientemente robusta o affidabile: «Sebbene l’ufficio del coordinatore anti-tratta dell’UE abbia profuso ogni sforzo per fornire informazioni al contraente su tutti i progetti finanziati da tutti i servizi per l’intero periodo in esame, lo studio non può ritenersi una panoramica interamente esaustiva di tutti i progetti finanziati dalla Commissione europea nel campo della tratta di esseri umani».

03

L’assenza di coerenza dell’insieme dei progetti nella banca dati può altresì osservarsi dall’analisi del campione. Il progetto Cambogia5 è stato giudicato dalla Commissione come relativo alla tratta di esseri umani, mentre il progetto Cambogia4 (che un valutatore aveva ritenuto esserne il proseguimento) no.

Esempi di progetti contenuti/non contenuti nella banca dati anti-tratta
Progetti inclusi nella banca dati del sito Internet contro la trattaProgetti simili non inclusi

Facilitating Corporate Social Responsibility in the field of Human Trafficking (HOME/2011/ISEC/AG/THB/4000001962)

La principale finalità del progetto è di migliorare la prevenzione della tratta di esseri umani a fini di sfruttamento lavorativo, traducendo e applicando i princìpi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani (UNGP) nel campo della tratta di esseri umani. Si mirerà a tre settori: agricoltura, settore edile e turismo (sito Internet anti-tratta).

Partnerships to combat child labour through corporate social responsibility CSR in Bangladesh (CRIS 266430)

Il progetto mira a migliorare le vite e i mezzi di sostentamento dei bambini-lavoratori in Bangladesh, sia nel settore privato formale che in quello informale.

«Il lavoro minorile è ritenuto la più comune violazione dei diritti dell’infanzia in Bangladesh, con circa 7,4 milioni di bambini che lavorano regolarmente in ambienti pericolosi […] Il problema generale che l’Azione mira a risolvere è l’insufficiente consapevolezza ed applicazione della RSI e degli standard di conformità sociale nel settore privato, che portano al lavoro minorile pericoloso». (Descrizione dell’azione, 1.6.2)

Trafficking Prevention for Vulnerable Youth and Women in Kosovo (EIDHR/2008/168-436)

La finalità del progetto era di rafforzare la prevenzione della tratta tramite rafforzamento delle capacità presso ONG locali attive nei programmi anti-tratta in Kosovo.

Inoltre, il progetto mirava a sensibilizzare in merito alla tratta i gruppi maggiormente vulnerabili – alunni della scuola primaria, vittime di violenza basata sul genere e ragazze che hanno lasciato la scuola – in zone rurali del Kosovo. Mirava altresì a promuovere la formazione professionale per giovani donne, in modo da ridurre la loro vulnerabilità alla tratta nella costruzione di vite indipendenti (sito Internet anti-tratta).

Improving Child Protection and Rehabilitation of Children from Sexual Abuse and Exploitation in Bangladesh (CRIS 223-092)

Il progetto mira a ridurre casi di abuso sessuale e sfruttamento sessuale dei bambini nelle aree del progetto e a riabilitarli e reintegrarli con successo nella società.

Fonte: analisi effettuata dalla Corte sulla banca dati del sito Internet anti-tratta e sul CRIS.

Risposte della Commissione e del SEAE

Sintesi

I

La tratta di esseri umani (THB) è parte integrante dell’impegno profuso dall’Unione europea a livello mondiale nel campo della politica estera e di sicurezza per contrastare una serie di violazioni dei diritti umani e di sfide alla sicurezza. La THB è un settore relativamente recente nel contesto dell’azione esterna dell’UE, che si occupa di questa tematica dal 2009. Durante tutta la fase iniziale, l’impegno si è tradotto concretamente in azioni a livello politico, di alti funzionari e tecnico, su scala mondiale e in Asia meridionale/sudorientale.

Come dichiarato dalla Commissione al Parlamento europeo: «Stiamo tracciando un bilancio dell’esperienza e dei risultati della strategia attuale, esaminando le tendenze e i problemi e valutando e discutendo con i portatori di interessi quali siano le azioni future necessarie in tutti i vari settori strategici. Il nostro scopo è affrontare le sfide rappresentate dal mutevole contesto socio-politico. Tuttavia, vogliamo anche mantenere un approccio coordinato, coerente e congruente e continuare gli sforzi per contrastare questa forma di criminalità estremamente dannosa ma altamente redditizia. La lotta contro la tratta di esseri umani è un imperativo che l’UE deve continuare ad perseguire: lo dobbiamo alle vittime e alle nostre società».

II

Nel descrivere l’UE, la Corte la definisce con il termine «destinazione che attrae» le vittime della tratta. Se è vero che si può considerare l’UE una destinazione «che attrae», occorre egualmente sottolineare il suo ruolo nel generare la domanda. Come evidenziato da Europol e dalla Valutazione della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità dell’UE (SOCTA 2013), «La domanda costante di servizi associati allo sfruttamento a scopo sessuale e lavorativo e le persistenti diseguaglianze socioeconomiche fra il mondo sviluppato e quello in via di sviluppo sono all’origine della tratta di esseri umani» (documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la relazione sui progressi compiuti nella lotta contro il traffico di esseri umani (2016), SWD(2016) 159 final).

III

In relazione all’osservazione «Non è ancora stata presentata una strategia in materia per il periodo successivo al 2016» la Commissione sottolinea che, come rispecchiano le Agende europee sulla migrazione e la sicurezza, le azioni in fase di realizzazione mirano allo sviluppo di un quadro strategico per il periodo successivo al 2016.

VI

Il SEAE sottolinea che la strada che conduce a un partenariato dedicato in materia di lotta contro la tratta di esseri umani passa per dialoghi sempre più costruttivi con i paesi, oltre che con organismi regionali come l’ASEAN e l’ASEM, su questioni di portata più ampia, come i diritti umani e/o l’assistenza alla cooperazione, nell’ambito dei quali si discutono oggi i temi legati alla tratta di esseri umani. Si tratta di un processo che richiede tempo, risorse e una solida collaborazione con le controparti nella regione.

Vale la pena ribadire che, considerata la natura trasversale della tratta di esseri umani, è logico affrontare questa problematica in un contesto più ampio e applicare politiche e strumenti di maggior respiro, ad esempio che riguardino i diritti umani, la riduzione della povertà, il sostegno allo Stato di diritto, la gestione delle frontiere e il contrasto alla criminalità organizzata o la gestione dell’immigrazione, come indicato nella relazione della Corte. L’azione in questi ambiti riguarda tutta una serie di cause profonde e di «fattori di spinta» che sono all’origine della tratta di esseri umani, ragion per cui affrontare tali temi è fondamentale.

VII

La Commissione accoglie con favore la valutazione positiva della Corte, e per quanto convenga sul fatto che sia difficile collegare progetti specifici ai risultati ottenuti in generale rispetto alla THB, è evidente che la combinazione tra dialogo politico, sensibilizzazione e azioni complementari con attori rilevanti a livello locale ha dato luogo a una situazione particolarmente dinamica che ha prodotto cambiamenti in diversi paesi.

Relativamente alle debolezze specifiche menzionate, la Commissione sottolinea quanto segue:

  1. — I progetti sono per definizione limitati nel tempo e la loro sostenibilità è una delle maggiori preoccupazioni della Commissione.
  2. — I progetti sovvenzionati sono concepiti dalle ONG candidate titolari e attuatrici dell’azione. Eventuali modifiche devono essere concordate con le ONG e non dovrebbero modificare le condizioni di attribuzione della sovvenzione. La valutazione delle debolezze di progettazione ha un carattere qualitativo e dipende dalla valutazione individuale del responsabile del programma o del personale addetto al monitoraggio. Spesso i cambiamenti apportati sono il risultato di missioni di monitoraggio o valutazioni esterne che inducono il beneficiario della sovvenzione ad adeguare la concezione del progetto.

Infine, l’attuazione di molti progetti è avvenuta in contesti politici e locali difficili e la gestione dei progetti necessita di un adeguamento in base ai vincoli locali, il che per sua natura causa dei ritardi nell’attuazione.

Introduzione

03

La Commissione sottolinea inoltre che, come affermato nella Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta degli esseri umani 2012-2016 «La vulnerabilità rispetto alla tratta e alle diverse forme di sfruttamento dipende dal genere: mentre le donne e le ragazze tendono ad essere le vittime della tratta ai fini di sfruttamento sessuale, o nei settori dei lavori o delle cure domestiche, gli uomini e i ragazzi tendono ad essere vittime del lavoro forzato, in particolare nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, nelle miniere, nel settore forestale e della pesca. Inoltre, le conseguenze a breve e a lungo termine della tratta di donne e uomini possono variare, in funzione della forma di tratta subita e del sesso».

07

Rispetto al riferimento della Corte sull’esistenza di «46 milioni di persone intrappolate in situazioni di schiavitù moderna», la Commissione sottolinea come occorra interpretare con cautela le stime e i dati statistici, tenendo conto dell’ultima Relazione mondiale sulla tratta di esseri umani del 2016 (Global Report on Trafficking in Human Beings) dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC).

La cifra indicata di 46 milioni di persone in stato di schiavitù moderna è solo una stima, non solo della tratta di esseri umani, ma anche di altri fenomeni e non rappresenta l’effettiva prevalenza della tratta di esseri umani o il numero di vittime della tratta che sono entrate in contatto con le autorità. Inoltre, come indicato dalla Corte nella nota 5, il termine schiavitù moderna non ha una qualificazione o una definizione giuridica.

12

Come riportato dalle Agende europee sulla migrazione e la sicurezza, l’azione della Commissione è diretta a sviluppare un quadro strategico per il periodo successivo al 2016.

Osservazioni

22

La Commissione precisa che l’adozione della Strategia dell’UE per l’eradicazione della THB 2012-2016 è stato il risultato finale di una procedura che ha compreso consultazioni mirate riguardo ai requisiti procedurali applicabili. La Strategia dell’UE è stato il risultato di consultazioni con una grande varietà di portatori di interessi (Stati membri, ONG, Organizzazioni internazionali, agenzie dell’UE). I dati sulla tratta di esseri umani, compresi i dati statistici disponibili, le relazioni sulla situazione, l’analisi giuridica ed economica come i dati e le relazioni SOCTA e delle agenzie dell’UE sono stati raccolti in questo quadro.

È importante sottolineare che la Strategia dell’UE è stata accolta con favore da tutti i portatori di interessi, fra cui le Conclusioni del Consiglio sulla nuova strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani 2012–2016, 3195a riunione del Consiglio «Giustizia e affari interni» tenutasi a Lussemburgo il 25 ottobre 2012.

Risposta congiunta della Commissione ai paragrafi 23 e 24.

La Commissione ha riferito, sostanzialmente, le azioni attuate nell’ambito della Strategia dell’UE, attentamente monitorate con relazioni e studi, se del caso. La Commissione richiama l’attenzione sulla relazione intermedia sull’attuazione della Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani, COM (2014) 635 final. Pur non essendo giuridicamente richiesta dalla Commissione, essa ha contribuito a fare il bilancio dei progressi compiuti nell’attuazione della Strategia dell’UE.

In particolare, una sezione della relazione intermedia è dedicata ai passi in avanti compiuti dal 2012 nell’ambito del Documento mirato all’azione sul rafforzamento della dimensione esterna dell’UE nell’azione contro la tratta degli esseri umani del 2009. La relazione comprende non soltanto le attività condotte tramite la cooperazione fra le istituzioni, le agenzie e gli organi dell’UE, gli Stati membri, le organizzazioni della società civile e il settore privato; essa copre anche le azioni avviate nell’ambito dell’UE e in cooperazione con i paesi d’origine, transito e destinazione al di fuori dell’UE. Inoltre, la relazione comprende un allegato sulle importanti attività condotte da sette agenzie dell’UE nel settore giustizia e affari interni (EASO, FRONTEX, Europol, EIGE, FRA, CEPOL, Eurojust) nella lotta contro la THB, sulla base della dichiarazione comune firmata dai Direttori di queste agenzie in occasione della Giornata europea contro la tratta degli esseri umani, il 18 ottobre 2011.

Inoltre, la prima relazione della Commissione sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani [COM(2016) 267 final] e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna [SWD(2016) 159 final], riportano una moltitudine di informazioni sulle azioni e i risultati, anche nel contesto della Strategia dell’UE contro la tratta di esseri umani.

Tutti i documenti compresi nella Strategia dell’UE sono stati resi pubblici, se pertinenti, sul sito web anti-tratta della Commissione, all’indirizzo: (http://ec.europa.eu/anti-trafficking/). Essi includono uno studio sul riesame strategico complessivo dei progetti anti-tratta finanziati dalla Commissione europea (2016), nonché una serie di altri studi, orientamenti e manuali pertinenti.

25

Per quanto concerne l’osservazione in merito al fatto che la prioritarizzazione regionale e bilaterale parallela non è stata sufficientemente utile a guidare gli interventi, la Commissione e il SEAE precisano che questa formulazione complessiva ha permesso di utilizzare la gamma più ampia possibile di dialoghi e/o partenariati disponibili (sia bilaterali che multilaterali/regionali) per affrontare le questioni legate alla THB con i paesi dell’Asia meridionale e sudorientale. Nel 2012 si è fatto ricorso alla prioritarizzazione per guidare gli interventi in senso più ampio, per il dialogo strategico e un impegno politico ai più alti livelli nella lotta contro la tratta di esseri umani.

D’altro canto, la Commissione e il SEAE riconoscono l’esigenza di dare seguito e riesaminare la prioritarizzazione. Ciò può essere considerato nel contesto dello sviluppo di un quadro strategico per il periodo successivo al 2016.

33

La Commissione rammenta che i documenti di programmazione hanno una lunghezza limitata e menzionano regolarmente i diritti umani, insieme con la buona governance e lo Stato di diritto, temi selezionati fra quelli fondamentali nella maggior parte dei paesi.

34

La Commissione mantiene e sviluppa un sito web anti-tratta (https://ec.europa.eu/anti-trafficking/) che contiene una banca dati sui progetti relativi alla tratta di esseri umani finanziati dalla Commissione europea, oltre a informazioni, fra l’altro, sugli strumenti giuridici e strategici dell’UE, sulle misure anti-tratta negli Stati membri, sulle opportunità di finanziamento e sulle iniziative a livello dell’UE. Le informazioni sui progetti sono fornite da varie Direzioni generali responsabili della gestione dei diversi strumenti di finanziamento. Se un progetto rappresenti un’azione pertinente relativamente alla tratta di esseri umani viene valutato caso per caso dai servizi responsabili.

36

Il SEAE apprezza il fatto che la Corte riconosca, in questo contesto, l’importanza dei vari dialoghi sui diritti umani che l’UE intrattiene con i paesi dell’Asia meridionale e sudorientale. L’UE solleva questi temi sia nel quadro dei dialoghi specifici sui diritti umani che in altri consessi strategici, se del caso, come missioni di monitoraggio SPG+, comitati misti e riunioni ad hoc. Tali dialoghi con i singoli paesi sono integrati da dialoghi equivalenti a livello regionale, fra l’UE e l’ASEAN e l’ASEM, ad esempio.

38

Il SEAE concorda con la conclusione e chiarisce che la discussione sulle questioni in materia di diritti umani può essere condotta sotto diverse forme di dialoghi con i partner nella regione. In particolare, con la Thailandia le questioni concernenti i diritti umani sono discusse nell’ambito di riunioni di alti funzionari, in attesa dell’attuazione dell’Accordo di partenariato e di cooperazione. Inoltre, il dibattito su talune questioni relative ai diritti umani avviene nel contesto delle discussioni sulla pesca e il lavoro illegali, non dichiarati e non regolamentati condotte dalla Commissione. Cfr. anche la risposta della Commissione al paragrafo 36 sopra.

40

L’UE sta collaborando con tutti i paesi nella lotta alla tratta di esseri umani, come dimostrano i vari progetti. La Commissione e il SEAE si impegnano a fondo nel partenariato UE-ASEAN e sono pronte a sviluppare ulteriormente il suo potenziale.

Cfr. le risposte ai paragrafi 36, 38, 43 e 70.

41

La Commissione e il SEAE confermano che l’UE si impegna con il processo di Bali tramite i propri Stati membri e la Commissione europea in qualità di osservatori e continua a valutare il potenziale del processo. Il ministro degli esteri dei Paesi Bassi ha presenziato in vece dell’Alta rappresentante e vicepresidente dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza (AR/VP) alla 6a riunione ministeriale del processo di Bali, tenutasi il 23 marzo 2016.

42

Rispetto all’osservazione della Corte sulla comunità di esperti, la Commissione e il SEAE sottolineano il fatto che la tratta di esseri umani è stata consolidata come settore prioritario per l’UE relativamente di recente (nel 2009), con l’adozione del Documento mirato all’azione sul rafforzamento della dimensione esterna dell’UE nell’azione contro la tratta degli esseri umani. Nel periodo iniziale successivo sono stati compiuti sforzi per creare tali competenze, ad esempio con la formazione per il personale delle delegazioni dell’UE e la distribuzione di pacchetti di informazioni ai servizi interessati e a tutte le delegazioni dell’UE.

Nelle delegazioni dell’UE i temi relativi alla tratta di esseri umani sono di norma affrontati congiuntamente dal centro d’informazione sui diritti umani e dal capo della sezione politica. Pertanto, le questioni fondamentali in materia di diritti umani, fra cui la tratta di esseri umani, sono note in ogni momento.

La Commissione e il SEAE si impegnano a continuare la divulgazione delle informazioni e a migliorare la comprensione del proprio personale sulle politiche dell’UE in materia di tratta di esseri umani, che è parte integrante dell’azione strategica globale dell’UE.

43

Nel decidere come attuare il mandato concernente il partenariato per combattere la tratta di esseri umani, spesso il modo più appropriato è stato quello di ottimizzare l’uso di dialoghi esistenti o più allargati a livello strategico.

Uno sviluppo più recente è stato il distacco di funzionari di collegamento per la migrazione europei in paesi mirati (come il Pakistan e il Bangladesh), così come di un funzionario Europol dedicato a Singapore, ciascuno dei quali si occupa anche della lotta alla tratta di esseri umani.

46

La Commissione segue le proprie regole ed esamina ciascuna proposta nello stesso modo, per garantire un trattamento equo e paritario. Le sinergie e l’interazione con altri progetti vengono prese in considerazione attraverso le attività di coordinamento svolte dalle delegazioni dell’UE.

47

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato, nel novembre 2009, il «Documento mirato all’azione sul rafforzamento della dimensione esterna dell’UE nell’azione contro la tratta degli esseri umani» (AOP). La Commissione precisa che la grande maggioranza dei progetti del campione selezionato nell’Asia meridionale/sudorientale è stata concepita in un periodo precedente all’adozione della Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani (2012-2016). Inoltre, sarebbe opportuno tenere presente che la tratta di esseri umani era solo uno dei vari obiettivi in diversi progetti. Infine, è importante osservare che secondo le informazioni raccolte sul campo, lavorare sulla componente criminale della tratta di esseri umani è più difficile per le ONG, che preferiscono operare nell’ambito della prevenzione e della tutela.

48

Vi sono diverse modalità per formulare gli indicatori, trattandosi di un processo qualitativo che i soggetti che propongono il progetto svolgono sulla base delle loro migliori conoscenze al momento della concezione del progetto. Sulla base degli inviti a presentare proposte, le sovvenzioni sono selezionate attraverso una gara d’appalto, che si conclude con la selezione delle migliori proposte. Poiché i dati sulla tratta di esseri umani non sono sempre disponibili, è più difficile definire obiettivi e indicatori facilmente misurabili. Inoltre, benché non tutte le ONG possano permettersi di assumere soggetti con le migliori competenze per la redazione delle proposte, di norma le attività sono condotte bene e si ottengono risultati tangibili.

Riquadro 1

Nel caso del progetto Filippine1, la Corte fa riferimento ai soli obiettivi generali cui il progetto deve contribuire. Gli obiettivi particolari che questo deve conseguire sono adeguatamente specifici e l’indicatore per definire uno studio di riferimento sullo stato di attuazione delle leggi pertinenti è misurabile.

Per quanto attiene a Bangladesh5, la Commissione fa osservare che, per quanto inizialmente gli indicatori tangibili fossero deboli, successivamente sono state introdotte modifiche nel quadro logico da parte della delegazione dell’UE. L’introduzione di obiettivi SMART e di indicatori RACER adeguati ha aiutato la delegazione a misurare meglio i risultati, sia quantitativamente che qualitativamente, nel quadro della valutazione della relazione finale e di quelle finanziarie. Il progetto ha conseguito con successo le realizzazioni e i risultati previsti.

Per quanto riguarda India1, quando è stata presentata la proposta era disponibile una stima del costo medio dell’emigrazione, basata su uno studio analogo condotto nel 2008 da un’altra agenzia. Erano altresì disponibili informazioni pratiche sufficienti sull’indebitamento affrontato dai migranti e dalle loro famiglie in ragione degli alti costi della migrazione, specialmente tramite agenzie di collocamento e mediatori privi di scrupoli, per rendere pertinenti gli indicatori proposti e le attività corrispondenti.

Se è corretto affermare che non è stato possibile condurre l’indagine complessiva finale come previsto, in ragione dei vincoli sulle risorse e logistici, sono state organizzate riunioni d’interazione/feedback con gruppi più piccoli per valutare l’impatto. Pertanto, un indicatore sui costi dell’emigrazione è significativo e sono molti i paesi che hanno elaborato politiche volte a ridurre i costi che i lavoratori migranti indigenti devono pagare alle agenzie.

49

La Commissione conviene che gli studi di riferimento non sono sempre essenziali o efficaci.

50

La Commissione sottolinea il fatto che modificare il quadro logico comporta dei vincoli. È molto difficile definire indicatori nell’ambito della tratta di esseri umani, e la modifica del quadro logico deve essere concordata con i beneficiari delle sovvenzioni. Le modifiche a taluni indicatori potrebbero richiedere ulteriori stanziamenti, che non sono disponibili, e quindi è impossibile concludere questo tipo di accordo.

a) Per il caso del progetto Indonesia1, la Commissione fa osservare che, mentre le singole valutazioni sono discusse in sede di valutazione, le osservazioni specifiche dei valutatori non devono per forza essere inserite nella loro totalità nella relazione di valutazione. Nella fase di aggiudicazione, il responsabile di progetto consulta ogni singolo foglio di valutazione per verificare le debolezze e i punti di forza del progetto eventualmente da considerare entro i limiti delle regole applicabili (Procedure e guida pratica - PRAG). Ciononostante, la Commissione riconosce la valutazione sugli indicatori, ma fa anche osservare che si è trattato di un progetto di portata modesta, con una dotazione finanziaria proveniente da fondi UE ridotta (99 000 euro) e di breve durata (18 mesi).

b) Il progetto Filippine2 è stato selezionato tramite una gara d’appalto (invito a presentare proposte) e la proposta è stata vagliata sulla base dei punti di forza e delle debolezze di progettazione (inclusi gli obiettivi e il quadro logico). Effettivamente nel PRAG, Sezione 6.5.10.2, si legge che «L’amministrazione aggiudicatrice può decidere che debbano essere apportati altri chiarimenti o correzioni di minore entità alla descrizione dell’azione o allo stanziamento fintanto che non mettano in discussione la decisione di concessione della sovvenzione e non confliggano con le pari opportunità dei candidati». Tuttavia, nel caso del progetto Filippine2, una modifica di parti del documento avrebbe portato a un conflitto nelle pari opportunità dei candidati. Questo progetto è stato selezionato perché migliore rispetto ad altri presentati nel medesimo invito a presentare proposte.

c) Per quanto concerne il progetto Nepal3, la relazione di valutazione finale (pagina 20) indica che il progetto ha stabilito il valore di riferimento per gli indicatori individuati nel quadro logico. Inoltre, si fa anche menzione della buona formulazione del quadro logico e della chiarezza della maggior parte degli indicatori e degli obiettivi.

51

Riguardo al progetto Bangladesh5, benché formalmente gli indicatori tangibili siano stati introdotti tardi nel quadro logico, il progetto ha conseguito con successo le realizzazioni e i risultati previsti. L’introduzione di obiettivi SMART e di indicatori RACER adeguati ha potuto aiutare la delegazione a misurare meglio i risultati, sia quantitativamente che qualitativamente nell’ambito della valutazione della relazione finale e di quelle finanziarie.

52 a)

Per quanto concerne il progetto Bangladesh1, per quanto possano essere stati ambiziosi i due settori di concezione del progetto, sono state individuate azioni di mitigazione, quali: lavorare di primo mattino, quando era disponibile l’energia elettrica e utilizzare la banca dati offline (senza accesso a internet, ma con l’accesso all’energia elettrica). Per quanto ciò abbia causato dei ritardi iniziali, la Commissione sottolinea il fatto che dopo la fine del ciclo di progetto la banca dati è stata ripresa dal ministero del Governo locale e delle cooperative. La banca dati è stata integrata nel sito web del governo locale e il suo utilizzo è ora parte della formazione del suo programma di riforma. Ciò dimostra che il progetto ha reagito bene alle battute d’arresto iniziali.

52 b)

La Commissione concorda sul fatto che il progetto India1 sia stato troppo ambizioso, perché attuato in un contesto strategico che può essere molto complicato e in cui legiferare richiede tempo. Tuttavia, quando è stata valutata la proposta il rischio era noto, e si è ritenuto che gli sforzi dell’opera di pressione e sensibilizzazione del progetto sarebbero stati validi e avrebbero alla fine contribuito al miglioramento delle politiche. In effetti, il progetto ha dato origine a una serie di iniziative a livello politico, come il modulo di formazione pre-partenza sviluppato dal progetto e inserito nel programma di orientamento pre-partenza rivolto ai migranti scarsamente qualificati dello stato di Tamilnadu, ad opera dell’Ufficio del garante dei lavoratori migranti. L’opera dei funzionari dell’ambasciata indiana nei paesi del Golfo è diventata più proattiva e dinamica nel tutelare i migranti in difficoltà, come ad esempio intervenendo presso i paesi del Golfo ospitanti affinché garantissero ai cittadini indiani in pericolo un rientro in patria in sicurezza, e l’incriminazione di un’Agenzia di collocamento truffaldina.

Lo studio scaturito dal progetto: «Qualcosa è meglio di niente: migliorare la tutela dei lavoratori migranti indiani con accordi bilaterali e protocolli d’intesa» ha avuto un effetto moltiplicatore. Esso è stato diffuso fra gli stati membri dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e, a seguito di ciò, diversi governi dell’Asia meridionale hanno organizzato formazioni per il proprio personale tecnico su come redigere un Protocollo d’intesa, attraverso il partner di progetto. La firma del Protocollo d’intesa fra India e Arabia saudita sui lavoratori domestici è merito anche dell’opera di sensibilizzazione politica sostenuta dal progetto.

54

Molti progetti sono stati attuati in contesti politici e locali difficili e con l’esigenza di adeguare le esigenze di gestione dei progetti a vincoli locali, ed è normale che si verifichino ritardi a causa di situazioni specifiche.

Da una prospettiva generale, la Commissione aggiunge che i progetti sono concepiti dai candidati in base alle loro conoscenze molto tempo prima dell’attuazione. Il contrasto alla tratta di esseri umani è un tema politicamente sensibile in molti paesi e spesso si rendono necessari adeguamenti a seconda del cambiamento nella situazione di un paese. Alcune attività nel settore della tratta di esseri umani, come l’assistenza alle vittime, non sono sostenibili in quanto tali, ma in alcuni paesi è comunque importante dare sostegno a tali attività, perché non essendovi meccanismi alternativi analoghi, questo lascia le vittime prive di qualsiasi sostegno. Le delegazioni dell’UE affrontano l’aspetto della sostenibilità in tutte le interazioni che hanno con i partner attuatori, ma non tutte le discussioni sono documentate.

55

Le proroghe del progetto sono state concesse per garantire che venissero conseguiti i risultati e per compensare situazioni difficili specifiche, in linea con la prassi di buona gestione dei progetti.

56

È prassi comune che il calendario delle attività sia adeguato dalla gestione del progetto a seconda delle modifiche nella situazione locale e delle richieste dei partner.

Riquadro 2

Per quanto concerne il progetto Cambodia2, non si può concludere automaticamente che la leggera alterazione dell’ordine abbia avuto un impatto negativo sull’efficacia del progetto. In particolare, la seconda formazione erogata ai giornalisti nell’ultimo semestre ha tratto beneficio dalla piena esecuzione dell’attività di rassegna stampa, come programmato.

Relativamente al progetto India2, la Commissione sottolinea il fatto che i ritardi cui si fa riferimento esulavano dall’ambito di competenza dell’UE e che l’UE non era nelle condizioni di intervenire. La delegazione dell’UE che opera in collaborazione con le agenzie governative sa per esperienza che le procedure formali spesso si traducono in notevoli ritardi. La lezione appresa dalla delegazione è stata di limitare l’ammissibilità dei candidati ai successivi inviti a presentare inviti a presentare proposte tematici in India riservati alle sole ONG e di escludere l’ONU e altre organizzazioni internazionali. Queste ultime devono ottenere la previa approvazione da parte dei rispettivi ministri di riferimento, una formalità che raramente viene espletata in tempo utile.

57

Le azioni che si rivolgono alle problematiche legate alla tratta di esseri umani sono talvolta necessarie a fronte di un mancato impegno da parte del governo nell’affrontare il problema e dare sostegno alle vittime. Pertanto, in alcuni casi è necessario coinvolgere la società civile per cambiare la situazione e creare una maggiore titolarità a livello nazionale.

Ne consegue che la gestione dei progetti comporta un aggiustamento del tipo e del calendario delle attività in base alle mutevoli esigenze, a seconda della situazione specifica.

Riquadro 3

Per quanto concerne il progetto Bangladesh1, la Commissione fa osservare che le attività di formazione sono state effettivamente condizionate dall’installazione e attivazione del software che doveva essere approvato dal governo del Bangladesh. Nonostante le svariate proroghe contrattuali concesse, non è stato possibile installare e attivare il software prima della fine del progetto; pertanto, malgrado gli sforzi congiunti da parte dei partner e della delegazione dell’UE, non è stato possibile erogare ai funzionari la formazione sull’uso di questo software. Tuttavia, subito dopo la fine del progetto, il software per la registrazione dei bambini (LINK Migration) è stato integrato nel software del governo locale (LGSP-2), facente parte di un altro progetto finanziato dal governo del Bengala occidentale. Il nuovo governo stava per avviare la formazione dei funzionari incaricati del software.

Per quanto concerne il progetto Indonesia1, la Commissione fa osservare che il progetto ha potuto incontrare i portatori di interessi delle agenzie governative pertinenti grazie alle riunioni organizzate dal ministero per la Responsabilizzazione delle donne e la protezione dei bambini, che coordinava l’attuazione del Piano d’azione nazionale. Si fa altresì notare che l’adeguamento apportato alle attività non ha ostacolato il conseguimento degli obiettivi del progetto.

La Commissione vorrebbe chiarire che per quanto concerne il progetto Myanmar1, le attività sono state condotte in condizioni operative particolarmente impegnative nelle tre regioni in cui vivono le minoranze etniche, caratterizzate da un livello elevato di povertà e dal conflitto etnico con il governo del Myanmar. Un’ulteriore difficoltà è stata la resistenza da parte delle autorità locali (a Namkham e Hpa An). Inoltre, nel corso del secondo anno, le attività sono state interrotte in occasione delle elezioni nazionali e della formazione di un nuovo governo. Pertanto non è stato possibile organizzare regolarmente molte delle attività, ad esempio quelle ricreative. Considerati i diversi livelli di impegno delle comunità, la collaborazione delle autorità locali e la situazione della sicurezza, i 33 gruppi per la protezione dei bambini hanno operato con capacità diverse in diverse municipalità. Ciononostante, l’attuazione nel complesso è stata soddisfacente.

Per quanto concerne il progetto India1, tenuto conto del contesto decisionale, vi è sempre il rischio che le politiche/legislazioni attese non si concretizzino nel corso del progetto. Questo è un rischio di cui sono consapevoli, e si fanno consciamente carico, sia le organizzazioni attuatrici che la delegazione, ben sapendo che gli sforzi dei progetti avranno probabilmente un impatto positivo e contribuiranno, alla fine, a influenzare il processo decisionale sul lungo periodo, se non nell’immediato futuro. Il progetto ha svolto un’intensa attività di pressione e sensibilizzazione presso decisori politici - governi, parlamentari, ecc.

58

Le proroghe accordate ai progetti sono state concesse in tutti i casi, per poter conseguire i risultati previsti e garantire una migliore sostenibilità. Qualora fossero rilevate sovrastime di bilancio nella fase di aggiudicazione, saranno negoziate delle modifiche.

58 a)

Nel caso del progetto Regionale1, la Commissione fa presente che fattori esterni hanno avuto un impatto sull’attuazione e la capacità di assorbimento del progetto, e in misura minore sulla capacità dei partner locali:

  1. il governo indiano ha introdotto nuove norme concernenti i finanziamenti esteri ricevuti e gestiti dalle ONG indiane. A seguito di ciò, le ONG hanno dovuto rivedere le proprie strategie e riorganizzare, sulla base della nuova normativa, le modalità con cui ricevevano e incanalavano i fondi stranieri. Inoltre, le modifiche ai partner e alla struttura gestionale hanno avuto come esito un lungo processo di dialogo e discussione con la delegazione dell’UE. Non tutti i cambiamenti proposti erano accettabili in base alle norme dell’UE e l’intero processo ha preso del tempo, causando ritardi nell’attuazione. La capacità complessiva di attuazione e di spesa da parte del progetto è stata di conseguenza ridotta;
  2. la delegazione dell’UE ha respinto una richiesta di proroga a costo zero presentata dal progetto per recuperare i suddetti ritardi, in quanto alcune delle misure proposte non erano in linea con le procedure pertinenti. Ciò ha avuto un ulteriore impatto sul livello di esecuzione.
58 b)

Per quanto concerne il progetto India3, l’aumento del contributo statale è stato uno sviluppo positivo e prevedibilmente contribuirà alla sostenibilità del progetto. La Commissione evidenzia che al progetto è stata concessa una proroga di un anno a costo zero per realizzare le attività che hanno subito ritardi per cause politiche. È importante osservare altresì che il sottoutilizzo dei fondi si è verificato nella fase iniziale del progetto ed è stato affrontato man mano che il progetto progrediva.

58 c)

Rispetto al progetto Regionale2, questo ha avuto bisogno della prima proroga per due ragioni: la lunghezza della procedura per ottenere le autorizzazioni a lavorare con gli alloggi protetti governativi e i ritardi nel rimpatrio delle vittime, in quanto la maggior parte di queste ha dovuto testimoniare nei processi, che hanno costituito un ulteriore fattore di ritardo.

La seconda proroga è stata concordata in quanto il progetto ha avuto l’opportunità di potenziare le attività basate sulla domanda proveniente da altri governi statali e contribuire al successo e alla riproducibilità del progetto. Data la disponibilità di fondi nel progetto, l’UE l’ha ritenuta una buona opportunità per rafforzare ulteriormente l’azione.

60

La Commissione ritiene di aver contribuito positivamente allo sviluppo della situazione.

61

Mentre la Commissione conviene sul fatto che i risultati non possono essere collegati al progresso generale della lotta contro la tratta di esseri umani, è evidente che mettendo insieme dialogo politico, sensibilizzazione e azioni complementari con attori rilevanti a livello locale, si è creata una situazione particolarmente dinamica che ha provocato cambiamenti in svariati paesi.

64

Le delegazioni dell’UE operano nell’intento di collegare i progetti dell’UE con le iniziative di altri partner a favore dello sviluppo e con gli sforzi profusi regolarmente dai governi.

Riquadro 4

La Commissione mette in risalto l’importanza accordata alla lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Le azioni della Commissione a tal riguardo si basano sull’attuazione del regolamento INN che prevede, fra le altre cose, la possibilità di cooperazione con i paesi terzi in quegli ambiti attinenti alla sua attuazione.

Il 21 aprile 2015, la Commissione ha notificato alla Thailandia la possibilità di essere identificata come paese non collaborante nella lotta contro la pesca INN. Tale decisione è stata adottata a seguito di un’analisi approfondita e una serie di discussioni con le autorità thailandesi dal 2011. È importante evidenziare che tale decisione è stata adottata in vista delle conclusioni cui è giunta la Commissione rispetto alla Thailandia, per non aver adempiuto all’obbligo ad essa imposto dal diritto internazionale, nella sua qualità di Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato costiero o Stato di commercializzazione, di adottare misure volte a prevenire, scoraggiare e eliminare la pesca INN.

La Commissione pone l’accento su fatto che politiche di controllo della pesca efficaci e un quadro politico efficiente volto al contrasto delle pratiche di pesca illegali possono apportare un sostegno indiretto, influendo positivamente sul rispetto delle condizioni e delle norme sul lavoro, riducendo il lavoro forzato, il lavoro minorile e altre forme inaccettabili di sfruttamento dello stesso.

65

La Commissione si è prodigata al meglio per garantire la sostenibilità, tuttavia situazioni locali avverse e la mancanza di finanziamenti alternativi hanno reso impossibile la continuazione di tutte le attività.

Poiché l’UE non può fornire fondi per l’assistenza alle vittime o altri bisogni correnti in modo permanente, la sostenibilità dipende da altri finanziamenti concessi da altri partner allo sviluppo o dai governi nazionali, il che esula dalle competenze dell’UE.

Riquadro 5

Per quanto riguarda il progetto Nepal1, l’UE non ha alcun controllo sulle decisioni delle ONG di modificare la portata del proprio intervento, che dipende in una certa misura dalla disponibilità dei finanziamenti concessi. Occorre notare che un partner del progetto Nepal1 è riuscito effettivamente a proseguire l’attività, grazie ad altri finanziamenti. Anche se il capofila non lavora più in tre distretti, il partner locale ha potuto continuare le attività. Ciò dovrebbe essere considerato un impatto positivo cui mira ogni progetto attuato tramite una ONG internazionale, e segnatamente il rafforzamento della capacità a livello di organizzazioni locali o di base beneficiarie, a favore della sostenibilità. I partner locali e i gruppi locali proseguono le attività introdotte e avviate dal progetto in ogni modo possibile e sulla base del sostegno disponibile.

Per quanto concerne India2, le risorse di proprietà comune dei panchayat sono state concesse ai gruppi femminili di mutuo-aiuto per gestire i centri d’azione e altre attività di sussistenza, che dovrebbero proseguire dopo la conclusione del progetto e contribuire sia alla sostenibilità istituzionale che a quella finanziaria. Sono stati creati sufficienti legami fra la polizia, i panchayat e i gruppi femminili, che dovrebbero essere mantenuti anche dopo la fine del progetto.

Per quanto concerne Bangladesh3, la delegazione UE segue da vicino la situazione dei rifugiati rohingya, tuttavia le autorità governative coinvolte non hanno potuto conseguire una situazione sostenibile a livello politico, il che esula dalle competenze dell’UE.

66

Le delegazioni dell’UE discutono e monitorano la sostenibilità nel corso delle loro interazioni con gli attuatori dei progetti. Tuttavia, i beneficiari delle sovvenzioni sono pienamente responsabili delle proprie azioni (pertanto anche riguardo alla sostenibilità e alla gestione del progetto) che, di norma, cofinanziano.

Conclusioni e raccomandazioni

68

Il SEAE e la Commissione convengono con la Corte che la tratta di esseri umani è un processo complesso e a lungo termine che richiede che vengano affrontate alcune cause profonde. Tuttavia anche la povertà, che la Corte menziona nelle sue osservazioni, dovrebbe essere considerata come una causa profonda molto importante. L’UE, tramite i suoi dialoghi politici e gli strumenti di assistenza ha aiutato chiaramente i paesi dell’Asia meridionale/sudorientale ad affrontare la tratta di esseri umani. Ciò si può constatare dalla progressiva qualità dei dialoghi con questi paesi sulla questione e dalle misure che molti di essi stanno adottando. Tuttavia, è chiaro che per quanto la situazione sia migliorata, la tratta di esseri umani non è eradicata e si impone un’azione continua.

69

La Commissione sottolinea come, pur non essendo giuridicamente tenuta a farlo, ha fornito informazioni considerevoli sulle azioni condotte nell’ambito della Strategia e monitorato attentamente i progressi conseguiti con relazioni e studi, se del caso. A tal riguardo, si indica la relazione intermedia sull’attuazione della Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani, (COM(2014) 635 final). Per quanto la Commissione non fosse giuridicamente tenuta a redigere la relazione, quest’ultima ha contribuito a tracciare un bilancio dei progressi compiuti nell’attuazione della Strategia dell’UE.

In particolare, una sezione della relazione intermedia è dedicata ai passi in avanti compiuti dal 2012 nell’ambito del Documento mirato all’azione sul rafforzamento della dimensione esterna dell’UE nell’azione contro la tratta degli esseri umani del 2009.

Inoltre, la prima relazione della Commissione sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani [COM(2016) 267 final] e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna [SWD(2016) 159 final], riportano una moltitudine di informazioni sulle azioni e i risultati, anche nel contesto della Strategia dell’UE contro la tratta di esseri umani.

La Commissione vorrebbe sottolineare che talune relazioni e prodotti indicativi relativi alla Strategia anti-tratta dell’UE sono a disposizione del pubblico sul sito web anti-tratta della Commissione:

  • documento di lavoro dei servizi della Commissione, relazione intermedia sull’attuazione della Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani, (Bruxelles, 17.10.2014, SWD(2014) 318 final);
  • relazione della Commissione sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani (2016) a norma dell’articolo 20 della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, Bruxelles, 19.5.2016 (COM(2016) 267 final) e documento di lavoro dei servizi della Commissione che la accompagna (Bruxelles, 19.5.2016 SWD(2016) 159 final);
  • relazione della Commissione che valuta in che misura gli Stati membri abbiano adottato le misure necessarie per conformarsi alla direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 1, COM(2016) 722;
  • relazione della Commissione che valuta l’impatto sulla prevenzione della tratta di esseri umani, della legislazione nazionale vigente che incrimina l’utilizzo di servizi che costituiscono oggetto dello sfruttamento legato alla tratta, in conformità all’articolo 23, paragrafo 2 della direttiva 2011/36/UE, COM(2016) 719.

Tutti i documenti compresi nella Strategia dell’UE sono stati pubblicati, se del caso, sul sito web anti-tratta della Commissione (http://ec.europa.eu/anti-trafficking/) come lo studio sul riesame strategico complessivo dei progetti anti-tratta finanziati dalla Commissione europea (2016), nonché una serie di altri studi pertinenti.

70

Il SEAE sottolinea che la strada verso un partenariato dedicato alla lotta contro la tratta di esseri umani passa per un dialogo sempre più costruttivo con i paesi e gli organismi regionali come l’ASEAN e l’ASEM, su questioni di portata più ampia come i diritti umani e/o l’assistenza alla cooperazione, nell’ambito dei quali si discutono oggi i temi legati alla tratta di esseri umani. Si tratta di un processo che richiede tempo, risorse e una forte collaborazione con le controparti nella regione.

Va ribadito che, considerata la natura trasversale della tratta di esseri umani, è logico affrontare questa problematica in un contesto più ampio e applicare politiche e strumenti di maggiore portata, ad esempio che riguardino i diritti umani, la riduzione della povertà, il sostegno allo stato di diritto, la gestione delle frontiere e il contrasto alla criminalità organizzata o la gestione dell’immigrazione, come indicato nella relazione della Corte. Il lavoro in questi ambiti si rivolge a una moltitudine di cause profonde e «fattori di spinta» che sono all’origine della tratta di esseri umani, ragione per cui affrontare tali temi è fondamentale.

Raccomandazione 1

La Commissione e il SEAE accolgono la raccomandazione. In particolare, la raccomandazione di proporre al Consiglio un eventuale elenco aggiornato di priorità (geografiche o tematiche) sarà considerata in sede di sviluppo di un quadro politico e di interventi relativi alla tratta di esseri umani per il periodo successivo al 2016.

Questa base strategica sarà applicata quando saranno considerati gli obiettivi e i valori-obiettivo dei progetti sulla tratta di esseri umani per la regione, nell’ambito della preparazione del prossimo ciclo di programmazione finanziaria, nel 2019. Gli orientamenti operativi di accompagnamento rifletteranno gli obiettivi e i valori-obiettivo rivisti. Inoltre, gli sforzi per eradicare la tratta di esseri umani potranno essere definiti come una delle priorità del programma in Asia meridionale/sudorientale, nel quadro dell’Iniziativa europea per i diritti dell’uomo (EIDHR).

La Commissione e il SEAE si adopereranno per concentrare ulteriormente i propri sforzi sulla tratta di esseri umani nell’ambito dei dialoghi in corso con i singoli paesi, ad esempio sui diritti umani ma anche su altre politiche pertinenti. La comunicazione politica e tecnica attuale sarà migliorata di conseguenza.

Per concludere, la Commissione farà pieno uso del documento comune dei servizi della Commissione «EU’s activities on gender equality and women’s empowerment in the EU’s external relations» (Attività dell’UE sull’uguaglianza di genere e sull’emancipazione femminile nelle relazioni esterne dell’UE) che comprende la tratta a danno di donne e ragazze, e illustra indicatori ed esempi di attività positive.

71

La Commissione ricorda la difficoltà e la soggettività nella formulazione di obiettivi e indicatori specifici, in ragione della disponibilità limitata di dati e del difficile ambito di intervento che affronta attività illecite spesso collegate alla criminalità organizzata. La maggior parte delle debolezze è stata affrontata, ove rilevata dalla delegazione pertinente, in linea con le procedure dell’UE applicabili in quel dato momento. Quasi tutti i progetti sono stati attuati da ONG e ogni revisione dei contratti di progetto comporta l’accordo dell’ONG, la quale potrebbe avere posizioni differenti. È importante ribadire che la maggior parte dei progetti ha conseguito risultati positivi, nonostante le occasionali debolezze degli indicatori.

Infine, per quanto concerne le sinergie fra i progetti e altri strumenti, il SEAE e la Commissione fanno presente che i dialoghi politici dell’UE sulla tratta di esseri umani beneficiano in larga misura dei progetti di assistenza dell’UE sulla tratta di esseri umani. Si è trattato di un processo di rafforzamento reciproco.

72

La Commissione accoglie con favore la valutazione positiva della Corte sul monitoraggio dei progetti, e per quanto convenga sul fatto che sia difficile collegare la tendenza generale ai risultati ottenuti in materia di THB, è evidente che mettendo insieme dialogo politico, sensibilizzazione e azioni complementari con attori rilevanti a livello locale, si è creata una situazione particolarmente dinamica che ha provocato cambiamenti in svariati paesi.

Con riferimento alla limitata titolarità a livello nazionale, le azioni di lotta contro la tratta di esseri umani sono a volte necessarie, a fronte di un mancato impegno da parte del governo nell’affrontare il problema e dare sostegno alle vittime. Pertanto, in alcuni casi è necessario coinvolgere la società civile per cambiare la situazione e creare una maggiore titolarità a livello nazionale.

La Commissione si adopera per garantire la sostenibilità dei progetti. Tuttavia, talune attività come l’assistenza alle vittime richiedono finanziamenti che spesso non sono forniti dai governi in misura sufficiente, il che esula dalle competenze dell’UE.

Raccomandazione 2

La Commissione e il SEAE accolgono la raccomandazione nella misura in cui concerne i paesi oggetto di audit. La Commissione e il SEAE ritengono tutte le misure elencate dalla Corte molto rilevanti. Un’attenzione sempre maggiore verrà accordata a queste fasi operative in sede di preparazione e attuazione delle azioni in materia di tratta di esseri umani nelle regioni e nei paesi prioritari potenziali dell’Asia meridionale/sudorientale.

Acronimi e abbreviazioni

AOP: Documento mirato all’azione

ASEAN: Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico

ASEM: Vertice Asia-Europa

DCI: Strumento di cooperazione allo sviluppo

DG DEVCO: Direzione generale Cooperazione internazionale e sviluppo

DG NEAR: Direzione generale Politica di vicinato e negoziati di allargamento

EIDHR: Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani

Europol: Ufficio europeo di polizia

FRONTEX: Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (adesso Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera)

La direttiva: Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI (GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1).

OIL: Organizzazione internazionale del lavoro

Protocollo di Palermo: Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e minori, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale

SEAE: Servizio europeo per l’azione esterna

Strategia THB: Strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta di esseri umani (2012)

UNODC: Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine

Glossario

Dimensione esterna: Le politiche e le azioni interne dell’UE possono avere impatti significativi al di là dei confini dell’UE, proprio come eventi esterni possono influenzare anche le dinamiche interne dell’UE. La «dimensione esterna delle politiche interne» si riferisce generalmente a situazioni in cui gli aspetti esterni delle politiche interne dell’UE hanno una dimensione crescente di politica estera e di sicurezza.

Gli aspetti esterni dell’azione nel campo di giustizia e affari interni a livello mondiale contribuiscono a creare un’area di libertà, sicurezza e giustizia all’interno dell’UE. Ad esempio, un paese non-UE in cui lo Stato di diritto è debole potrebbe fornire opportunità ai trafficanti attivi in Europa di riciclare proventi di azioni criminose e rendere più difficili le indagini sui reati da loro commessi. Promuovere lo Stato di diritto in un paese non-UE può quindi avere un impatto positivo in tutta l’UE.

Mainstream: Termine usato per far riferimento all’integrazione (o mainstreaming) di alcuni princìpi/considerazioni nelle diverse politiche e fasi del ciclo programmatico e progettuale dell’UE. Nel campo dei diritti umani, si riferisce ad un processo mediante il quale i diritti umani danno forma a politiche, programmi, progetti ed altri interventi.

Programmazione: Un processo decisionale essenziale che il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e la Commissione usano per definire strategie, priorità e assegnazioni in tema di aiuti.

Quadro logico: Un quadro logico (detto anche «matrice del quadro logico») è uno strumento di gestione progettuale che fornisce un modo sistematico e logico di stabilire gli obiettivi generali e specifici di un progetto e di definire le attività dello stesso. Un quadro logico illustra le relazioni causa-effetto tra i diversi livelli di obiettivi, fornisce indicatori per verificare il raggiungimento di detti obiettivi ed identifica le ipotesi che ne stanno alla base.

Studio di riferimento: Uno studio di riferimento fornisce dettagliate informazioni su una particolare situazione prima dell’avvio di un progetto. Si tratta di un prezioso strumento di raffronto tra la situazione precedente e quella successiva all’attuazione di un progetto, nonché di valutazione di altri fattori che potrebbero influenzare i cambiamenti osservati nel corso del periodo di attuazione.

Note di chiusura

Introduzione

1 Nel documento «Valutazione della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità nell’UE» (SOCTA) del 2013, la tratta di esseri umani veniva giudicata una delle principali minacce per l’UE. La tratta di esseri umani è uno degli argomenti trattati nell’Agenda europea sulla sicurezza del 2015. L’UNODC afferma che la tratta di esseri umani è un problema mondiale ed uno dei crimini più aberranti del mondo e che la relativa minaccia rappresentata dai trafficanti di esseri umani giustifica che la questione sia sempre più riconosciuta come un problema di sicurezza a livello mondiale (UNODC, An Introduction to Human Trafficking Vulnerability, Impact and Action, Background Paper). La tratta di esseri umani è uno dei reati elencati dal National Security Council statunitense come minaccia alla sicurezza nazionale e internazionale.

2 Situazione al gennaio 2017.

3 Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, allegato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale. «Il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre forme di coercizione, con il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o della posizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’accettazione di somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento».

4 Europol, The THB Financial Business Model, Assessing the Current State of Knowledge, July 2015.

5 Stime fornite dal Global Slavery Index del 2016. Sebbene il termine «schiavitù moderna» sia ampiamente utilizzato, non vi è alcuna definizione condivisa o standard comune, come osservato nel Global Report on Trafficking in Persons 2016 dell’UNODC.

6 Per il maggior numero delle altre regioni del mondo, la grande maggioranza delle vittime è oggetto di tratta all’interno della stessa regione. Cfr. UNODC, Global Report on Trafficking in Persons (2014), 2014.

7 Cfr. documento del Consiglio 11450/5/09 REV 5.

8 Il programma di Stoccolma raccomandava «la costruzione e il rafforzamento di partenariati con paesi terzi, il miglioramento del coordinamento e della cooperazione sia all’interno dell’UE sia con i meccanismi della sua dimensione esterna». È stato preparato dalla Presidenza svedese del Consiglio dell’Unione europea e discusso in una riunione informale nel luglio 2009. Dopo la presa di decisioni da parte dei ministri dell’interno e dei ministri della giustizia, il Consiglio europeo ha adottato il programma nel dicembre 2009.

9 In base al metodo UE, le questioni di polizia e giudiziarie sono trattate con i tradizionali strumenti dell’UE (regolamenti, direttive e decisioni) ed il ruolo del Parlamento europeo è potenziato (precedentemente, quest’ultimo veniva solo consultato). In precedenza, la cooperazione di polizia e giudiziaria era stata basata sulla cooperazione a livello intergovernativo invece che a livello UE. Articoli 82-86 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

10 Detta direttiva è stata la prima misura dell’UE nel campo del diritto penale adottata in virtù del trattato di Lisbona.

11 Lo Studio del 2016 sul riesame completo dell’intervento tramite progetti di contrasto alla tratta di esseri umani, commissionato dalla Commissione europea, mostra nel dettaglio che nel periodo 2004-2005 la Commissione ha finanziato complessivamente 321 progetti di questo tipo, per un importo totale di 158 milioni di euro; tuttavia, la clausola di esonero dalla responsabilità inclusa in detto Studio porta a credere che tali cifre potrebbero sottostimare la vera dimensione del sostegno dell’UE.

12 COM(2016) 267 final e SWD(2016) 159 final.

Estensione ed approccio dell’audit

13 Le azioni multilaterali possono essere intraprese sostenendo il lavoro di organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite (ONU) o l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), per loro natura multilaterali, oppure incoraggiando paesi diversi a lavorare verso un unico fine.

14 Per maggiori informazioni sull’approccio globale dell’UE, cfr. JOIN(2013) 30 final.

15 La regione dell’Asia meridionale include Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Maldive, Nepal, India, Pakistan e Sri Lanka. La regione dell’Asia sudorientale include Brunei, Cambogia, Timor Leste, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar/Birmania, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam.

16 Bangladesh, Cambogia, India, Indonesia, Myanmar/Birmania, Nepal, Pakistan, Filippine, Thailandia e Vietnam.

Osservazioni

17 Eurostat produce statistiche concernenti i trafficanti e le vittime della tratta di esseri umani in Europa e in alcuni paesi non-UE, ma non nei paesi dell’Asia meridionale/sudorientale. Le note metodologiche di Eurostat evidenziano le difficoltà incontrate per ottenere dati raffrontabili e attendibili (cfr. Eurostat, Trafficking in human beings, edizione 2015). Tali difficoltà si verificano anche per le statistiche internazionali sui reati e l’UNODC afferma che ciò è dovuto a tre ragioni principali: definizioni diverse delle specifiche tipologie di reato in paesi diversi, livelli diversi di comunicazione e diverse tradizioni di attività di polizia; diversi contesti sociali, economici e politici (fonte: pagina del sito Internet dell’UNODC sulla compilazione e sul raffronto delle statistiche internazionali sui reati).

18 Come disposto dall’articolo 20 della direttiva anti-tratta, la Commissione ha pubblicato nel 2016 la prima relazione sulla tratta di esseri umani (COM(2016) 267 final) dall’adozione della direttiva anti-tratta. In detta relazione si riconosce «la difficoltà di misurare i risultati e l’incidenza delle azioni di lotta alla tratta» ed il fatto che soltanto alcuni Stati hanno elaborato indicatori pertinenti. Pertanto, nella relazione si «pone l’accento sulle principali azioni intraprese dagli Stati membri in tre aree tematiche essenziali definite dalla direttiva anti-tratta e dalla strategia dell’UE». In precedenza, nel 2014, la Commissione aveva pubblicato una relazione intermedia sull’attuazione della strategia THB. In questa relazione, venivano fornite informazioni sulle diverse azioni intraprese dalla Commissione e dagli Stati membri, ma non venivano valutati i risultati ottenuti fino ad allora dalla strategia THB, né tali informazioni venivano usate per ovviare alle carenze di detta strategia, ad esempio la mancanza di valori-obiettivo.

19 Conclusioni del Consiglio 13661/3/12. Questo elenco si basa su statistiche disponibili sulla tratta di diritti umani, provenienti da fonti diverse (Eurostat, Europol, Frontex e Agenzie dell’ONU), nonché su priorità geografiche ed operative individuate nella comunicazione «L’approccio globale in materia di migrazione e mobilità».

20 La Via della seta, storicamente, era un’antica rete di rotte commerciali che congiungeva l’Est e l’Ovest e che andava dalla penisola di Corea e dal Giappone fino al Mar Mediterraneo. Non è sempre chiaro quali paesi rientrino in questo termine, poiché vi erano molte differenti rotte, o Vie della seta. Nel 2013, la Commissione e gli Stati membri hanno partecipato all’avvio di un «partenariato della via della seta per la migrazione». Il «Progetto di partenariato della via della seta», che sostiene l’iniziativa, comprende Afghanistan, Bangladesh, Iran, Iraq e Pakistan.

21 Cfr. articolo 21 del trattato sull’Unione europea.

22 Come si afferma nel Quadro strategico dell’UE e nel Piano di azione dell’UE per i diritti umani e la democrazia, documento del Consiglio 11855/12.

23 Il Gruppo «Diritti umani» del Consiglio tratta tutti gli aspetti delle relazioni esterne dell’UE relativi ai diritti umani e riunisce i Direttori responsabili dei diritti umani e i delegati degli Stati membri, del SEAE e della Commissione. Il Gruppo «Asia/Oceania» del Consiglio è responsabile delle relazioni dell’UE con l’Asia e l’Oceania. La tenuta di riunioni congiunte fa sì che si tenga conto di tutte le opinioni prima che i documenti raggiungano il comitato politico e di sicurezza. Alle riunioni congiunte dei due gruppi di lavoro del Consiglio, la Commissione era rappresentata.

24 Europol, 2017 Serious and organised Crime Threat Assessment (Valutazione della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità), 2017.

25 La relazione sui progressi compiuti nella lotta alla tratta di esseri umani (2016) non contiene informazioni consolidate; le informazioni presentate si riferiscono a periodi diversi o non sono sufficientemente dettagliate.

26 Nel settembre 2016, la Commissione ha pubblicato uno Studio sul riesame completo dell’intervento tramite progetti di contrasto alla tratta di esseri umani. Detto studio si basava sul banca dati di cui sopra. Gli autori hanno incluso (pag. 2) una clausola di esclusione della responsabilità, in cui si afferma che, sebbene l’ufficio del coordinatore anti-tratta dell’UE abbia profuso ogni sforzo per fornire informazioni al contraente su tutti i progetti finanziati da tutti i servizi per l’intero periodo in esame, lo studio non può ritenersi una panoramica interamente esaustiva di tutti i progetti finanziati dalla Commissione europea nel campo della tratta di esseri umani e che la Commissione europea non garantisce l’esattezza dei dati inclusi nel presente studio.

27 Nel 2008, l’importo minimo della sovvenzione per il progetto in tema di tratta di esseri umani finanziato mediante l’EIDHR era di 50 000 euro. Nel 2015, conformemente a tale istruzione, era di 250 000 euro.

28 Conclusioni del Consiglio sulle relazioni UE-ASEAN, 22.6.2015.

29 La Convenzione rappresentava una risposta regionale a crescenti preoccupazioni in materia di tratta di esseri umani, in particolare le migliaia di rifugiati rohingya e di migranti bangladesi abbandonati al largo in barche sovraffollate, nonché la scoperta, al confine tra Malaysia e Thailandia, di fosse comuni che si pensa contengano principalmente Rohingya, vittime dei trafficanti di esseri umani.

30 Cambogia, Myanmar/Birmania, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam. La ratifica da parte delle Filippine, avvenuta il 6 febbraio 2017 dopo quella di altri cinque Stati, ha fatto entrare in vigore la Convenzione.

31 Redatto nel 2014 ma non aggiornato con regolarità.

32 Al febbraio 2017.

33 A tal fine, gli auditor della Corte hanno utilizzato criteri SMART/RACER comunemente accettati. «Obiettivi SMART» significa obiettivi specifici, misurabili, realizzabili, pertinenti e corredati di un termine (Specific, Measurable, Achievable, Relevant and Timely). «Indicatori RACER» significa indicatori pertinenti, accettati, credibili, semplici e solidi (Relevant, Accepted, Credible, Easy and Robust).

34 Per quanto concerne il tempo, una volta bandito un invito la Commissione non ha alcuna possibilità di incentivare i richiedenti a presentare proposte che affrontino una particolare questione, che siano indirizzate ad alcune tipologie di beneficiari o che perseguano determinati obiettivi. Sebbene la Commissione possa influenzare ed influenzi i potenziali richiedenti tramite la preparazione del capitolato d’oneri per ciascun invito, gli orientamenti non possono essere troppo specifici, pena la distorsione della natura concorrenziale del meccanismo.

35 Regionale3, EU-ASEAN Migration and Border Management II assieme all’Interpol.

36 I 23 progetti erano così ripartiti: 11 progetti presentavano debolezze in materia di obiettivi e indicatori, sei progetti presentavano debolezze solo in materia di indicatori e sei progetti presentavano debolezze solo in materia di obiettivi.

37 Gli obiettivi specifici, anch’essi non sufficientemente misurabili e specifici, consistevano nell’individuare i fattori che limitavano l’efficace applicazione delle due leggi e nello sviluppare le capacità dei portatori di interesse di sormontarli.

38 Per il progetto Cambogia1, lo scenario di riferimento elaborato non era abbastanza dettagliato. Per il progetto India2, i dati di riferimento non erano del tutto corrispondenti agli indicatori del progetto e sono divenuti disponibili troppo tardi per essere utili ai fini del progetto.

39 Progetti includenti una qualche forma di valutazione della verosimiglianza o dei rischi: Bangladesh1, Bangladesh2, Cambogia1, Cambogia4, Nepal1, Thailandia1 e Thailandia3.

40 I valutatori sono i membri della commissione di valutazione cui spetta valutare le proposte. Ciascuno di essi è nominato dalla Commissione. Per quanto riguarda i progetti del campione, i valutatori facevano parte del personale della Commissione.

41 Percentuale di mariti/membri della famiglia che hanno una relazione armoniosa con donne migranti a destinazione (negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Arabia Saudita); numero accresciuto di partner delle ONG (senza specificare l’aumento); ONG partner che intraprendono un maggior numero di azioni mirate in linea con la continuità della mobilità (senza specificare l’aumento); oppure percentuale delle vittime provenienti dai distretti del progetto che sono state riabilitate (senza specificare la percentuale).

42 Nel complesso, gli auditor della Corte hanno rilevato che in fase di concezione nove progetti includevano risultati che appaiono essere troppo ottimistici: Bangladesh1, Bangladesh6, Bangladesh8, Cambogia3, India1, India2, Regionale1, Thailandia4 e Thailandia6.

43 Il monitoraggio orientato ai risultati fornisce una sintetica immagine dell’attuazione di un intervento in un dato momento. Serve non solo come strumento di sostegno alla gestione progettuale, informando gli attori interessati circa la performance di uno specifico intervento, ma fornisce inoltre insegnamenti tratti per l’ulteriore programmazione, concezione e attuazione di interventi.

44 Tranne che in quattro casi, nei quali è stato necessario troppo tempo per trattare una richiesta di addendum, la natura del partner ha reso necessario attendere la pubblicazione di un «monitoraggio dei risultati» per ovviare a problemi noti; una modifica di partner intervenuta un mese dopo la firma del contratto è stata considerata una formalità; e non vi sono state reazioni all’assenza del gestore di un progetto per parecchi mesi.

45 Progetti Nepal3, Bangladesh1, Bangladesh2, Thailandia2, Vietnam1, India2, India3, Filippine2, Pakistan1 e Regionale2.

46 I dieci progetti sono: Filippine2, Bangladesh1, Bangladesh2, Indonesia1, India2, Cambogia3, Nepal2, Myanmar/Birmania1, India1 e Bangladesh4. Sette progetti sono ancora in corso d’attuazione. L’analisi effettuata è stata limitata a ciò che era stato completato.

47 Progetti per i quali vi è stato un significativo sottoutilizzo dei fondi: Thailandia2, Bangladesh1, India2, India3, Filippine2, Regionale1 e Regionale2. Progetti che hanno beneficiato di proroghe dei termini: India1, Nepal3, Pakistan1, Bangladesh2 e Vietnam3.

48 Il finanziamento UE accordato è ammontato a 1,7 milioni di euro, molto oltre la dimensione minima della sovvenzione di 500 000 euro. I risultati desiderati sono stati in larga misura ottenuti.

49 Il finanziamento UE accordato è ammontato a 470 902 euro, molto oltre la dimensione minima della sovvenzione di 300 000 euro. I risultati desiderati sono stati in larga misura ottenuti.

50 L’»esame periodico universale» è un processo unico nel suo genere, che comporta un’analisi della situazione dei diritti umani in tutti i 193 Stati membri dell’ONU.

51 L’Australia-Asia Program to Combat Trafficking in Persons (AATIP, 2013-2018), con una dotazione finanziaria di 50 milioni di dollari australiani, fornisce sostegno all’ASEAN e ad organismi regionali e nazionali, e cerca di ovviare alla mancanza di dati probatori fondati. US Aid ha recentemente avviato un progetto regionale relativo alla tratta di esseri umani che è concepito per far sì che l’interazione tra interventi massimizzi l’impatto atteso.

52 Regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che modifica i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1936/2001 e (CE) n. 601/2004 e che abroga i regolamenti (CE) n. 1093/94 e (CE) n. 1447/1999.

53 Cfr. allegato II.

54 Ci dovrebbe essere «un piano per la progressiva eliminazione di ogni assistenza esterna e per il passaggio di consegne di ogni responsabilità di gestione» (cfr. Commissione europea, Aid Delivery Methods: Volume 1 Project Cycle Management Guidelines, 2004, pag. 45).

EventoData
Adozione del piano di indagine (APM) / Inizio dell’audit15.3.2016
Trasmissione ufficiale del progetto di relazione alla Commissione (o ad altra entità sottoposta ad audit)16.3.2017
Adozione della relazione finale dopo la procedura del contraddittorio2.5.2017
Ricezione, in tutte le lingue, delle risposte ufficiali della Commissione (o di altra entità sottoposta ad audit)8.6.2017

Équipe di audit

Le relazioni speciali della Corte dei conti europea illustrano le risultanze dei controlli di gestione e degli audit di conformità su specifici settori di bilancio o temi di gestione. La Corte seleziona e pianifica detti compiti di audit in modo da massimizzarne l’impatto, tenendo conto dei rischi per la performance o la conformità, del livello delle entrate o delle spese, dei futuri sviluppi e dell’interesse pubblico e politico.

Il presente controllo di gestione è stato espletato dalla Sezione III – presieduta da Karel Pinxten, Membro della Corte – responsabile per l’audit nei settori di spesa concernenti le azioni esterne, la sicurezza e la giustizia. L’audit è stato diretto da Bettina Jakobsen, Membro della Corte, che nella preparazione della relazione è stata coadiuvata da: Katja Mattfolk, capo Gabinetto; Beatrix Lesiewicz, prima manager; Francisco Javier de Miguel Rodriguez, capo incarico; Kim Hublé, Alina Milasiute e Alexandre Tan, auditor; Kim Storup, attaché.

Da sinistra a destra: Katja Mattfolk, Alina Milasiute, Bettina Jakobsen, Kim Storup, Francisco Javier de Miguel Rodriguez, Alexandre Tan.

Per contattare la Corte

CORTE DEI CONTI EUROPEA
12, rue Alcide De Gasperi
1615 Luxembourg
LUXEMBOURG

Numerose altre informazioni sull’Unione europea sono disponibili su Internet consultando il portale Europa (http://europa.eu).

Il sostegno dell’UE alla lotta contro la tratta di esseri umani in Asia meridionale/sudorientale
(presentata in virtù dell’articolo 287, paragrafo 4, secondo comma, del TFUE)

Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, 2017

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